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martedì 25 aprile 2017

A Firenze il Comune è costretto a sospendere la costruzione del mega campeggio di Rovezzano

Comitato SAN SALVI CHI PUO'
www.firenzecomitatosansalvi.blogspot.com - comitatosansalvi@email.it
Cell: 328 7644679

A Firenze il Comune è costretto a sospendere la costruzione
del mega campeggio di Rovezzano


Con viva soddisfazione apprendiamo il blocco della costruzione del maxi Campeggio di Nave a Rovezzano.
Il Comune di Firenze ha emesso un'ordinanza di sospensione dei lavori mentre l'assessore Bettarini motiva l'atto per le presunte irregolarità commesse dai responsabili dei lavori.
Finalmente il Comune sembra essersi risvegliato dal sonno che con sempre maggiore frequenza intorpidisce i sensi dell'apparato amministrativo locale, annebbia le politiche e paralizza i dispositivi di controllo.
Malattia o insipienza politica e amministrativa delle giunte di centro sinistra che ormai, da troppi anni, hanno abbandonato la cura del bene comune?
Non è un caso essere arrivati alla sospensione dei lavori, che forse non andavano proprio autorizzati.
È da anni che i cittadini, il nostro Comitato San Salvi chi può, le opposizioni sia in Consiglio Comunale che in quello Regionale denunciano con vigore l'occupazione manu militari di un considerevole tratto della sponda destra dell'Arno, all'altezza del vecchio Mulino di San Michele a Rovezzano, per costruirvi questo maxi campeggio, vera e propria ipertrofica cittadella del turismo in riva d'Arno. Il campeggio è insostenibile sul piano ambientale, estremamente gravoso il suo carico urbanistico, molto pericoloso sotto l'aspetto del rischio idrogeologico.
Da anni il Comune è sollecitato a chiarire le motivazioni di queste concessioni, di queste scelte che si ritorcono, come al solito, contro gli interessi della collettività e che di fatto prevedono la privatizzazione di un tratto cospicuo dell'Arno, in corrispondenza del Lungarno Generale della Chiesa. Miserabili le compensazioni ottenute!
A chi giova tutto ciò?
I cittadini lo avevano capito fin dall'inizio, si sono subito sentiti danneggiati a tal punto che un giornale locale nel 2013 titolava "Abitanti infuriati: troppe incognite, vogliamo vedere il progetto", mentre il nostro comitato, sempre nello stesso anno, denunciava il conseguente consumo di suolo, la distruzione di una pregiata area Agricola e la compromissione del Parco dell'Arno e dei suoi affluenti.
Sfrontatamente indifferenti alle sollecitazioni provenienti dalla città, sia l'amministrazione Renzi (ricordate la storia farlocca del piano a volumi zero?) che l'amministrazione Nardella, hanno avallato il trasferimento del campeggio dal Piazzale Michelangelo a Rovezzano, moltiplicandone capienza e capacità ricettiva.
Il campeggio va così ad occupare una superficie di "7 ettari con 450 piazzole per tende, camper e roulotte, due piscine, ristorante con terrazza da 1.600 metri quadrati, campo da calcetto e pallavolo, un parcheggio auto da 200 posti, supermercato..." (La Repubblica del 18/3/2016).
Riteniamo che questa trasformazione urbanistica, estremamente pesante nella sua dimensione e nella sua concentrazione di funzioni, debba essere riconsiderata e rimessa in discussione non solo alla luce delle irregolarità amministrative che potrebbero emergere dalla "verifica di congruità" che il Comune vorrà predisporre, ma anche alla luce della richiesta di chiarezza che emerge con forza dalla città.

mercoledì 5 aprile 2017

[Associazione "Vivere in Valdisieve"] PRESENTATE LE OSSERVAZIONE SUL PROGETTO "PONTI DI VALLINA"




Spett.li:
Regione Toscana
Settore VIA – VAS – Opere pubbliche
Di interesse strategico regionale
Piazza dell'Unità Italiana, 1 – 50123 Firenze (Fi)

e p.c.
ANAS  S.p.A.
Direzione Progettazione e Realizzazione Lavori
Via Luigi Pianciani 16 – 00195 Roma (Rm)
ANAS  S.p.A.
Progettazione e realizzazione Lavori Ingegneria e
Sviluppo Rete Ambiente
Via Monzambano, 10 – 00185 Roma (Rm)
ANAS  S.p.A.
Ufficio per le espropriazioni del Compartimento per
la viabilità della Toscana
Viale di Mille, 36 – 50131 Firenze (Fi)

Autorità regionale per la garanzia e la promozione
della partecipazione via Cavour, 18 - 50129 Firenze (Fi)

Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio
per la città metropolitana di Firenze e per le
province di Pistoia e Prato
Palazzo Pitti, Piazza Pitti, 1 - 50125 Firenze (Fi)

Autorità di Bacino del Fiume Arno
Via de' Servi, 15 - 50122 Firenze (Fi)

Comune di Bagno a Ripoli
Settore Urbanistica, Edilizia e Lavori Pubblici
Piazza della Vittoria, 1 – 50012 Bagno a Ripoli (Fi)

Comune di Fiesole
Settore Urbanistica, Edilizia e Lavori Pubblici
Via Portigiani 24/27 - 50014 Fiesole (Fi)

Comune di Firenze
Settore Urbanistica, Edilizia e Lavori Pubblici
Piazza San Martino 2 - 50122 Firenze (Fi)

Direzione Nuove Infrastrutture e Mobilita'
Via Mannelli 119/i - 50132 Firenze (Fi)

Città Metropolitana di Firenze
Via Cavour 1 - 50129 Firenze (Fi)

Oggetto: OSSERVAZIONI CONGIUNTE ASSOCIAZIONE VALDISIEVE E ASSOCIAZIONE  "VIVERE IN VALDISIEVE" sul Progetto "S.S. 67 "Tosco-Romagnola". Variante dell'abitato di Vallina con realizzazione di due ponti sull'Arno e riclassificazione della S.P. 34" - Proponente ANAS  Spa.

I sottoscritti
Fernando Romussi, ......................................
In qualità di Presidente pro tempore dell'Associazione Valdisieve (CF: 94135290487),
con sede legale in Rufina, Loc. Selvapiana, 45 -50068- (FI);

Roberta Vigna, ...............................................
In qualità di Presidente pro tempore della "Associazione Vivere in Valdisieve "  (CF: 94178730840)
con sede legale c/c Avv. Duccio Sebastiani, Firenze in Viale E. Torricelli n. 15 – CAP-50125 (FI).

Osservano e trasmettono le seguenti OSSERVAZIONI:
1    -      PREMESSA:
Le nostre Associazioni si occupano ormai da molti anni di temi ambientali e agiscono in prevalenza nei territori della Valdisieve. In diverse occasioni abbiamo però contribuito con osservazioni e quanto altro ci era possibile fare, ad altre istanze anche fuori dal nostro territorio, purché sempre temi ambientali improntati alla tutela del territorio, del paesaggio e della salute.
La questione dei doppi ponti di Vallina, si raccorda bene ai nostri scopi statutari in quanto si tratta di una strada che si ricollega anche alla Valdisieve e quindi a tutto ciò che di migliorativo o peggiorativo ne possa scaturire. Se vogliamo è il precursore del prossimo progetto insensato del Bypass di Rufina, per certi versi similare al progetto in oggetto, che interessa di nuovo la SS67.
Ovviamente non ci possiamo esimere dall'esprimere anche in questa occasione, la cosa che più ci sta a cuore e cioè una mobilità sostenibile che affronti principalmente i disagi che i pendolari (ma non solo) vivono sulle loro spalle ogni giorno per non poter disporre di un efficiente trasporto pubblico locale (TPL).
Riteniamo infatti che prima di ogni altra NUOVA strada si debba investire nel TPL, rendendolo efficiente, moderno, economicamente vantaggioso, con corse più frequenti in modo che si possa attrarre sempre più persone al suo utilizzo, e nel fare ciò diminuire il numero delle auto da e verso la città per raggiungere i luoghi di lavoro o di studio.
Eventuali investimenti dovrebbero essere utilizzati per migliorare con Piccole Opere, le strade già presenti adeguandole dove possibile. Nelle quali adottare quelle strategie che mettano in sicurezza i pedoni, i ciclisti e gli automobilisti. Ovviamente se il grosso dei finanziamenti viene riversato su Grandi Opere, anche se riguardanti piccoli tratti in chilometri, rimarrà sempre meno da investire per tutto il resto.
A fine anno 2014 abbiamo organizzato a Pontassieve un convegno dal titolo: "CON IL TRENO SI PUO'". Promossa da Associazione "Vivere in Valdisieve e organizzata da: AMT - Associazione per gli studi sulla mobilità in Toscana, Legambiente Toscana, Università di Firenze – Unità di ricerca "Sostenibilità urbana progetti e ricerche" (Dipartimento di Architettura); con i contributi di: Francesco Alberti (Università Firenze), Fausto Ferruzza (Presidente Legambiente Toscana), Maria Rita Gisotti (Università Firenze), Tommaso Tiberti (Sindaco di Marradi), Giovanni Mantovani e Alessandro Fantechi (AMT Toscana), Massimiliano Pescini (delegato città Metropolitana)[1].
Un convegno che in estrema sintesi cercava di mettere in discussione il modello di investimenti per nuove opere infrastrutturali (in molti casi non necessarie, ma con il consumo di altro territorio), a discapito di altri tipi di investimenti che, come si evince dal titolo stesso, dovrebbero essere dirottati in modo massiccio su interventi per migliorare la mobilità su Ferro.
In un momento storico in cui Firenze è impegnata con i lavori per fare la Tramvia (di cui una linea è prevista anche su Bagno a Ripoli), ci si aspetterebbe maggiore coerenza su tutte le scelte di viabilità. Ci si aspetterebbero infatti investimenti volti a valorizzare i binari che già  collegano Firenze con i paesi che si trovano lungo la SS67 e SP34 (e non solo) attraverso la trasformazione dell'attuale servizio di trasporto pubblico locale (a servizio regionale) in una metropolitana di superficie, che potrebbe costituire un naturale prolungamento della tramvia. La ferrovia esistente, come rivelavamo nel convegno, si presta a collegare anche il Mugello attraverso l'"Anello Naturale" che si crea tra la Valdisieve-Borgo San Lorenzo-Firenze nei due sensi di marcia (via Faentina/via Pontassieve). Invece si investe in nuove strade, sempre più costose (anche per il loro mantenimento), che vanno ad intaccare  gli scorci di paesaggio più caratteristici che si trovano lungo i fiumi e che sono arrivati fino a noi grazie alle tutele che spesso sono scritte sulle carte, ma che vengono puntualmente aggirate o superate con le cosiddette COMPENSAZIONI.
Ci pare importante riportare un estratto del video dell'intervento del Prof. Alberti durante il convegno a Pontassieve[2] che dimostra quanto poco si sia fatto in questi anni per quella che noi definiamo una mobilità sostenibile su ferro invece che su gomma: "Abbiamo le infrastrutture[…] il sistema ferroviario, che abbiamo in gran parte ereditato dal passato, ricalca ancora esattamente le direttrici degli spostamenti dei cittadini (foto 1). L'infrastruttura c'è (foto 2). C'è il servizio? […] C'è un servizio regionale, che non è tra i peggiori a livello nazionale, […] non è un servizio metropolitano, semplicemente. E' un servizio regionale che funziona un po', in certe fasce orarie ecc. Proviamo ad immaginare se su questo sistema  circolassero dei mezzi (utilizzando quegli investimenti che vengono dirottati su altre risorse) con cadenzamenti regolari e con mezzi paragonabili a quelli delle Esmart Tedesche […]. Su questo tema si sta parlando da moltissimi anni […] dagli anni 70 che si parla di utilizzare le ferrovie esistenti per attivare dei servizi di tipo metropolitano. Un punto fermo apparentemente […] si era raggiunto alla fine degli anni 90 nell'ambito del pacchetto delle iniziative legate all'Alta Velocità Ferroviaria. E all'interno di questo pacchetto c'era già la prefigurazione del servizio ferroviario metropolitano per il nodo di Firenze con anche un abbozzo di quella che avrebbe potuto essere la mappa del servizio ferroviario (foto 3). […] Questa ipotesi di servizio era stata anche accompagnata da delle ipotesi di cadenzamento, che per la verità ad uno step iniziale non erano eccezionali. […] Ma il punto di rottura rispetto comunque ad un ragionamento che era stato portato avanti per molti anni, è dato dall'Accordo tra RFI, Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze del 3/9/2011. Che sostanzialmente […] dirotta delle risorse che erano già state previste nel pacchetto dell'AV per le fermate e i servizi metropolitani, ad altri interventi di mobilità. E la cosa abbastanza incredibile, leggendo questo documento, è l'ammissione di un vuoto di programmazione sul tema […], << si prende atto che la realizzazione del Servizio Ferroviario Metropolitano ad alta frequenza ed accessibilità>> era uno dei punti chiave dell'Accordo, dall'altra parte (2011) <<si prende atto che ad oggi non è stato ancora elaborata e condivisa nessuna ipotesi di "Servizio Ferroviario Metropolitano" coerente con i livelli di servizio attesi degli Enti sottoscrittori>>. Allora cosa si dice: non è stato fatto niente fino ora? Allora tolgo le risorse. Invece di dire mettiamo il turbo e cerchiamo di recuperare il tempo perduto, si tolgono le risorse e si mettono  su altri comparti. Il documento va avanti dicendo però che <<RFI (2011) si impegna a redigere entro 8 mesi uno studio di fattibilità nell'ambito del nodo ferroviario fiorentino […] che definisca in modo puntuale le caratteristiche del modello di servizio nonché una proposta del progetto orario>> […] A me risulta, è passato molto più di  8 mesi, che non c'è un'idea ancora di cosa fare per questo servizio ferroviario metropolitano (SFM)". […] A sancire che in realtà ormai questo SFM, che era uno degli elementi fondamentali della contrattazione tra RFI e Enti territoriali sul tema Alta Velocità (AV), sia andato un po' nel dimenticatoio, lo dimostra l'ultimo Piano Regionale Integrato delle Infrastrutture e della Mobilità (Le strategie del PRIIM-2014). Che quando parla degli interventi strategici per l'area fiorentina, parla soltanto delle tramvie extraurbane. Non cita tra gli interventi strategici il Servizio Ferroviario Metropolitano. Che fine ha fatto il SFM? Lo ritroviamo in un paragrafo, in cui si parla di opere  di interesse nazionale e regionale, e dice che << l'insieme degli interventi previsti nell'ambito del nodo di Firenze consentirà di utilizzare, oltre ai due nuovi binari sotterranei e la relativa stazione, le nuove fermate metropolitane>>. Come dire siamo ancora nell'aleatorietà più totale. Non c'è un programma. Sono passati gli 8 mesi. E addirittura si dice….quando…. entrerà in servizio…. forse.…. vediamo. […]".
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[2] Video Prof. Francesco Alberti, Dipartimento di Architettura Università di Firenze, coordinatore UdR "Sostenibilità urbana progetto e ricerca" https://youtu.be/rIVlDfhwyfk

Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 4/03/2017 07:25:00 PM

venerdì 31 marzo 2017

Presidio giornata della terra palestinese 1 aprile 2017

L'Associazione di Amicizia Italo Palestinese Onlus
Invita tutti al presidio per la commemorazione della
G i o r n a t a   d e l l a   T e r r a
Sabato 1 Aprile 2017
Ore 17:00
Piazza della Repubblica - Firenze




Il 30 Marzo è per i Palestinesi di tutto il mondo "Yum al-Ard", la "Giornata della Terra", celebrazione istituita per testimoniare e ricordare l'ingiustizia della confisca e della distruzione di gran parte dei territori della Palestina da parte del Governo Israeliano.

Questa ricorrenza è anche l'occasione per rievocare i tragici avvenimenti del 1976, quando i Palestinesi rimasti nel 1948 nelle loro terre occupate dall'esercito israeliano, dopo che la maggior parte della popolazione era stata espulsa, scesero in piazza per difendere il diritto alla loro terra che sarebbe stata espropriata a favore della componente ebraica.
Ventotto anni di occupazione erano stati, infatti, segnati da leggi repressive, coprifuoco, divieti di spostamento, confisca delle terre, distruzione di villaggi, divieto di espressione e di organizzazione: tutti tentativi di cancellare l'identità fisica, storica e culturale della terra palestinese.
Il 30 Marzo 1976, in tutte le zone arabe sotto il controllo di Israele, fu indetta una manifestazione per protestare contro gli espropri di terra, ma fu repressa nel sangue dalla polizia: sei palestinesi, tra cui una donna,  furono uccisi, ci furono decine e decine di feriti e centinaia di arresti.

Celebrare oggi, la Giornata della Terra, significa supportare il diritto legittimo alla resistenza del popolo palestinese contro l'espropriazione, la colonizzazione, l'occupazione e l'apartheid tuttora in corso sia in Israele che nei Territori Occupati della Palestina. Questo processo di confisca di terra non ha mai avuto fine e sta portando ad una totale "ebraicizzazione" di tutte le aree che, in territorio israeliano, sono abitate in prevalenza da cittadini Arabo-Palestinesi.

Fino  a che  il Governo Israeliano non cesserà di negare l'esistenza del popolo palestinese e del suo diritto a vivere nella propria terra e non sceglierà di imboccare realmente la strada del dialogo e della comprensione, noi ci schiereremo a favore del popolo palestinese e dei suoi legittimi diritti. Sosteniamo perciò la campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni -www.bdsitalia.org) come strumento di lotta contro la politica repressiva dello Stato di Israele e per protestare contro questo regime di apartheid, in solidarietà con il popolo palestinese.

giovedì 30 marzo 2017

domenica 26 marzo 2017

Geotermia e Valdera a Capannoli venerdì 24 marzo





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 Saluti  dal Comitato difensori della Toscana    
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Hai ricevuto questo messaggio perché sei iscritto alla mailing-list del Comitato Difensori Della Toscana
Per annullare l'iscrizione a questa mailing-list e non ricevere più i suoi messaggi, invia una email con oggetto "cancellami" a difensoridellatoscana@gmail.com

Il Governo Gentiloni cerca di snaturare la normativa sulla valutazione di impatto ambientale!

La direttiva n. 2014/52/UE ha integrato e modificato la direttiva n. 2011/92/UE sulla valutazione di impatto ambientale (qui il testo coordinato delle direttive sulla V.I.A.).

Portoscuso, zona industriale di Portovesme, impianti Alcoa
In seguito dovrà acquisire il parere delle Commissioni parlamentari competenti e il parere della Conferenza permanente Stato – Regioni – Province autonome.
Il testo proposto dal Governo Gentiloni rappresenta un salto indietro di trent'anni, con sensibili profili di incostituzionalità oltre a non costituire corretta attuazione degli obiettivi della nuova direttiva V.I.A.
Lo denunciamo a gran voce e faremo di tutto per evitare questo disastro ambientale e sociale annunciato.
Gruppo d'Intervento Giuridico onlus

GRANDI REGALI AI PETROLIERI NEL DECRETO PROPOSTO DAL GOVERNO A REGIONI E PARLAMENTO PER LA NUOVA V.I.A.
ESCAMOTAGE PER NON FAR SMONTARE PIATTAFORME E RELATIVI GASDOTTI E OLEODOTTI SOTTOMARINI A FINE VITA: VANTAGGIO DI CENTINAIA DI MILIONI DI EURO PER LE MULTINAZIONALI.

Prospezione in mare con airgun e coltivazione di idrocarburi in mare e a terra con produzione fino a 182.500 tonnellate di petrolio o 182,5 milioni di Mc di gas annua non faranno la V.I.A. obbligatoria.
Si deciderà caso per caso se andare a V.I.A. senza alcun contraddittorio con cittadini ed enti locali.
Associazioni, movimenti e comitati a regioni e Parlamentari: cambiare radicalmente il Decreto.


Balena (da National Geographic)
Il Governo ha trasformato la bozza di Decreto per il recepimento della nuova direttiva VIA comunitaria appena inviato in Parlamento in un mega-regalo per i petrolieri mettendo il bavaglio ai cittadini e agli enti locali su decine di progetti e permettendo di non smantellare le piattaforme e i relativi gasdotti e oleodotti in mare.
Infatti nella proposta governativa si nasconde una miriade di favori grandi e piccoli alle multinazionali. Alcuni di questi riguardano tutti i progetti, come la V.I.A. "in sanatoria", alla quale potranno accedere tutti, anche i petrolieri. Idem la norma pazzesca ed anticostituzionale secondo la quale i cantieri e le attività potranno continuare pure se si scopre che un'opera non ha fatto la V.I.A. oppure se un ente locale o un'associazione vince al TAR facendo decadere il parere favorevole.
Oggi però vogliamo concentrarci sui regali specificatamente inventati dal Governo a favore dei petrolieri.

Sarroch, impianti petrolchimico (da Google Earth)
In primo luogo all'Art.25, "Disposizioni attuative" si prevede un escamotage per evitare a fine produzione alle multinazionali di dover smontare le piattaforme oggi esistenti (o quelle ancora da costruire) nonchè gasdotti e oleodotti sottomarini a queste connessi. Infatti al comma 6 si prevede un Decreto del Ministro dello Sviluppo, di concerto con il Ministro dell'Ambiente, con semplice parere della Conferenza tra stato e regioni, con cui si prevedono le "linee guida per la dismissione mineraria o destinazione ad altri usi delle piattaforme per la coltivazione di idrocarburi in mare e delle infrastrutture connesse". Già immaginiamo i mille e fantasiosi usi che verranno proposti per queste strutture.
Un vantaggio di centinaia di milioni di euro, visto che ci sono decine di piattaforme da smantellare e centinaia di chilometri di tubazioni posate sul fondo marino da bonificare. Materiali che rilasciano sostanze nell'ambiente.
Veniamo ora alle procedure sui progetti petroliferi da approvare e al bavaglio previsto per cittadini ed enti locali su molteplici progetti, alcuni dei quali già in corso di autorizzazione con forte opposizione sul territorio.

Gallura, cantiere edile sulla costa
Attualmente il Testo Unico dell'Ambiente D.lgs.152/2006 prevede che tutte le attività del settore siano sottoposte direttamente a Valutazione di Impatto Ambientale, dalla prospezione in mare con la tecnica dell'airgun fino alla coltivazione dei giacimenti, passando per lo scavo dei pozzi, con una fase pubblica di 60 giorni per cittadini ed enti locali per depositare osservazioni. Sui progetti di airgun, ad esempio, ci sono sempre decine di osservazioni di enti e associazioni e un dibattito fortissimo. Proprio come deve avvenire in uno stato democratico avanzato!
Le direttive comunitarie sulla VIA che si sono succedute, compresa l'ultima, la 52/2014/UE, hanno previsto due liste di progetti. Quelli inseriti nella prima devono sempre fare da subito la V.I.A. completa. Per quelli inseriti nella seconda la Direttiva demanda allo Stato membro di decidere se fare direttamente la V.I.A. o effettuare prima una verifica di assoggettabilità a V.I.A. (screening) sulla base delle condizioni specifiche del proprio territorio e anche della sensibilità della popolazione sugli specifici temi. In Italia sulla questione petrolifera negli ultimi anni c'è stata una fortissima mobilitazione di enti e cittadini.

simulazione posa gasdotto (Studio Newton, Fano)
In un paese estremamente vulnerabile per i rischi ambientali, da quello sismico a quello idrogeologico, con problemi rilevanti per la qualità dell'aria e dell'acqua, con una densità di popolazione molta alta, beni artistici diffusi, in un territorio unico per le produzioni enogastronomiche, uno si aspetterebbe la massima cautela. Per una volta era accaduto! Infatti si è optato per un regime rigoroso e cautelativo, sottoponendo anche alcuni progetti della seconda lista, le prospezioni con airgun o esplosivi, e tutti i progetti di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, a V.I.A. diretta.
Oggi il Governo, modificando gli allegati del Testo Unico dell'Ambiente (art.22 della bozza di decreto), sceglie di abbassare le tutele invece di confermarle o aumentarle scegliendo per decine di progetti di fare prima lo screening, togliendo pure il contraddittorio con cittadini, associazioni ed enti locali.
Il mix delle nuove norme rischia infatti di essere micidiale.
Tutte le prospezioni, sia con airgun in mare sia con esplosivi, e i progetti petroliferi di coltivazione di giacimenti con produzione fino a 182.500 tonnellate di petrolio o 182 milioni di Mc di gas annua, cioè praticamente la gran parte di quelli del paese, invece di fare la V.I.A. come avviene oggi potranno partire con il semplice screening.

Masua, scarico di fanghi tossici in mare (1978)
Inoltre, mentre oggi per questo tipo di procedura il proponente deve depositare i documenti del progetto preliminare e uno studio preliminare ambientale, seguiti da una fase di 45 giorni per le osservazioni del pubblico, con il nuovo Decreto (Art.8 della bozza) scomparirà la fase delle osservazioni del pubblico e dovrà essere pubblicato esclusivamente lo Studio preliminare Ambientale (di solito alcune decine di generiche paginette) e non gli elaborati progettuali. Solo eventuali nuovi pozzi dovranno fare la V.I.A. diretta.
Esistono numerosi giacimenti in cui i pozzi sono stati scavati nel passato e vi è la procedura di V.I.A. in corso per la sola coltivazione. Ad esempio, a Comacchio, a S. Maria Nuova nelle Marche oppure a Bomba in Abruzzo. Non è che siccome i pozzi ci sono già non esistono più problemi ambientali potenziali derivanti dalla coltivazione del giacimento. Anzi! La fase estrattiva può avere effetti enormi in aree densamente abitate e delicate dal punto di vista ambientale (Comacchio è sito UNESCO!), dalla subsidenza alla sismicità indotta, passando per la modifica della qualità delle acque, alla gestione dei rifiuti prodotti. Le sole acque di produzione possono ammontare a milioni di mc. Ecco, le nuove procedure per questi progetti partiranno dal solo screening senza contraddittorio mentre le procedure di V.I.A. già in essere potranno essere pure riconvertite nel procedimento più favorevole!

macchia mediterranea, sole, mare
Il Decreto prevede l'obbligo di dare una risposta sulla necessità o meno della V.I.A. completa entro 60 giorni dal deposito. Quindi la decisione del Ministero dell'Ambiente potrà avvenire anche entro un'ora senza che nessun cittadino o ente locale possa avere anche solo il tempo per accorgersi del deposito del progetto. Una procedura totalmente illegittima in quanto la Convenzione di Aarhus, ratificata dall'Unione Europea e dall'Italia con la legge 108/2001, prevede che per tutti i progetti, anche non sottoposti a V.I.A., che possono avere impatti potenziali sull'ambiente, deve essere assicurata la possibilità e tempi congrui per il deposito di osservazioni da parte dei cittadini.

centrale eolica a mare


Ovviamente chiediamo alle Regioni che dovranno dare il parere alla Conferenza Stato-Regioni e ai parlamentari di aprire immediatamente un fronte con il Governo affinchè la tutela ambientale e sanitaria risponda a principi rigorosi con alti standard di qualità e non vi siano escamotage o giochi al ribasso assicurando il diritto dei cittadini e degli enti di partecipare alla definizione del futuro del proprio territorio.





sottoscrivono
Organizzazioni nazionali:
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA,
COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV,
ASSOCIAZIONE MEDITERRANEA PER LA NATURA ONLUS,
GRUPPO D'INTERVENTO GIURIDICO ONLUS,
RETE NAZIONALE NO GEOTERMIA ELETTRICA SPECULATIVA ED INQUINANTE,
ASSOCIAZIONE ANTIMAFIE RITA ATRIA,
PEACELINK,
NUOVO SENSO CIVICO ONLUS
ALTURA
Organizzazioni territoriali:
COMITATI AMBIENTALISTI LOMBARDIA,
COLLETTIVO ALTREMENTI VALLE PELIGNA,
LIPU ABRUZZO,
CAST (Comitato Ambiente Salute e Territorio),
ASSOCIAZIONE AMBIENTE E SALUTE NEL PICENO,
ABRUZZO BENI COMUNI,
COMITATI CITTADINI PER L'AMBIENTE DI SULMONA,
PESCARA PUNTO ZERO,
FORUM ABRUZZESE DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA,
STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE ONLUS,
COMITATO CONTRO LO STOCCAGGIO DI SAN MARTINO SULLA MARRUCINA,
COORDINAMENTO DEI COMITATI "NO ELETTRODOTTO VILLANOVA-GISSI-FOGGIA", COMITATO NO POWERCROP,
SALVIAMO L'ORSO,
CIRCOLO VALORIZZAZIONE TERRE PUBBLICHE,
COMITATO "LA DIFESA", COMITATO NO INCENERITORE VAL DI SANGRO,
SALVIAMO LA PIANA
ASSOCIAZIONE "I CITTADINI" – VILLAFRANCA TIRRENA. 

News_AA cave: canoni irrisori e impatti devastanti

In Italia troppe cave: canoni irrisori e impatti devastanti sull'ambiente

cava-675[di Luisiana Gaita su Il Fatto Quotidiano]

La Penisola conta oltre 4.700 cave attive e circa 14mila abbandonate. Dal 'Rapporto Cave' di Legambiente emergono incertezze sulle regole e un forte squilibrio tra quanto guadagnano i cavatori e i canoni di concessione. La sfida è ridurre l'impatto sul paesaggio e percorre la strada del riciclo: "Non è utopia pensare di avere più imprese e occupati".
In Italia si continua a scavare troppo e con impatti devastanti sull'ambiente. Dalle Alpi Apuane alle colline di Brescia, da Trapani a Trani. Malgrado la crisi, la Penisola conta oltre 4.700 cave attive e circa 14mila abbandonate. I canoni di concessione sono irrisori, rispetto a un fatturato da 3 miliardi di euro l'anno. In Valle D'Aosta, Basilicata e Sardegna si estrae gratis. Tanto è che nonostante il boom di export nei materiali, c'è sempre meno lavoro nel settore. La parola d'ordine è riciclo. Eppure in Italia la strada è ancora molto lunga, nonostante la spinta delle direttive europee.
È quanto emerge dal 'Rapporto Cave' di Legambiente, che dal 2009 effettua un monitoraggio delle attività estrattive. La sfida è quella di ridurre il prelievo di materiale e l'impatto delle cave sul paesaggio, dare nuova vita a quelle dismesse e percorrere la strada del riciclo degli aggregati, come è stato fatto in molti Paesi europei e in alcuni territori italiani. "Occorre promuovere una profonda innovazione nel settore – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – dove non è utopia pensare di avere più imprese e occupati nel settore, proprio puntando su tutela del territorio, riciclo dei materiali e un adeguamento dei canoni di concessione ai livelli degli altri Paesi europei".
I numeri del settore – Alla crisi del settore edilizio che ha caratterizzato gli ultimi anni ha fatto seguito una riduzione del 20,6% del numero di cave attive rispetto al 2010. Ogni anno si estraggono 53 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, materiali fondamentali nelle costruzioni, 22,1 milioni di metri cubi di calcare e oltre 5,8 milioni di metri cubi di pietre ornamentali. La Lombardia è la prima regione per quantità cavata di sabbia e ghiaia, con 19,5 milioni di metri cubi estratto. Seguono Puglia (con oltre 7 milioni), Piemonte (4,8 milioni), Veneto (4,1) ed Emilia-Romagna con circa 4 milioni circa. Per quanto riguarda le pietre ornamentali, le maggiori aree di prelievo sono Sicilia, provincia autonomia di Trento, Lazio e Toscana che insieme costituiscono il 53,4% del totale nazionale estratto. Le Regioni che invece cavano più calcare sono Molise, Lazio, Campania, Umbria, Toscana e Lombardia che singolarmente superano la quota di 1,5 milioni di metri cubi.
Le regole a macchia di leopardo: 9 regioni senza piano –"In nove regioni italiane – rileva il rapporto – non sono in vigore piani cava e le regole risultano quasi ovunque inadeguate a garantire tutela e recupero delle aree". Non c'è un piano in Veneto, Abruzzo, Molise, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Calabria, nella provincia di Bolzano, in Basilicata e in Piemonte (dove sono previsti piani provinciali), mentre nella maggior parte delle regioni sono inadeguati i vincoli di tutela e mancano obblighi di recupero contestuale delle aree. Per Legambiente "l'assenza dei piani è particolarmente preoccupante, perché si lascia tutto il potere decisionale in mano a chi concede l'autorizzazione in Regioni dove è forte il controllo da parte della criminalità organizzata".
Nessun equilibrio tra fatturato e canoni – A questa incertezza sulle regole, si aggiunge un altro problema. Il forte squilibrio tra quanto guadagnano i cavatori dalla vendita di inerti e pietre ornamentali e i canoni di concessione irrisori. In media nelle regioni italiane si paga il 2,3% del prezzo di vendita di sabbia e ghiaia: parliamo di 27,4 milioni a fronte di 1.051 milioni di volume d'affari. Ancora maggiori i guadagni per i materiali lapidei di pregio, dove sono in forte crescita il prelievo e l'esportazione (2 miliardi di euro nel 2015).  In diverse regioni addirittura si cava gratis. "Succede in Valle d'Aosta, Basilicata, Sardegna – racconta Legambiente – ma anche Lazio e Puglia dove si chiedono pochi centesimi di euro per cavare inerti". C'è da sottolineare che l'ultimo intervento normativo dello Stato nel settore è il regio decreto di Vittorio Emanuele III del 1927. "È evidente che senza un controllo dell'operato delle Regioni – sottolinea l'associazione – la situazione è insostenibile sia in termini di tutela del territorio, che di controllo della legalità e di riduzione del prelievo da cava". Ancor più perché le direttive europee prevedono che entro il 2020 il recupero dei materiali inerti dovrà raggiungere quota 70%.
La cattiva e la buona pratica – Nel Rapporto sono raccolte non solo storie da tutta Italia, che raccontano l'impatto sul paesaggio italiano, ma anche buone pratiche realizzate nella Penisola ed esempi virtuosi riguardanti la gestione dell'attività estrattiva e il recupero delle cave dismesse per creare parchi e ospitare attività turistiche, ma anche di cantieri dove si sono usati materiali provenienti dal riciclo invece che sabbia e ghiaia. Come è accaduto per alcune autostrade, ma anche per lo stadio della Juventus, nella cui realizzazione sono stati riutilizzati molti dei materiali che lo smantellamento del vecchio impianto ha prodotto. "La sfida per i materiali di pregio – spiega il rapporto – è di mantenere in Italia le lavorazioni, per le quali il tasso di occupazione è più alto". Per gli inerti, invece, l'obiettivo è spingere la filiera del riciclo, che garantisce almeno il 30% di occupati in più a parità di produzione. Per Legambiente sono tre gli step per rilanciare il settore. Il primo è quello di "rafforzare tutela del territorio e legalità attraverso una legge quadro nazionale che stabilisca le aree in cui l'attività di cava è vietata e obblighi il recupero contestuale delle aree e la valutazione di impatto ambientale". Secondo punto: stabilire un canone minimo nazionale per le concessioni di cava. "Se fossero applicati i canoni in vigore nel Regno Unito (20% del valore di mercato) – ricorda, infatti, Legambiente – si recupererebbero 545 milioni di euro all'anno di incassi per le Regioni". Dal primo 'Rapporto Cave' del 2009 si può stimare che siano state sottratti canoni per oltre 3,5 miliardi di euro. La terza strada da attuare è quella di "ridurre il prelievo da cava attraverso il recupero degli inerti provenienti dall'edilizia, per andare nella direzione prevista dalle direttive europee".
(Pubblicato il 14/02/2017)

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Comitato per la salvaguardia della Montagnola Senese CMS