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giovedì 24 dicembre 2015

STAZIONE SMN: UN COMMENTO




                                                                                                                                                    
                                                                       
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STAZIONE DI S.M.NOVELLA:
UN COMMENTO

Proprio mentre la cronaca ci informa dell'apertura di un nuovo 'tapas bar' progettato dallo studio Archea di Marco Casamonti al piano terra della Palazzina Reale della Stazione di Santa Maria Novella, con tanto di 'buttafuori', il nostro ultimo notiziario intitolato "Grandi Stazioni, grandi alterazioni" suscita qualche autorevole commento.
                                   Chissà che prima o poi non ne arrivi uno anche da parte della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici.



Sono perfettamente d'accordo con quanto scritto. La stazione di Santa Maria Novella, nonostante i proclami di conservazione e valorizzazione della Grandi Stazioni S.p.A., è stata vandalizzata con una lunga serie di interventi incongrui o addirittura dannosi. Il dipinto murale di Talani è uno dei casi. Al di là della qualità intrinseca del dipinto, che non mi sento di discutere, resta il fatto che la sua posizione è lesiva del concetto originario della galleria di testa, le cui pareti dovevano essere arricchite unicamente dalla sequenza di immagini fotografiche di località italiane e dalla segnaletica luminosa accuratamente studiata dal Gruppo Toscano. Quando il dipinto di Talani fu collocato in opera scrissi un biglietto all'allora soprintendente ai beni architettonici Paola Grifoni esprimendo la mia opinione in proposito, e mi fu risposto che il dipinto era stato collocato in via temporanea. Credo che sia giunto il momento di porlo in un'altra sede. Il dipinto di Talani, come è stato segnalato nella mail dei Comitati Cittadini, è solo un caso della cattiva gestione della stazione. Sono rimasto ad esempio sconcertato dal modo con cui sono stati fissati i montanti di una ringhiera in metallo al di sopra della copertura del patio che divide la palazzina reale dal binario 16. I montanti sono stati ancorati con bulloni che forano la muratura di rigiro del solaio, danneggiando la superficie esterna rivestita dal mosaico lapideo (senza neanche curare che le teste dei bulloni venissero poste in maniera regolare).

Credo che la vigilanza sui lavori all'edificio della stazione, sia quelli di manutenzione sia quelli che mirano ad adattarla alle esigenze odierne, debba essere operata con una attenzione molto maggiore rispetto a quanto si è fatto sinora, e che le scelte di maggiore impatto vadano fatte sulla scorta di una seria e reale consapevolezza storica.

Un cordiale saluto,



Gianluca Belli

Dipartimento di Architettura DiDA
Sezione di Storia dell'Architettura e della Città
Università degli Studi di Firenze





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lunedì 21 dicembre 2015

GRANDI STAZIONI, GRANDI ALTERAZIONI

            
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GRANDI STAZIONI

GRANDI ALTERAZIONI


Da almeno 4 anni le bande in vetro di Murano che ricoprivano i tubi fluorescenti delle pensiline della stazione di S. M. Novella sono scomparse. Anche altre "travi luminose" , elementi costituenti dell'edificio di Michelucci e del 'suo'Gruppo Toscano, soprattutto nei primi binari, sono mancanti o spente.
Sembra che il motivo della rimozione dei moduli di vetro opaco dalle pensiline sia il loro peso eccessivo per il quale rischierebbero di cadere.


  • Ma davvero gli elementi in vetro Venini, che erano al loro posto da decenni, hanno cominciato a cadere sulla testa dei viaggiatori ?
  • Perché invece di sostituirli non se ne consolida il supporto ?
  • Dove sono gli elementi rimossi ?
  • E' vero che li si vorrebbe sostituire con copie in policarbonato ?



Lo scorso 30 ottobre presso la Palazzina Reale in occasione della Conferenza promossa dalla Fondazione Michelucci per celebrare gli ottant'anni della Stazione, Claudia Conforti scomodava Brunelleschi per spiegare l'asciutta essenzialità dell'edificio e la sua incompatibilità con qualsiasi tipo di decorazione. Ma intanto l'affresco di Talani (imposto dall'allora ministro Matteoli) 'decora' un'estremità della galleria mentre prosegue l'incoerente ammucchiata di stendardi, disarmoniche insegne e distributori di alimenti e bevande che da anni deforma il senso di quello spazio e della piazza adiacente.




E' vero quanto afferma Grandi Stazioni S.p.A., società proprietaria di quel bene, che le stazioni ferroviarie hanno bisogno di tanta manutenzione, di tanti aggiornamenti impiantistici e che devono reggere l'urto di un traffico che è 100 volte superiore a quello esistente all'epoca del progetto.


E' vero che ci vogliono tanti soldi, che bisogna rispettare le leggi in materia e che occorrono tante cure perché il degrado è sempre dietro l'angolo. Non ci sfugge neanche il valore di alcuni interventi di riqualificazione, come la realizzazione della libreria Feltrinelli e l'estensione della galleria commerciale.



Ma non è affatto vero, come la società va dicendo, che siano stati rigidamente utilizzati, in questa lunghissima e inconclusa ristrutturazione, i materiali originali dell'edificio. Basti considerare l'eliminazione del grès ceramico rosso della pavimentazione esterna, sostituito da materiale grigio e dozzinale, che ha già cominciato ad assorbire ogni tipo di sporcizia.


Ci sono anche in tutto ciò le responsabilità del Comune di Firenze e della Soprintendenza, che hanno in consegna un testo esemplare del razionalismo italiano, frequentato (e amato) quanti altri mai dai fiorentini e dai toscani.
Sorvoliamo sul parcheggio da 70 posti moto e 35 (!) posti auto appena inaugurato, delimitato di notte da sgargianti neon verdi o rossi (sorvoliamo anche sulla politica dei trasporti e sui progetti per quell'area da parte della Municipalità).



Tralasciamo la discutibile (e sempre bigia) sistemazione della piazza antistante la famosa "cascata di vetro".




Non possiamo sorvolare invece sulla condizione vergognosa dell'ala mazzoniana cioè la pregiata sequenza architettonica che dalle Poste giunge fino al viale Belfiore, oggi trasformata in una specie di Pompei del Novecento toscano.



Che fine ha fatto ad esempio la copertura del muro in pietra forte che costeggia la rampa di via Alamanni ?
Chi si occupa più della condizione deprecabile in cui versa la Centrale termica, ormai unanimemente ritenuta uno dei capolavori degli anni Trenta ?
Il suo stato di abbandono prova oltre ogni dubbio la scarsa sensibilità e consapevolezza degli enti e società ai quali è affidata
la gestione e la conservazione del grande scalo fiorentino. 

Per tutte le domande qui poste restiamo in attesa di gentili risposte.

PerUnaltracittà - Così si salva lo shopping natalizio, ma non la salute dei fiorentini.

Comunicato stampa

perUnaltracittà - laboratorio politico

 

Smog: secondo l'amministrazione comunale non c'è nessun allarme in città.

Così si salva lo shopping natalizio, ma non la salute dei fiorentini.

 

E' incredibile che in tutte le città italiane ed europee ci sia l'allarme smog da settimane e si attuino misure di emergenza con blocchi del traffico, mentre a Firenze l'amministrazione comunale faccia finta di nulla e parli di miglioramento della qualità dell'aria! 

 

La salute dei fiorentini non sarà tutelata fino a quando il sindaco continuerà nel solo conteggio burocratico dei giorni di superamento del Pm10 delle centraline ridicolmente collocate nei giardini di Boboli e di viale Bassi, e fino a quando non si supera il quindicesimo giorno annualmente nelle centraline "di fondo" e con provvedimenti di scarsa efficacia perché riguardano solo la Ztl. 

 

Già nel 2011 perUnaltracittà propose e fece approvare in Consiglio Comunale una mozione, affinché le centraline fossero ricollocate in luoghi più rappresentativi dell'esposizione dei cittadini allo smog, perché era una presa di giro che l'esposizione all'inquinamento dei fiorentini fosse basato sulle centraline "di fondo" presenti nei giardini di Boboli e di viale Bassi! Adesso le centraline sono sempre lì, a Boboli e a Bassi, anzi negli anni sono scomparse le centraline di Sesto Fiorentino, di Calenzano e di Campi Bisenzio, sostituite da flessibili modelli matematici, a testimonianza della mancanza di volontà di monitorare in futuro i possibili nuovi insediamenti e infrastrutture: l'inceneritore, la nuova pista dell'aeroporto, la terza corsia autostradale su A11, il nuovo stadio, la nuova Mercafir. 

 

Addirittura siamo arrivati al paradosso che gli sforamenti della "nuova" centralina di Signa non contano per il 2015: sono troppi e obbligherebbero il sindaco a prendere i provvedimenti sulla ztl. E ci ha pensato una delibera regionale a rinviare ad anno prossimo la validità della centralina, tanto a gennaio si riparte da zero con i conteggi dei giorni di superamento: lo shopping è natalizio salvo ma non la salute dei fiorentini! 

 

Ed è sorprendente che da Palazzo Vecchio siano pochissime le voci che si alzano contro l'inesistente politica antismog dell'amministrazione comunale.

venerdì 18 dicembre 2015

Aeroporto per prassi consolidata

Eddyburg

Per prassi consolidata

di PAOLO BALDESCHI   18 Dicembre 2015
Emendamento “mascalzone” quello per l’aeroporto di Firenze: , ma forse è meglio definirlo “criminale”. Si tratta ... (continua la lettura)


Emendamento “mascalzone” quello per l’aeroporto di Firenze: ma forse è meglio definirlo “criminale”. Si tratta di un emendamento presentato dai relatori della Legge di Stabilità, Melilli (Pd) e Tancredi (Ncd), volto a spianare la strada al progetto del nuovo aeroporto di Firenze. Mascalzone, perché manipolare le leggi per favorire un progetto o un intervento in corso, cambiare le regole durante il gioco, è profondamente antidemocratico. “Criminale”, perché qui non si tratta di una bretella stradale o di una linea ferroviaria (ciò che sarebbe già grave); qui si tratta di un aeroporto situato a tre chilometri dal centro di Firenze, in una zona densamente popolata, ad alto rischio idraulico, dove è insediato il polo scientifico universitario e dove si vuole costruire un nuovo inceneritore il cui inquinamento si sommerà a quello dell’aeroporto; e dove sono presenti centri commerciali, autostrade, linee ferroviarie e ogni sorta di infrastrutture. Un progetto che secondo l’Università di Firenze non valuta adeguatamente il rischio di catastrofe aerea: si gioca con la vita delle persone.

Cosa contiene l’emendamento? Una norma retroattiva, valida per tutti gli aeroporti, ma cucita per quello fiorentino, per cui “i piani di sviluppo aeroportuale degli aeroporti finanziati o cofinanziati dallo Stato, considerati aeroporti di interesse nazionale, sono redatti, anche ai fini della Valutazione di Impatto Ambientale, con il grado di definizione degli interventi previsto a carico del soggetto proponente (e non più sul progetto definitivo come prescrive la Legge 152/2006 vigente)”. Si applica, cioè, surrettiziamente la criminogena “Legge Obbiettivo” e di fatto si svuota la Via, perché condotta su uno studio approssimativo, incompleto e sviluppato a piacere del proponente. Ma non basta: per sbarazzarsi del fastidio di dovere decidere come e dove trattare 3 milioni di tonnellate di terre inquinate, il piano di smaltimento delle terre di scavo viene sottratto alla Via e rimandato a una qualche fase successiva. Infine, il parere favorevole della Regione, (bypassando la Conferenza di servizi) “comprende e assorbe a tutti gli effetti la verifica di conformità urbanistica e paesaggistica delle singole opere inserite negli stessi piani, e comporta variante di tutti gli strumenti della pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistica comunque denominati e da qualunque ente approvati”. Emendamento palesemente anticostituzionale, ma cosa importa; l’importante è piazzare il colpo, poi con la Consulta si vedrà (tra qualche anno).

L’emendamento è stato ritirato nell’arco di dodici ore per le combattive opposizioni parlamentari e per la mobilitazione contraria di associazioni ambientaliste e amministrazioni locali, cui si si sono aggiunti alcuni esponenti del Pd e perfino il sindacato Cgil. Un ritiro che non è dato di sapere se dipenda dalla pessima qualità giuridica dell’emendamento o dal fatto che lo si voglia ripresentare, magari in forme meno eversive, in qualche ‘veicolo’ più veloce della Legge di Stabilità.
Rimane tuttavia un fatto che non può essere cancellato da un ripensamento non si sa quanto convinto: l’attuale governo (perché non si può pensare a un’iniziativa non programmata, per quanto mal condotta) supera di gran lunga per spregiudicatezza e favoreggiamento degli interessi privati quello di Berlusconi. 

Con un’ultima notazione: il giornale La Repubblica, nell’edizione fiorentina fin dall’inizio schierato senza se e senza ma a favore dell’aeroporto, ha ripetutamente argomentato a favore dell’emendamento con la motivazione che, in fondo, questo traduceva in legge una “prassi consolidata”; attestando così che dal 2008 ad oggi i progetti degli aeroporti sono stati approvati in violazione della legge tuttora vigente. In attesa, seguendo questa linea di ragionamento, di un emendamento che legalizzi la compravendita e la corruzione politica. Per prassi consolidata.

giovedì 17 dicembre 2015

NOI TIREREMMO DIRITTO




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NOI TIREREM(M)O DIRITTO



Alle 7 del mattino del 15 dicembre il Governo ha ritirato in commissione parlamentare l' emendamento alla Legge di stabilità 2016 che avrebbe escluso tutte le nuove  strutture aeroportuali italiane dalla valutazione di impatto ambientale. Tentando il colpo di mano i relatori di maggioranza avevano presentato modifiche sostanziali alle norme in materia ambientale, al regolamento che disciplina l'utilizzazione delle terre e rocce di scavo e alle procedure per la valutazione di impatto ambientale. In contrasto con le norme comunitarie i piani di sviluppo degli aeroporti avrebbero assorbito la verifica di conformità urbanistica e paesaggistica e, nel caso in cui le Regioni non avessero espresso tale parere, avrebbe deciso il Consiglio dei Ministri d'intesa con la Regione.

La manovra è stata sventata (per adesso) grazie alla ferma denuncia di tutte le opposizioni presenti in Parlamento, dal Movimento Cinquestelle ad Alternativa Libera-Possibile fino a Forza Italia. A livello locale una denuncia immediata è stata fatta dai comitati della Piana, dalle principali associazioni ambientaliste e dall' opposizione nel Consiglio comunale di Firenze.
La questione dell'ampliamento dell'Aeroporto di Firenze diventa un caso nazionale. Infatti l'emendamento voluto da Renzi, ennesimo favore fatto a Carrai per accelerare l'approvazione del progetto, avrebbe riguardato tutti gli aeroporti italiani e sicuramente provocato una procedura d'infrazione europea.
Il governatore Rossi però, commentando la vicenda non aveva mostrato incertezze: "Andiamo avanti sulla nostra strada che è quella di dire sì all'aeroporto".
Rossi non aveva precedentemente esitato a disattendere un atto di pianificazione della Regione e il parere dei propri tecnici, lasciando che su un Piano di sviluppo inficiato da molteplici irregolarità fosse il Ministero dell'Ambiente a decidere.
Come non ricordare che tre mesi dopo l'ascesa di Renzi alla Presidenza del Consiglio nel 2014, la Regione Toscana aveva venduto, in conflitto con lo stesso Comune di Pisa, le sue quote in SAT (la società dell'aeroporto pisano) per favorire l'ascesa di Corporacion America e permettere la nascita di Toscana Aeroporti  S.p.A. Seguì nel maggio del 2015 la rielezione di Rossi a Presidente della Regione.

 Restano naturalmente tutte le domande rivolte al governatore della Toscana in una lettera che le principali associazioni ambientaliste gli avevano indirizzato e che, condividendole pienamente, qui riproponiamo.

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  Gentile Presidente Enrico Rossi,



come Lei sa, l'Università di Firenze e gli uffici tecnici della Regione hanno avanzato molte riserve sul progetto del nuovo aeroporto di Firenze, attualmente proposto a valutazione d'impatto ambientale da ENAC e Toscana Aeroporti. Le Associazioni firmatarie di questa lettera si rivolgono a Lei in qualità di governatore della Regione Toscana e quindi di garante della salute e della sicurezza dei cittadini, affinché chiarisca i punti più controversi del progetto e rassicuri gli abitanti della Piana, sul fatto che, una volta realizzato, l'aeroporto non peggiorerà le loro condizioni di vita. Le rivolgiamo, perciò, alcune domande, fiduciosi in una Sua risposta.



1.    Il progetto sottoposto a VIA è un Master Plan e non un progetto definitivo, come vuole la legge. La Regione Toscana accetterà questo strappo alle regole o chiederà al Proponente di rispettare quanto prescrive il Codice dell'ambiente?

2.    La pista del nuovo aeroporto sarà di 2000 metri, come stabilito nel Piano di indirizzo territoriale, o di 2400 metri come richiesto dal Proponente?

3.    La Regione Toscana si è impegnata ufficialmente a promuovere un Dibattito Pubblico sull'aeroporto, ma finora non ha rispettato il suo impegno. Lei si adopererà affinché possa finalmente svolgersi questo processo partecipativo?

4.    Secondo il parere tecnico degli uffici regionali, il rifacimento del Fosso Reale e dell'intero sistema idrografico della bonifica comporterà un rischio idraulico non adeguatamente calcolato. Saranno richiesti al Proponente studi più approfonditi?

5.    Nonostante il Proponente abbia affermato che la nuova pista sarà esclusivamente monodirezionale verso ovest, nel Master Plan questa risulta prevalentemente monodirezionale, con una percentuale non trascurabile di atterraggi e decolli in direzione di Firenze, il cui centro storico è patrimonio Unesco. Lei può dire qualcosa di definitivo in proposito?

6.    Il Proponente dice che col nuovo scalo inquinamento atmosferico e acustico diminuiranno, ma ciò appare incongruente rispetto alla previsione d'incremento dei voli e della dimensione degli aerei. La Regione intende fare chiarezza su questo punto?

7.    Il nuovo scalo non interferirà solo sul reticolo idrografico discendente da Monte Morello, ma anche sulla viabilità Nord/Sud della Piana, decretando ad esempio la cancellazione di via dell'Osmannoro: sono state adeguatamente valutate le conseguenze (funzionali, sociali, economiche) sul sistema della mobilità metropolitana?



Tommaso Addabbo, WWF Toscana

Paolo Baldeschi, Coordinatore della Rete dei comitati per la difesa del territorio

Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana

Sibilla della Gherardesca, Presidente Fai Toscana

Maria Rita Signorini, Presidente Italia Nostra Toscana

domenica 13 dicembre 2015

COP21 - l'accordo di Parigi non ci salverà dal Climate Change

di Marica Di Pierri

12/12/2015 22:27      
L'accordo si definisce vincolante ma non prevede meccanismi di sanzione. E per gli obiettivi che proclama prevede impegni del tutto insufficienti

PARIGI - L'accordo globale per la lotta al Cambiamento Climatico siglato oggi a Parigi non curerà la malattia del pianeta. Mentre media e capi di Stato parlano di "enorme successo" e del compimento di un passo decisivo contro il riscaldamento globale e il Big business - ossia le grandi imprese mondiali - saluta quello che definisce uno "storico accordo", scienziati e attivisti sono impegnati a denunciarne limiti di merito e di metodo.

Che le grandi compagnie private siano felici non è mai un buon segno. In ogni caso l'accordo presenta nella forma alcuni punti ambiziosi: si definisce vincolante e ambisce a stabilizzare l'aumento della temperatura al di sotto dei 2°C "compiendo gli sforzi possibili per raggiungere gli 1,5°C" (art.2). Sin qui tutto bene: ma a invalidare ogni possibilità di efficacia concorrono alcuni elementi che non è possibile ignorare.

Al di la degli indirizzi generali contenuti nel testo presentato stamani, il cuore della strategia di riduzione è contenuto degli Indc, gli impegni specifici dei singoli paesi. Tali impegni, calcolati complessivamente, sono completamente insufficienti a garantire il raggiungimento dell'ambizioso obiettivo. La revisione degli accordi si farà ogni 5 anni, prima verifica prevista nel 2023. Anche se tutti i paesi facessero la loro parte - cosa non scontata, visto che mancano ad oggi concreti strumenti di controllo e sanzione - la temperatura salirebbe comunque sopra i 3°.

Esperti del Tyndall Centre for Climate Change Research (Inghilterra), del Center for International Climate and Environmental Research di Oslo, del Potsdam Institute tedesco e di altri istituti di Svezia e Austria avvertono che così com'è l'accordo non basta: non si prevede un anno specifico per il picco emissivo, ma occorre ridurre di almeno il 70% le emissione entro metà del secolo sui livelli del 2010 e per farlo dovremmo iniziare a ridurre adesso, immediatamente, e non nel 2020, quando entrerà in vigore l'accordo. Con queste premesse il riferimento vaghissimo alla "neutralità delle emissioni" da raggiungere senza fretta, la seconda metà del secolo, è poco più di una formula di rito.

La verità è che mentre eravamo tutti concentrati sui dettagli dell'accordo, abbiamo perso di vista il punto di fondo: la sostanziale mancanza di una volontà politica condivisa per agire drasticamente ed immediatamente che vuol dire abbandonare i fossili, tagliare i sussidi, convertire il modello produttivo attraverso una transizione giusta per i lavoratori e indispensabile per il pianeta. La Cina, mentre i cittadini di Pechino soffocano sotto una coltre di smog con concentrazioni di particelle sottili che ha superato di oltre 30 volte la soglia di allarme dell'OMS, annuncia che inizierà a ridurre solo dal 2030. L'India non ha alcuna intenzione di rinunciare al carbone. L'Italia dice di sposare, per voce del Ministro Galletti, l'obiettivo del 1,5° e intanto impone dall'alto progetti estrattivi e infrastrutture energetiche lungo tutta la penisola, in terra e in mare. Sono solo alcuni esempi delle contraddizioni che si annidano tra proclami e politiche energetiche, tra ambizione e impegno.

Nel testo di 31 pagine votato a Parigi neppure una volta vengono nominati i termini "petrolio", "carbone" o "combustibili fossili". Neppure un cenno alla necessità di tagliare i 5.300 miliardi di dollari l'anno di sussidi ai combustibili fossili. Aviazione civile e trasporto marittimo, che rappresentano il 10% delle emissioni, sono fuori dall'accordo. Si parla di trasferimento di tecnologie ma non si mette mai in discussione del diritto di proprietà intellettuale. Il meccanismo Loss&Damage, per sostenere le popolazioni piu vulnerabili per le perdite subite a causa del cambiamento climatico, non è definito nel sistema di indennizzi. La conferma del meccanismo dei Redd+ mette in pericolo l'obiettivo di sviluppo sostenibile della deforestazione zero entro il 2020. Si ribadisce, a livello di finanziamento, l'impegno per 100 miliardi l'anno da qui al 2020, cui i paesi in via di sviluppo (India e Cina comprese) potranno contribuire su base volontaria, anche se dal 2010 - anno in cui il Fondo Verde per il Clima è stato istituito - solo il 10% delle promesse di erogazione sono state mantenute.

In definitiva i governi - e di conseguenza i negoziatori - non hanno avuto il coraggio di inchiodare alle loro responsabilità le grandi imprese, e chiedere loro di pagare per i danni provocati e per finanziare una transizione climaticamente sostenibile.

La cosa peggiore è che si grida al successo mentre la barca affonda. Mentre la scienza dice che non c'è più tempo, l'Oim avverte che a causa del clima ci saranno 250milioni di profughi ambientali nel 2050, il FMI ribadisce che il cambiamento climatico è una minaccia anche per la stabilità dei mercati, i capi di stato brindano per un accordo che entrerà in vigore non ora, ma tra 5 anni. Con il tempo potrebbe essere scaduto.

Per protestare contro l'accordo diverse mobilitazioni hanno attraversato oggi la blindatissima città di Parigi. Durante la mattinata oltre 3.000 persone hanno partecipato all'azione che ha prodotto sul satellite l'enorme scritta Climate Justice Peace.

Alle 12.00 15.000 attivisti hanno sfidato il divieto della prefettura e composto una enorme linea rossa sulla Rue della Grande Armèe, vicino all'Arco del Trionfo, zona piena di ambasciate, per ribadire che la linea rossa del cambiamento climatico, ovvero il punto di non ritorno, non va oltrepassato per nessuna ragione.

Alle 14.000 oltre 20.000 si sono ritrovate al Champs de Mars, molte le quali sono arrivate dall'Acro di Trionfo, improvvisando un corteo non autorizzato. Sotto la Torre Eiffel si è formata una enorme catena umana. Dal palco, e durante i lavori delle organizzazioni sociali che per tutte e due le settimane hanno discusso parallelamente al vertice, si è parlato della necessità di rilanciare la vertenza globale per la giustizia climatica affinché a cambiare alla fine sia "il sistema, non il clima".

È chiaro che timidi correttivi non saranno sufficienti, e che serve invece una alternativa radicale. Per questo è molto importante che dopo Parigi l'impegno si sposti sui fronti di vertenza nazionale, contro ogni singolo impatto contaminante. Dalle infrastrutture energetiche ai nuovi campi petroliferi, al fracking, alle sabbie bituminose, alle centrali al carbone, all'incenerimento di rifiuti, alla cementificazione. Dopo le giornate di Parigi c'è bisogno di tornare ciascuno a casa e di cominciare a tessere la rete della battaglia contro la distruzione del pianeta. In Italia come negli Usa, in Nigeria, in Canada, in India e in ogni altro paese del mondo, c'è da costruire un quadro globale radicalmente alternativo fatto di migliaia di lotte territoriali.

Perché per vincere la guerra, e quella contro il cambiamento climatico lo è, bisogna vincere ogni battaglia possibile.

mercoledì 9 dicembre 2015

QUESTO AEROPORTO S'HA DA FARE




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QUESTO AEROPORTO
S'HA DA FARE




Per farsi un'idea più precisa sulla cosiddetta "riqualificazione" dell'Aeroporto Vespucci di Firenze, oltre il sensazionalismo, i silenzi dei media e la propaganda della potente lobby che la sostiene si dovrebbe leggere un documento di circa 140 pagine inviato dall'Università degli studi di Firenze al Ministero dell'Ambiente agli inizi di novembre, per integrare, nell'ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, le precedenti osservazioni fatte al Master Plan di Toscana Aeroporti S.p.A. (di cui è Presidente Marco Carrai).  Ma per una sintesi efficace degli argomenti contro un progetto tanto devastante quanto velleitario, è sufficiente leggerne le considerazioni di carattere generale e le conclusioni.


Indipendentemente dalle procedure formali – si dice - qualsiasi opera avente impatto ambientale deve rispettare la pianificazione generale attuata per il territorio che dovrà ospitarla, e quindi "… lo stesso progetto non può sottrarsi all'osservanza delle prescrizioni del Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana e …  in sede di VIA, non può che darsi parere negativo qualora le soluzioni tecniche prospettate contravvengano all'equilibrio dei fattori naturalistici, paesaggistici, antropici, architettonici, culturali ed economici quale definito in sede di PIT e di correlata VAS (Valutazione Ambientale Strategica). L'eventuale atto permissivo alla realizzazione del progetto dovrebbe pertanto essere ritenuto illegittimo per contrasto con gli atti di pianificazione generale


In mancanza di un'analoga presa di posizione dei vertici della Regione Toscana, che contraddicono un proprio atto di pianificazione e ignorano il parere negativo espresso rispetto a quel Master plan dal proprio Nucleo Tecnico di Valutazione, l'Ateneo fiorentino invita il Ministero dell'Ambiente a dare parere negativo nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale al progetto di qualificazione dell'aeroporto "A. Vespucci" di Firenze per gli evidenti profili di illegittimità che vi si riscontrano.

 Ulteriori considerazioni generali riguardano l'assenza di valutazione dei piani di rischio di catastrofe aerea per aree densamente popolate e del rischio "bird strike" (impatto con volatili) in presenza, come in questo caso, di aree naturalistiche a ridosso delle rotte. Soprattutto si sottolinea l'assenza di un serio studio aeronautico che permetta di valutare la fattibilità tecnica della nuova pista.

 Per il resto delle 62 nuove osservazioni e dei 5 allegati tecnici che si riferiscono alla relazione e alle controdeduzioni del proponente diamo qui una parziale sintesi:
      
  • nuova pista di atterraggio parallela all'autostrada in contrasto con le norme internazionali per la costruzione degli aeroporti (ICAO) perché orientata  perpendicolarmente ai venti prevalenti. 
  • discutibili criteri di calcolo del coefficiente di utilizzazione della pista (CU)
  • affermazioni contraddittorie riguardanti la sua monodirezionalità e conseguente sottovalutazione del sorvolo del Centro storico di Firenze
  • forti fattori di inquinamento acustico e atmosferico
  • calcoli alterati riguardo al rischio idrogeologico in relazione alla deviazione del Fosso Reale e alla ricostruzione di tutto il sistema idrografico della Piana
  • soluzioni in contrasto con la normativa per il sottopassaggio dell'autostrada A11 da parte dello stesso Fosso Reale
  • ecc.
Il documento non manca di ricordare il conflitto di interessi rappresentato da ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile), proponente della procedura di VIA e autorità competente su questioni di impatto ambientale. In ogni caso la quantità di evidenti illegittimità è tale da aver indotto l'Ateneo ad impugnare quell'Atto con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, tuttora pendente.

Come ha giustamente affermato Paolo Baldeschi in occasione della Conferenza organizzata lo scorso 4 dicembre dal Movimento Cinquestelle in Regione "Altro che nuova pista! Qui si tratta del completo rifacimento del territorio della Piana".

 Ma perché allora si vuol procedere con un'opera che presenta così evidenti profili di illegittimità e una probabilità di fattibilità molto bassa ? Certo per i tanti motivi per cui in Italia si promuovono le grandi opere pubbliche (bassi investimenti da parte del privato, alti finanziamenti pubblici). Ma anche, forse, per il motivo ricordato dal vice presidente della Camera Luigi Di Maio, intervenuto con forza in quel Convegno: un favore fatto da Renzi a Corporacion America e ad Alha Group, titolare dei servizi cargo in quell'aeroporto, per i finanziamenti ricevuti insieme ad altre società (tra cui la British American Tobacco) dalla Fondazione Open (della quale Carrai è uno dei consiglieri) in occasione della campagna elettorale dell'ex Sindaco di Firenze. L'accusa il giorno dopo ha prodotto  qualche reazione sui media, insieme a fulminee minacce di denuncia per Di Maio. Poi è calata una cortina di silenzio.
Speriamo che la Commissione VIA del Ministero dell'Ambiente nell'esprimere il suo parere tecnico sul Master plan non trascuri questi altri elementi "ambientali".
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