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lunedì 6 ottobre 2014

ITALIA NOSTRA: OsservazionI al "Piano di Indirizzo Territoriale (PIT)" con valenza di Piano Paesaggistico

 

 

Al Presidente

del Consiglio Regionale della Toscana

Via Cavour, 2

50129 Firenze

 

OGGETTO: Osservazione al “Piano di Indirizzo Territoriale (PIT)” con valenza di Piano Paesaggistico. (Adottato con DCR n° 58 del 2 luglio 2014).

 

Mariarita Signorini,  in qualità di vice Presidente della sezione di Firenze di Italia Nostra e Consigliere nazionale  e Fulvio Batacchi, Presidente della sezione Italia Nostra di Prato  pongono all'attenzione sua e del Consiglio da lei presieduto le seguenti Osservazioni e proposte di modifica al “Piano di Indirizzo Territoriale” con valenza di Piano Paesaggistico adottato con DCR n° 58 del 2 luglio 2014.

 

Firenze, 3 ottobre  2014  

Osservazioni al P.I.T.

Ambito Piana FI-PO-PT   N°6  Invarianti strutturali n°3

 

Partendo dalla descrizione qui sotto riportata che nel PIT si fa di questo ambito,  si comprende subito quanta importanza abbia avuto nel corso della storia il reticolo idraulico dell’area in oggetto e di quanto tempo sia occorso per riuscire a trovare un equilibrio positivo tra antropizzazione del territorio e drenaggio dei suoli.

 

“p.25 (3.1)  …Gli insediamenti della pianura centrale derivano invece dalla progressiva bonifica idraulica, iniziata almeno in epoca romana e ancora in corso. In questo contesto s’ inserisce lo sviluppo di Firenze, legato alla prima maturazione dell’Arno verso l’alveo monocursale e quindi agli interventi umani che hanno forzato questa evoluzione…Il resto della pianura, fortemente edificato, è sempre stato condizionato dai problemi di drenaggio dei suoli…”

 

Il paragrafo sottostante bene evidenzia come oggi questo equilibrio sia precario.

 

“pag.29 (3.1) Dinamiche di trasformazione d’ambito e Criticità La pressione insediativa rappresenta il principale fattore di criticità per le aree di pianura dell’ambito. Il paesaggio idraulico ridisegnato dall’uomo richiede la costante opera di manutenzione e adattamento ai nuovi insediamenti. Accentuando la naturale tendenza alla forma pensile dei corsi d’acqua a forte carico solido, l’artificializzazione ha comportato l’aumento del rischio idraulico che, in buona parte dell’area, si attesta su valori elevati anche per la tendenza al riempimento degli alvei, conseguenza dell’arginamento. L’urbanizzazione, con l’aumento della superficie impermeabilizzata e degli impedimenti al deflusso delle acque di piena, causa un aumento del rischio, sia in termini di volumi d’acqua potenzialmente esondati sia in termini di crescente esposizione di beni e vite umane.”

 

Come descritto qui sotto il PIT dà precisi indirizzi per attuare politiche per il mantenimento di un equilibrio accettabile in un area così fortemente antropizzata…

 

“Pag.29 (3.1) Indirizzi per le politiche

Indirizzi per le politiche L’ambito è, con grafica evidenza, un sistema integrato montagna – pianura, dove la tutela dei beni territoriali e paesaggistici deve essere affrontata in forma integrata, in particolare per quanto riguarda le risorse idriche e i sistemi idrologici…

…Le aree della pianura necessitano, in virtù della loro condizione di territorio interamente modellato dall’uomo e dell’estensione dell’insediamento, della costante manutenzione e aggiornamento del sistema idraulico, anche in relazione ai dubbi che legittimamente si allargano sulla stabilità dei tempi di ritorno. Per alleggerire il carico di questa necessaria manutenzione è necessario:

• limitare il, già elevato, grado di impermeabilizzazione del suolo, se necessario orientando le opere verso le aree che meno contribuiscono alla moderazione degli eventi idrogeologici.”

 

E’ quindi, sempre secondo il PIT, indispensabile agire sul limitare il consumo di suolo indicando anche nello specifico le infrastrutture che hanno determinato e determineranno le criticità. 

 

“Pag.31 (3.2) Ai processi di abbandono e di rinaturalizzazione delle aree montane e alto collinari si affiancano gli opposti processi di aumento dei livelli di artificialità del vasto sistema della pianura alluvionale tra Firenze e Pistoia…dove le dinamiche di trasformazione sono state caratterizzate da intensi processi di urbanizzazione e di consumo di suolo agricolo.

L’ampliamento delle aree urbane periferiche, lo sviluppo di un edilizia residenziale diffusa, la realizzazione di poli industriali e commerciali/artigianali e la realizzazione e recente ampliamento della rete delle infrastrutture lineari (assi autostradali A1, A11 e nuova Terza corsia autostradale) hanno fortemente caratterizzato le dinamiche di uso del suolo della pianura alluvionale, a cui si associano lo sviluppo…e del polo aeroportuale e dei rifiuti nella pianura fiorentina…”

 

A fronte di ciò sono comunque presenti sul territorio realtà naturalistiche importanti realizzate dalle Istituzioni Pubbliche dell’area che il PIT giustamente evidenzia.

 

“Pag.31 (3.2) …Il territorio di pianura è stato interessato anche da importanti interventi di tutela delle emergenze naturalistiche, con l’istituzione di un articolato Sito Natura 2000, recentemente ampliato al settore pratese (Stagni della Piana fiorentina e pratese), l’istituzione di un ricco sistema di aree umide protette, la realizzazione di interventi multifunzionali di difesa idraulica e di riqualificazione naturalistica e con il finanziamento di uno specifico progetto LIFE Natura Water SCI (Provincia di Prato). Negli ultimi anni parte del territorio della Piana tra Firenze e Prato è stato interessato da un processo di costruzione del “parco agricolo della Piana”, finalizzato alla conservazione e al recupero dei suoi peculiari caratteri agricoli, naturalistici e paesaggistici, ancora non tradotto in specifici atti pianificatori e gestionali.”

 

Il PIT riassume molto bene quali sono le criticità dell’ambito evidenziandole nei particolari …

 

“Pag.35 (3.2)  Criticità

La pianura alluvionale di Firenze-Prato-Pistoia rappresenta una delle zone della Toscana più critiche per i processi di artificializzazione, urbanizzazione e di consumo di suolo. A tali dinamiche, cui è legata la perdita e/o la frammentazione di aree umide, di agro-ecosistemi e di boschi planiziali, si affiancano complementari processi di rinaturalizzazione e di perdita di ambienti agricoli e pastorali nelle zone alto collinari e montane.

La pianura alluvionale e il sistema metropolitano Firenze- Prato-Pistoia presentano una notevole pressione insediativa, con centri urbani e periferie di notevole estensione, edificato residenziale sparso, vaste aree commerciali e/o industriali, elevata densità delle infrastrutture lineari di trasporto (Autostrade A1 e A11; SGC FI-PI-LI, strade a scorrimento veloce, linee ferroviarie) ed energetiche (elettrodotti ad AT e MT) e con presenza di una sviluppata attività vivaistica concentrata nella pianura pistoiese e in espansione verso quella pratese.

Tali criticità risultano particolarmente rilevanti nella pianura tra Prato e Firenze ove le aree umide, e le relittuali aree agricole, risultano assai frammentate e isolate (ad es. stagni di Focognano, La Querciola di Sesto F.no, stagno di Peretola, stagni di S.Ippolito di Prato).”

 

Ancora più preciso è il PIT nel paragrafo sottostante:

 

“Pag.36 (3.2)  …Particolarmente critica risulta la situazione nel territorio di pianura compreso tra Firenze e Campi Bisenzio, ove la presenza di diverse aree umide di elevato valore naturalistico, prima fra tutte l’ANPIL degli Stagni di Focognano, è associata ad un elevato grado di urbanizzazione residenziale e industriale (ad es. zona industriale dell’Osmannoro), a un rilevante effetto barriera degli assi autostradali A11 e A1, alla presenza della vasta discarica di Case Passerini e dell’aeroporto di Peretola, con recenti rilevanti consumi di suolo agricolo nella residuale Piana fiorentina e sestese (nuova scuola dei carabinieri e nuovo polo universitario) e con nuove previsioni edificatorie e aeroportuali, in grado di ridurre ulteriormente le zone agricole e le relittuali aree umide.”

 

Nel paragrafo sottostante si descrivono quindi gli obbiettivi che le Amministrazioni Pubbliche competenti per la pianificazione e gestione sull’Ambito Piana FI-PO-PT n°6 devono porsi:

 

“Pag.37 (3.2)  Indirizzi per le politiche

 

Gli obiettivi a livello di ambito per l’invariante ecosistemi sono finalizzati principalmente a mitigare e limitare gli effetti dei processi di urbanizzazione e consumo di suolo delle aree di pianura e dell’abbandono degli agro-ecosistemi collinari e montani. Gli obiettivi sono finalizzati anche a valorizzare l’elevato valore naturalistico e paesaggistico delle aree umide di pianura… Nella pianura tra Firenze e Pistoia, e in quella situata alla periferia orientale di Firenze, gli indirizzi sono finalizzati alla tutela del paesaggio agricolo e delle aree umide residuali, alla riduzione dei processi di consumo di suolo e di urbanizzazione, salvaguardando le residuali aree non urbanizzate e i principali elementi di continuità ecosistemica (direttrici di connettività ecologica da ricostituire o riqualificare) e impedendo la saldatura tra gli elementi a maggiore artificialità mantenendo i residuali varchi tra l’urbanizzato.

….Per la relittuale pianura di Firenze, Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio gli indirizzi sono finalizzati ad una cessazione dei processi di urbanizzazione e di nuovo consumo di suolo, alla tutela e riqualificazione delle aree umide e al mantenimento e riattivazione delle residuali aree agricole…attraverso il mantenimento e la riqualificazione ecologica del reticolo idrografico minore, la mitigazione dei numerosi elementi infrastrutturali (in particolare degli assi autostradali A11 e A1) evitando la realizzazione di nuovi elementi di barriera…

…La gestione conservativa delle aree umide e planiziali costituisce una priorità per le zone interne al Sito Natura 2000 Stagni della Piana fiorentina e pratese e al sistema regionale di aree protette…”

 

Quindi nel sistema delle invarianti strutturali che il PIT definisce, la fragilità idraulica della piana, l’impatto paesaggistico, territoriale e ambientale sulle aree residenziali periferiche e gli spazi aperti residui della piana causato dalle grandi infrastrutture di servizio e dai loro previsti ampliamenti, quali: aeroporto di Peretola, termo- valorizzatore-discarica di Case Passerini, assi autostradali etc. etc., sono chiaramente e senza ambiguità riconosciute come criticità importanti sulle quali intervenire con politiche di programmazione territoriale adeguate e soprattutto finalizzate a evitare il consumo di suolo.

E quando si danno direttive di questa portata:

 

“Pag 67 (5.1)              DISCIPLINA D’USO

                                Obbiettivi di qualità e direttive

Obiettivo 4: Salvaguardare e riqualificare il sistema fluviale dell’Arno e dei suoi affluenti, il reticolo idrografico minore e i relativi paesaggi, nonché le relazioni territoriali capillari con i tessuti urbani, le componenti naturalistiche e la piana agricola

Direttive correlate

Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono a:

4.1 - tutelare la permanenza dei caratteri paesaggistici dei contesti fluviali, quali fasce di territorio che costituiscono una continuità fisica, morfologica e percettiva con il corpo idrico, anche in considerazione della presenza di elementi storicamente e funzionalmente interrelati al bene medesimo:

• evitando i processi di urbanizzazione che aumentino l’impermeabilizzazione;

• promuovendo interventi di riqualificazione paesaggistica delle aree compromesse, anche attraverso la delocalizzazione dei volumi incongrui.

4.3 - tutelare e riqualificare il reticolo idrografico minore, le zone umide e gli ecosistemi torrentizi e fluviali (corridoi ecologici fluviali da riqualificare individuati nella Carta della rete ecologica), anche tramite interventi di ampliamento delle fasce ripariali e di controllo delle specie aliene, rendendo maggiormente compatibili le periodiche attività di taglio della vegetazione delle sponde.”

 

                                                                    OSSERVAZIONI

 

Diventa impossibile non notare la assoluta divergenza normativa introdotta con l’approvazione della DCR n° 74/13,  variante al PIT che prevede l’ampliamento dell’Aeroporto Vespucci a Peretola, essendo chiarissimo che le criticità più volte e molto chiaramente espresse nel PIT stesso quali: il consumo di suolo, l’urbanizzazione,  l’aumento della superficie impermeabilizzata, gli impedimenti al deflusso delle acque di piena,  la fragilità del reticolo idrogeologico della piana verranno ulteriormente aggravate dalla realizzazione di questa infrastruttura che oltre a tutto quanto prima evidenziato, richiede un riassetto idrogeologico dell’area di estrema rilevanza e di incerta riuscita in quanto stravolge una situazione di equilibrio già a rischio ma comunque “testato” storicamente ( pag.25-3.1).

 

Non è istituzionalmente possibile che un Piano Integrato del Territorio, ancor prima della sua definitiva approvazione, sia già smentito nelle sue più importanti enunciazioni da una integrazione al PIT medesimo.

Il Piano, che dovrebbe essere il punto normativo di riferimento per la gestione del territorio di tutta la Toscana, perde la sua valenza dal momento in cui lo stesso ente che lo promuove, la Regione Toscana, approva varianti allo stesso che non tengono conto delle invarianti che enuncia.

 L’esempio di ciò è la previsione, per poter realizzare la nuova pista,  dello spostamento del Fosso Reale, che risulta tutta da verificare nella sua validità da studi che ad oggi non esistono, senza considerare gli enormi investimenti necessari alla realizzazione dell’opera e arrivando ad uno sconvolgimento di tutto il reticolo idrogeologico dell’area dove invece nel PIT si parla di “salvaguardare il reticolo…”.

Inoltre la realizzazione di questa infrastruttura porterebbe grave danno se non la scomparsa di importanti oasi faunistiche (pag.36-3.2) per la realizzazione delle quali vi sono stati investimenti da parte di Amministrazioni Pubbliche e dell’UE, causando ciò un evidente danno erariale.

In sostanza riteniamo che l’approvazione del PIT così com’ è attualmente strutturato risulti assolutamente incompatibile in relazione alla variante sull’ampliamento aeroportuale di Peretola DCR n°74/13 già approvata il 16-07-2014,  e quindi facile soggetto a ricorsi di legittimità presso le autorità preposte.

 

Mariarita Signorini                                                         Fulvio Batacchi

Vice presidente sezione di Firenze e                                 Presidente sezione d’Italia Nostra  Prato

Membro di Giunta

Consiglio nazionale Italia Nostra

 

 

 

 



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giovedì 2 ottobre 2014

Le mani sul paesaggio. Viticoltori e paure immotivate per gli indirizzi del PIT regionale

 

Un fronte agguerrito di speculatori edilizi, industriali del marmo delle Apuane e imprenditori enologici, singoli e associati – purtroppo con il sostegno convinto o interessato di molti amministratori locali – da giorni sta manifestando, a mezzo stampa, la sua insofferenza e la sua contrarietà per qualsiasi nuova regola di governo del territorio che sia finalmente e responsabilmente dettata da criteri razionali di compatibilità con gli equilibri dell'ambiente e del paesaggio, del resto in totale coerenza con le normative europee, italiane e toscane.

 

Tale martellante e sconcertante levata di scudi contro il primo Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana con valenza di piano paesaggistico, approvato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e adottato dal Consiglio Regionale (ora nella fase della raccolta delle osservazioni), sta assumendo le dimensioni di una vera e propria crociata, che contrasta radicalmente con le richieste dei cittadini e delle associazioni che hanno a cuore la tutela e la valorizzazione sostenibile dei beni comuni a base paesistico-ambientale (secondo il dettato dell'art. 9 della Costituzione e di tante leggi vigenti, a partire dalla Convenzione Europea del Paesaggio).

Siamo di fronte ad una prepotente pretesa da parte di precise forze economiche di eliminare non solo qualsiasi prescrizione ma addirittura qualsiasi direttiva-indirizzo o anche suggerimento presente nel PIT, al fine di avere mani completamente libere di potere trasformare a piacimento il territorio rurale – vincolato o non vincolato che sia – da parte di palazzinari, scavatori e viticoltori-agricoltori: una pretesa del tutto inaccettabile per i cittadini e le associazioni sensibili per le sorti del nostro patrimonio già abbondantemente degradato. E' facile immaginare, infatti, le conseguenze inevitabilmente negative che l'accoglimento da parte dell'amministrazione regionale di tale anacronistico indirizzo avrebbe sul suolo e sul territorio in termini di ulteriore consumo e di ulteriore aggravamento degli equilibri/squilibri idro-geologici: processi che, in Toscana e in Italia, hanno indiscutibilmente da tempo superato – rispetto agli altri Paesi europei – il livello di guardia, come dimostrano i dati sulla superficie urbanizzata, in forte crescita negli ultimi decenni, e gli eventi calamitosi di inondazioni e frane che si succedono con sempre maggiore frequenza e rovinosità.

 

Quanto alla sostanza del problema per i nuovi vigneti o i reimpianti viticoli (come per tutte le monocolture di rilevanti dimensioni), è arrivato il momento di fare chiarezza.

Le affermazioni apodittiche espresse da alcuni agricoltori singoli o associati circa la presenza, nel piano, di norme cogenti di significato negativo, sono del tutto infondate – e quindi false, e forse dettate da qualche oscuro disegno politico –, come può verificare chiunque attivando il sito internet della Regione Toscana dove sono visibili tutti i documenti del Piano.

Infatti, in nessuna parte del PIT si prescrive il divieto assoluto di creare nuovi vigneti. Basti qui ricordare l'art. 12 comma 2c della specifica “Disciplina per l'invariante strutturale I caratteri morfo-tipologicio dei paesaggi rurali”, che si limita a prevedere:

 

“...la realizzazione, negli interventi di riorganizzazione agricola, di una maglia dei coltivi anche più ampia di quella tradizionale e compatibile con la meccanizzazione agricola, purché ben strutturata sul piano morfologico e percettivo, ed efficacemente equipaggiata dal punto di vista ecologico e del contenimento dei fenomeni erosivi...”.

 

La lettura degli “Indirizzi per le politiche”, ovvero la parte in qualche modo regolamentare per i 20 ambiti in cui è stata suddivisa la Toscana, dimostra che in nessuna area della regione – neppure in quelle della viticoltura di grande pregio, come il Chianti (ambito 10) e le aree di Montalcino (ambito 17 Val d'Orcia e Val d'Asso) e di Montepulciano (ambito 15 Piana di Arezzo e Val di Chiana) – viene affermata l'assoluta impossibilità di realizzare impianti viticoli o di altre monocolture.

Invece, partendo dalla evidenziazione di oggettive criticità di ordine geo-morfologico e idraulico (processi di erosione e dilavamento dei versanti in atto, o comunque prevedibili, per la dominanza smodata delle lavorazioni a rittochino, cioè praticate secondo le massime pendenze), oltre che di ordine paesaggistico (semplificazione eccessiva della maglia agraria e impoverimento dei contenuti paesaggistici tradizionali), ci si limita ad esprimere termini come “indirizzi” e “incentivi”. E ciò, a favore della varietà e dell'alternanza delle coltivazioni, vigneti compresi, meglio se di dimensioni più piccole rispetto a quelli abnormi, di tipo californiano, fin qui realizzati, con cura maggiormente attenta della vegetazione arborea e arbustiva di coltivazione e di corredo e delle sistemazioni idraulico-agrarie, per diffondere quelle più efficaci (augurabilmente quelle a orientamento orizzontale od obliquo). Il fine è o dovrebbe essere a tutti evidente: quello di limitare “i fenomeni erosivi”: possibilmente “mediante l'interruzione delle pendenze più lunghe e la predisposizione di sistemazioni di versante”, come si legge per Montalcino e per altre aree.

A conclusione, viene da chiedersi se i viticoltori toscani conoscano i paesaggi viticoli della concorrenza italiana ed europea, con risposta obbligata negativa.

Gli indirizzi sopra enunciati del PIT – indirizzi, quindi assolutamente non divieti e non prescrizioni vincolanti! – sono razionali e del tutto condivisibili. Essi trovano conferma non solo nella tradizione sapiente dell'agricoltura toscana sette-otto-novecentesca – specialmente incentrata sugli agronomi imprenditori illuminati dell'Accademia dei Georgofili (a partire dai ben noti Agostino Testaferrata, Cosimo Ridolfi e Bettino Ricasoli) –, ma anche nell'esperienza tecnico-scientifica attuale, che per molti versi si richiama all'antico, di molte aree viticole di qualità dell'Italia settentrionale (Langhe e Monferrato, vallate alpine a partire dalla Val di Cembra, Friuli Venezia Giulia come ad esempio l'area di Cormons, ecc.) e dell'Europa centro-occidentale (ad esempio la regione renana svizzera-tedesca-francese e quella danubiana della Bassa Austria e dell'Ungheria).

Tutte queste aree ancora oggi presentano vigneti sistemati con una varietà di orientamenti e con sistemazioni efficaci in termini di difesa del suolo: ovviamente, non più solo i terrazzamenti stretti e ripidi della viticoltura eroica, ma anche quelli più larghi, appositamente raccordati tra di loro e di dimensioni tali da consentire il lavoro meccanizzato. Tali aree, per l'armonia, l'equilibrio e anche la varietà delle forme del loro bel paesaggio, si sono affermate specificamente anche come destinazioni turistiche di un crescente movimento nazionale e internazionale verde, proprio in virtù della stretta integrazione fra qualità dei prodotti e qualità del paesaggio, ciò che produce lavoro e benessere nel territorio, a partire dalle imprese agricole.

Al riguardo, basti ricordare le aree viticole di Lavaux in Svizzera e del Medio Reno tra Koblenz e Bingen in Germania, che da una decina d'anni sono state riconosciute come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

 

Ebbene, sarebbe troppo fare capire che le indicazioni del PIT guardano proprio a tali esperienze e dovrebbero essere accolte come indirizzi progressivi nella direzione dello sviluppo sostenibile proprio delle aree rurali e dell'agricoltura della Regione, da attuare con lungimirante convincimento e senso di riconoscenza anche e in primo luogo dagli agricoltori toscani?

 

 

Leonardo Rombai

Professore Ordinario di Geografia nell'Università di Firenze

Presidente di Italia Nostra, Sezione di Firenze



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Terremoto Aer, si dimettono membri del CdA: azzerati i vertici. Decade anche Silvano Longini

di Glenda Venturini

Dopo mesi di polemiche, azzerati i vertici di Aer Spa, la società mista che si occupa dei rifiuti per il Valdarno fiorentino e la Valdisieve. Nell'assemblea dei soci di stamani si dimettono due membri del CdA e decadono a catena gli organi della società, a cominciare dal presidente Silvano Longini

 

Due membri del CdA di Aer questa mattina si sono dimessi. Essendo la maggioranza dei componenti, questo comporta l'azzeramento a catena dell'intero cda e della presidenza della società. Dopo settimane di polemiche, tira e molla e mediazioni, se ne va così anche Silvano Longini, alla guida della società mista da otto anni, dopo aver concluso l'esperienza da sindaco di Figline. Questo quanto in estrema sintesi è avvenuto questa mattina durante l'assemblea dei soci di Aer, la società che si occupa della gestione dei rifiuti nel Valdarno Fiorentino e nella Valdisieve.


Da mesi infuria la polemica con la gestione della società mista che è stata ripetutamente messa sotto accusa prima da parte delle opposizioni, in particolare Rifondazione e Movimento 5 Stelle, e poi da parte di alcune amministrazioni guidate dal Pd, come Reggello, Rignano e Pontassieve su tutte. Rifondazione, M5S e poi il Pd di Rignano hanno chiesto ripetutamente le dimissioni di Longini e del Consiglio di Amministrazione. Al centro della contesa: la gestione dei rifiuti, la trasparenza della società e anche i costi degli amministratori.

Il presidente non avrebbe consegnato le dimissioni: i Comuni soci, così come, sembra, anche il socio privato, avrebbero però alla fine spinto per un cambio della guardia. E dopo diversi giorni di confronto serrato è arrivato l'epilogo di questa mattina: con le dimissioni del CdA, decade anche il presidente.

Adesso si aprono nuovi scenari per la società mista: già nei prossimi giorni i soci saranno chiamati a nominare il nuovo CdA ed il nuovo Presidente. Sembra che in quell'occasione verranno presentate anche delle linee guida di mandato alle quali i nuovi amministratori della società dovranno attenersi. Nei mesi scorsi si erano dimessi, dopo polemiche infinite, anche i vertici di Aer Impianti, la sorella minore di Aer.

FONTE NOTIZIA:  http://valdarnopost.it/news/terremoto-aer-si-dimettono-membri-del-cda-azzerati-i-vertici-decade-anche-silvano-longini

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martedì 23 settembre 2014

La Lombardia ricorre contro l'Art. 35 detto BRUCIA ITALIA

DELIBERAZIONE N° X/2370
Seduta del 19/09/2014

Presidente
ROBERTO MARONI

Assessori regionali
MARIO MANTOVANI Vice Presidente
VALENTINA APREA
VIVIANA BECCALOSSI
SIMONA BORDONALI
PAOLA BULBARELLI
MARIA CRISTINA CANTU'
CRISTINA CAPPELLINI
ALBERTO CAVALLI
GIOVANNI FAVA
MASSIMO GARAVAGLIA
MARIO MELAZZINI
MAURO PAROLINI
ANTONIO ROSSI
CLAUDIA TERZI

Con l'assistenza del Segretario Fabrizio De Vecchi
Su proposta del Presidente Roberto Maroni


OGGETTO:PROPOSIZIONE DI RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE PER QUESTIONE DILEGITTIMITA' COSTITUZIONALE DELL'ART. 35 DEL D. L. 12 SETTEMBRE 2014, N. 133, IN MATERIA AMBIENTALE E RELATIVO AFFIDAMENTO DI INCARICO

Il Segretario Generale Andrea Gibelli
Si esprime parere di regolarità amministrativa ai sensi dell'art.4, comma 1, l.r. n.17/2014:
Il Dirigente Tommaso Mazzei
Il Direttore Centrale Vicario Marco Pilloni

VISTO il D.l. 12.09.2014 n.133 recante “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”; pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 12 settembre 2014, n. 212;
VISTO, in particolare l’art. 35 (Misure urgenti per l’individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia, dai rifiuti urbani e speciali costituenti infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale) il quale in sintesi prevede :
- ai commi 1 e 2, che con DPCM siano individuati entro 90 giorni gli impianti inseriti in un sistema nazionale di smaltimento rifiuti anche nell’ottica del superamento delle procedure d’infrazione europea e che gli impianti di termo trattamento esistenti o da realizzare siano autorizzati a saturazione del carico termico con obbligo di adeguamento dell’AIA entro 60 giorni dall’entrata in vigore del D.L.;
- al comma 3 che tutti gli impianti di nuova costruzione debbano essere ricompresi nella classificazione degli impianti di recupero energetico, prevista dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
- al comma 4, una verifica, per gli impianti esistenti, da svolgersi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del decreto, circa la sussistenza dei requisiti per la loro classificazione come impianti di recupero energetico, conformemente a quanto previsto dal comma precedente ;
- al comma 5, che negli impianti di recupero venga data priorità al trattamento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio nazionale e a saturazione del carico termico siano trattati rifiuti speciali non pericolosi o pericolosi a solo rischio sanitario, ferma restando l’esigenza di adeguare le relative autorizzazioni;
- al comma 6, la riduzione della metà dei termini previsti per l’espletamento delle procedure di espropriazione per pubblica utilità, di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale degli impianti di cui al comma 1;
- al comma 7 l’applicazione del potere sostitutivo straordinario del governo in caso di mancato rispetto dei termini fissati dall’articolo;
RILEVATO che il citato articolo presenta gravi profili di illegittimità con riguardo alla violazione dei seguenti parametri:
- art. 117, comma 1, della Costituzione, in relazione alla Direttiva 2001/42/CE (c.d. Direttiva VAS), art. 11 della Costituzione, art. 117, commi 2 e 3; in quanto, l' l’individuazione di un sistema integrato nazionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali mediante impianti di recupero energetico, costituisce un vero e proprio atto di pianificazione in materia di gestione dei rifiuti e come tale, avrebbe dovuto essere assoggettato ad autorizzazione ambientale strategica;
- art. 117, commi 2 e 3, in combinato disposto con gli articoli 118 e 120 della Costituzione. Violazione del principio di leale collaborazione - introducendo misure che coinvolgono le competenze di diversi livelli di Governo, senza prevedere alcuna forma di concertazione o accordo, ed anzi imponendo il ricorso al potere sostitutivo del Governo in caso di inerzia. L’intervento normativo in esame, infatti incide anche sulle tutela della salute e sul governo del territorio, materie attribuite alla competenza legislativa concorrente;
- art. 117, commi 2 e 3, in combinato disposto con l’art. 3 della Costituzione. Violazione del principio di ragionevolezza - contenendo previsioni non coordinate e in potenziale conflitto tra loro con particolare, riferimento alle previsioni (commi 2, 4 e 5) che impongono alle autorità competenti di procedere all’adeguamento delle AIA esistenti entro un termine assai ravvicinato (60 giorni dall’entrata in vigore del decreto), oltretutto antecedente a quello di individuazione degli impianti strategici con DPCM (90 giorni dall’entrata in vigore del decreto), nonché con riferimento al comma 6 che prevede il dimezzamento per i procedimenti in corso con violazione del principio di legittimo affidamento;
- art. 77 Cost., art. 117, commi 2 e 3, Cost. - per l’estrema eterogeneità e disorganicità dei contenuti e delle misure introdotte, dell’atto normativo. Il difetto di coerenza e di omogeneità riguarda anche le singole disposizioni contenute nell’articolo 35, che impongono alle autorità competenti regionali e locali il rispetto di tempistiche non coordinate e in potenziale conflitto fra loro nonché, con specifico riferimento alle misure introdotte, per carenza dei presupposti di necessità ed urgenza;
- art. 117, commi 2 e 3, in combinato disposto con gli articoli 119 e 81 Cost., in quanto le misure introdotte dal Governo incidono su fondi già stanziati dalla Regione per la predisposizione dei Piani regionali di gestione dei rifiuti e potrebbero provocare un incremento delle spese e delle imposte in relazione allo smaltimento di rifiuti provenienti dal resto del territorio nazionale;

CONSIDERATO che dette previsioni hanno un significativo impatto sulle competenze pianificatorie di Regioni e Province in materia di rifiuti, sulla gestione del sistema di smaltimento dei rifiuti regionale, nonché sull’impiantistica regionale intervenendo sugli impianti contemplati dal Piano Regionale Rifiuti le cui autorizzazioni, ai sensi dell’art. 17 comma 1 della LR 26/2003, sono di competenza regionale;
ACCERTATI l’interesse e la legittimazione della Regione a promuovere ricorso avanti la Corte Costituzionale per lesione delle competenze regionali costituzionalmente garantite;
RICONOSCIUTA pertanto la sussistenza dei presupposti di ordine giuridico per proporre ricorso per questione di legittimità avanti la Corte Costituzionale;
RITENUTO di doversi avvalere dell’assistenza difensiva dell’Avv. Viviana Fidani dell'Avvocatura regionale e dell’Avv. Prof. Giovanni Guzzetta del Foro di Roma, per l’esperienza altamente qualificata in particolare nel campo del diritto costituzionale, presso il cui studio in Roma via Federico Cesi, 72 viene eletto domicilio;
DATO ATTO che si provvederà, con decreti del dirigente, al pagamento del compenso del professionista esterno, utilizzando i parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense di cui al DM 10 marzo 2014 n. 55 ridotti del 20%, con imputazione sul capitolo di spesa n. 8456;
Su proposta del Dirigente della struttura Amministrazione Avvocatura di concerto con l’Avv. Coordinatore e con la Direzione competente per materia;
VISTO l’art. 28, lett. g), dello Statuto;
VISTO l’art. 134 della Costituzione;
All’unanimità dei voti espressi in forma di legge;

DELIBERA
1. di proporre ricorso alla Corte costituzionale per la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 35 del decreto legge 12 settembre 2014 n. 133 per le motivazioni esposte in premessa;
2. di affidare la rappresentanza legale della Regione, con poteri congiunti e disgiunti tra loro, all’Avv. Viviana Fidani dell'Avvocatura regionale e all’Avv. Prof. Giovanni Guzzetta del Foro di Roma, presso il cui studio in Roma via Federico Cesi, 72 viene eletto domicilio;
3. di dare conseguentemente mandato al Presidente della Giunta Regionale, nella sua qualità di legale rappresentante dell’Ente, a sottoscrivere la relativa procura alle liti, ai sensi delle vigenti norme di rito.


IL SEGRETARIO
FABRIZIO DE VECCHI

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Seduta n. 80 del 19 settembre 2014
La Giunta regionale della Lombardia si è riunita oggi alle ore 10.20  a Palazzo Lombardia sotto la presidenza del Presidente Roberto Maroni.
Di seguito i provvedimenti in evidenza
Rifiuti / Ricorso contro il decreto “Sblocca Italia”
PROPOSIZIONE DI RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE PER QUESTIONE DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE DELL'ART. 35 DEL D.L. 12 SETTEMBRE 2014, N. 133, IN MATERIA AMBIENTALE E RELATIVO AFFIDAMENTO D'INCARICO
Si autorizza Regione Lombardia ad impugnare, avanti alla Corte Costituzionale, alcune disposizioni del Decreto Legge n. 133 del 12 settembre 2014 (c.d. “Sblocca Italia”) in tema di impianti di recupero di energia e di smaltimento rifiuti.

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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 9/23/2014 07:12:00 AM




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mercoledì 10 settembre 2014

E’ ancora necessaria la realizzazione della terza corsia A1 da Firenze-Sud a Incisa?

             L’Autostrada che vogliamo
Comitato Cittadini per la difesa del territorio di Bagno a Ripoli
cccbaripoli@libero.it              http://digilander.libero.it/cccbaripoli/tuttautostrada.htm                                                                                                                                                 Spett.le
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
Struttura Vigilanza Concessionarie Autostradali
Piazzale Porta Pia 1
00161 R O M A

Spett.le
REGIONE TOSCANA
Assessorato Infrastrutture e Mobilità
Via di Novoli, 26
50127 F I R E N Z E

Egr. Sig.
SINDACO DEL
COMUNE DI BAGNO A RIPOLI
P.za della Vittoria n. 1
50012 BAGNO A RIPOLI (FI)

PREMESSA

I cittadini di Bagno a Ripoli facenti parte di Comitati e Associazioni ambientaliste si sono riuniti in Assemblea presso il locale Circolo Ricreativo e Culturale di Antella (frazione direttamente interessata dai lavori) per discutere insieme ai rappresentanti delle forse politiche, invitate nell’occasione, sulla effettiva necessità di procedere all’inizio dei lavori per la realizzazione della terza corsia autostradale da Firenze–Sud a Incisa.
La stessa società Autostrade che ha relazionato nel Consiglio Comunale del 25 marzo u.s. sullo stato d’avanzamento delle procedure di esproprio, già in atto da più di un anno, non è stata in grado di esprimere certezze sui tempi di inizio e di realizzazione dei lavori su questa tratta suddivisi in tre lotti dei quali uno ancora privo di un progetto definitivo approvato.
In questo clima di incertezza la paura dei cittadini, in particolare di quelli direttamente interessati dagli espropri, è che si dia inizio ai lavori anche senza un impellente necessità dell’opera visto che
dopo l’ultimazione della terza corsia nel tratto Fi-Sud/Fi-Nord, non sono più stati registrati rallentamenti da a e per Incisa.
Sulla base di questi riscontri oggettivi i Cittadini di Antella e tra loro coloro che si riconoscono nel Comitato “L’autostrada che vogliamo” ritengono che realizzare la terza corsia possa ritenersi inutile a fronte di una spesa rilevante in momenti in cui le risorse ritengono debbano essere indirizzate per ben altre e più urgenti finalità.


venerdì 5 settembre 2014

LE CASCINE VIOLENTATE


Il comitato Cittadini Area Fiorentina ha pubblicato un nuovo articolo sul sito.
Per leggerlo clicca qui sotto:

http://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/








mercoledì 3 settembre 2014

Calabria, l'esempio virtuoso di Saracena: "Vendiamo i rifiuti e paghiamo meno tasse"


Saracena è il Comune calabrese con la più alta percentuale (oltre il 70%) di raccolta differenziata. Dal 2007 ad oggi, il sindaco Mario Albino Gagliardi ha rivoluzionato il sistema dei rifiuti nel piccolo paese arroccato sul Pollino. Raccolta differenziata porta a porta e vendita dei rifiuti per rimpinguare le casse del Comune e far pagare meno tasse ai residenti di Saracena. È questa la formula adottata dal primo cittadino che ha addirittura inserito un codice a ogni singolo sacchetto dell’immondizia. “In questo modo – ha spiegato – sappiamo quante famiglie fanno la differenziata e chi invece imbroglia. La plastica e l’alluminio la vendiamo e presto riusciremo a utilizzare l’organico per la lombricoltura che ci consentirà di produrre un compost da vendere agli agricoltori”   

di Lucio Musolino


FONTE articolo: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/08/31/calabria-lesempio-virtuoso-di-saracena-vendiamo-rifiuti-e-paghiamo-meno-tasse/294450/


FONTE FOTO: Saracena Comune «riciclone» della Calabria 

Premi di Legambiete anche a Tropea e Palmi



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Postato da Blogger su ASSOCIAZIONE VALDISIEVE il 9/03/2014 11:44:00 AM



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