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venerdì 7 febbraio 2014

UNA LEGGE DA SOSTENERE












CITTADINI AREA FIORENTINA
COMITATI DEI CITTADINI - FIRENZE

UNA LEGGE DA SOSTENERE

 

 

La Regione Toscana, con la Giunta Rossi e l’Assessorato Marson, ha recentemente presentato due provvedimenti urbanistici di rilievo: la nuova Legge urbanistica toscana ed il Piano paesaggistico regionale.

Si tratta di un poderoso impegno sia per ciò che riguarda il lavoro portato avanti dagli uffici che per il carattere innovativo dei due provvedimenti tra loro strettamente collegati.

Nel complesso si tratta di un processo riformatore che non solo intende operare una inversione di tendenza nella formazione e gestione degli strumenti di pianificazione regionali, ma che potrebbe proporsi come un punto di riferimento per il riordino legislativo e procedurale dell’intero sistema di pianificazione nazionale.

Il Piano paesaggistico regionale, che costituirà integrazione al PIT (Piano di indirizzo territoriale) dopo due anni di elaborazione è stato approvato in Giunta il 16 gennaio scorso ed inizia il suo percorso per la adozione in Consiglio. E’ auspicabile che prima della fine legislatura – tenuto conto degli emendamenti prodotti anche dalle osservazioni dei cittadini - venga approvato definitivamente in attuazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

La nuova Legge urbanistica toscana approvata in Giunta il 30/9/2013, attende di essere approvata in Consiglio.

Finora non sono mancate critiche da parte di sindaci e Ordini professionali che la accusano di ingessare il territorio. In realtà essa intende ridimensionare lo strapotere dei Comuni aumentato a dismisura a seguito di una errata interpretazione della riforma federalista del titolo V della Costituzione. Un tentativo coraggioso di superare la dicotomia, originata dalla legge vigente, fra principi virtuosi conclamati nel testo e modalità attuative troppo spesso contrastanti con quegli stessi principi, in assenza di strumenti effettivi per reclamarne l’applicazione.

Gli obiettivi primari della Legge urbanistica, introdotti dal concetto di “patrimonio territoriale”, sono la limitazione del consumo di suolo, mediante la definizione di un confine tra territorio urbanizzato e non urbanizzato, e la tutela del paesaggio con particolare valorizzazione di quello agricolo produttivo.

Gli strumenti procedurali con i quali la Regione Toscana intende raggiungere questi obiettivi sono la Conferenza paritetica interistituzionale e il Tavolo tecnico. Questi strumenti, che potrebbero sembrare di secondaria importanza, sono invece la chiave di volta per pervenire ad un mutamento di approccio e ad una rinnovata gestione del territorio.

La “Conferenza paritetica”, esistente anche se in modo inefficace nella legge vigente, viene dotata di potere cogente nei confronti dei partecipanti, mentre viene introdotto un “Tavolo tecnico” in grado di entrare nel merito effettivo delle problematiche che attualmente sono riservate esclusivamente al giudizio prevalentemente politico dei membri designati dalla Giunta e dal Consiglio delle autonomie locali.

 

 

 

 

Ma è con il concetto di “area vasta”, cioè con la possibilità che due o più comuni possano procedere alla redazione congiunta di un piano strutturale inter/sovracomunale, che la proposta di legge si relaziona più strettamente con il piano paesaggistico di recente approdato in Giunta: infatti questa norma permetterà, fra l’altro, di conferire continuità territoriale alle aree non urbanizzate di comuni contermini uniformando le politiche e le strategie territoriali al di là degli attuali confini comunali.

Inoltre, con le modifiche introdotte alle modalità di istituzione della commissione per il paesaggio, della quale dovranno fare parte veri esperti in materia paesaggistica e ambientale scelti con criteri quanto più oggettivi possibile, la legge intende fornire un valido supporto alla tutela del territorio non urbanizzato disciplinato dal Piano paesaggistico.

In definitiva questo insieme di provvedimenti regionali va nella direzione auspicata da Salvatore Settis che in un articolo del 1 febbraio scorso, analizzando i disastri ambientali cui è sottoposto in modo ricorrente il Belpaese, si chiede che cosa si debba intendere col termine “prevenzione” e conclude che esso significa limitare il dissennato consumo di suolo che “sigillando” i suoli li predispone al disastro, significa incentivare l’ agricoltura di qualità, come baluardo contro il degrado dell’ambiente e del paesaggio, significa demistificare il concetto di “grandi opere” come motore dello sviluppo in favore delle piccole ma indispensabili opere di manutenzione del territorio.

 

Per questo è nostro compito fornire un sostegno convinto a questi provvedimenti e in particolare alla proposta di legge che potrebbe costituire un nuovo modo di approcciarsi al territorio nel suo complesso ed al paesaggio in particolare, garantendone la tutela e prevenendone i disastri annunciati da ormai troppo lungo tempo.

 

 

 

 



giovedì 6 febbraio 2014

APPELLO: Decreto "Destinazione Italia": no al condono sulle bonifiche



Scrivi anche tu ai parlamentari e al Ministro dell'Ambiente (indirizzi sotto)
Il Governo Letta sta varando un regalo per gli autori dei peggiori disastri ambientali.
L'art. 4 del decreto "Destinazione Italia" ora in Parlamento è una sanatoria per chi ha inquinato, con tanto di finanziamenti pubblici per gli autori delle devastazioni dei territori.
Altro che "chi inquina paga".
A partire da domani giovedì 6 Febbraio il decreto sarà in discussione presso la Camera dei Deputati.
E' dunque urgente fare pressione su tutte le deputate e i deputati affinchè si adoperino per lo stralcio di tali norme.

Per questo proponiamo di scrivere alle/ai deputate/i e al Ministro dell'Ambiente A. Orlando (nell'allegato gli indirizzi email) a partire da domani giovedì 6 febbraio fino a venerdì 7 febbraio.

Questo il testo che si propone di sottoscrivere e inviare insieme alla cartolina pubblicata di seguito e in allegato:
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Oggetto: nel Decreto “Destinazione Italia” un condono tombale sulle bonifiche dei siti inquinati  

Nel decreto “Destinazione Italia” sono previste delle norme a sostegno di chi ha causato i peggiori disastri ambientali del paese!
L'art. 4 arriva addirittura a finanziare gli autori dell'inquinamento. Inoltre ci si potrà limitare alla sola messa in sicurezza dei siti e non già alla vera bonifica. Infine si prevede un vero e proprio condono tombale, co-finanziato dagli italiani, per gli inquinatori poiché l'attuazione dell'accordo di programma “esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'accordo medesimo”.
Lo stesso Servizio Studi della Camera ha sollevato seri dubbi sui contenuti del Decreto che confliggerebbe con il principio comunitario “chi inquina paga”.

Chiediamo con forza a tutte le deputate e i deputati di adoperarsi per stralciare queste norme dal decreto che sono un vero e proprio schiaffo ai cittadini vittime di inquinamento. Un vero e proprio favore ai criminali e alle aziende senza scrupoli che hanno reso invivibili intere aree del paese.

Il/La sottoscritto/a.
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FONTE: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=2532%3Astop-al-decreto-qdestinazione-italiaq-no-al-condono-sulle-bonifiche&catid=53&Itemid=67

Qui puoi copia-incollare gli indirizzi. Il primo gruppo è di 500 per essere inserito facilmente con gmail. Il secondo coi rimanenti per il secondo invio.

1-
abrignani_i@camera.it, adornato_f@camera.it, agostinelli_d@camera.it, agostini_l@camera.it, agostini_roberta@camera.it, aiello_f@camera.it, airaudo_g@camera.it, albanella_l@camera.it,alberti_d@camera.it, alfano_a@camera.it, alfano_g@camera.it, alfreider_d@camera.it, alli_p@camera.it, amato_maria@camera.it, amendola_vincenzo@camera.it, amici_m@camera.it, amoddio_s@camera.it, angelucci_a@camera.it, antezza_m@camera.it, anzaldi_m@camera.it, archi_b@camera.it, argentin_i@camera.it, arlotti_t@camera.it, artini_m@camera.it, ascani_a@camera.it, attaguile_a@camera.it, baldassarre_m@camera.it, baldelli_s@camera.it
,
balduzzi_r@camera.it, barbanti_s@camera.it, baretta_p@camera.it, bargero_c@camera.it, baroni_m@camera.it, baruffi_d@camera.it, basilio_t@camera.it, basso_l@camera.it, battaglia_d@camera.it, battelli_s@camera.it, bazoli_a@camera.it, bechis_e@camera.it, bellanova_t@camera.it, benamati_g@camera.it, benedetti_silvia@camera.it, beni_p@camera.it, bergamini_d@camera.it, berlinghieri_m@camera.it, bernardo_m@camera.it, bernini_massimiliano@camera.it, bernini_paolo@camera.it, berretta_g@camera.it, bersani_p@camera.it, bianchi_d@camera.it, bianchi_mariastella@camera.it,
bianchi_nicola@camera.it, biancofiore_m@camera.it, bianconi_m@camera.it, biasotti_s@camera.it, biffoni_m@camera.it, bindi_r@camera.it, binetti_p@camera.it, bini_c@camera.it, biondelli_f@camera.it, blazina_t@camera.it, bobba_l@camera.it, boccadutri_s@camera.it, boccia_f@camera.it, bocci_g@camera.it, boccuzzi_a@camera.it, boldrini_l@camera.it, bolognesi_p@camera.it, bombassei_a@camera.it, bonaccorsi_l@camera.it, bonafede_a@camera.it, bonafe_s@camera.it, bonavitacola_f@camera.it, bonifazi_f@camera.it, bonomo_f@camera.it, bordo_f@camera.it, bordo_m@camera.it, borghese_m@camera.it, borghesi_stefano@camera.it, borghi_e@camera.it, borletti_i@camera.it, boschi_m@camera.it, bosco_a@camera.it, bossa_l@camera.it, bossi_u@camera.it, braga_c@camera.it, bragantini_m@camera.it, bragantini_paola@camera.it, brandolin_g@camera.it,bratti_a@camera.it, bray_m@camera.it, brescia_g@camera.it, bressa_g@camera.it, brugnerotto_m@camera.it, r.brunetta@camera.it, bruno_vincenza@camera.it, bruno_franco@camera.it, 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EMENDAMENTO al DL "Destinazione Italia" presentato oggi dall'on. Oreste Pastorelli.
Gruppo Misto - PSI /PLI -
Camera dei Deputati

Vai al doc: 

Fwd: [ASSOCIAZIONE VALDISIEVE] PERCHÉ AFFOGA LA CITTÀ DIFFUSA



di Alberto Ziparo

1.      Affoga la “città diffusa”. Ormai basta un temporale un po’ più consistente,neppure alluvionale,e pezzi interi di quartieri vanno sott’acqua, i fiumi esondano, i sottopassi diventano cisterne di acqua sporca e melmosa, pronta a riversarsi nell’intorno. Il clima impazzito, perché sovrabbondante di entropia ed energia da attività antropiche, scarica le proprie bizzarrie su un territorio indebolito; paradossalmente dall’elemento che più doveva consolidarlo, oltre che modernizzarlo, il cemento delle città.
2.      In questi giorni –che sarebbero quelli della”Merla”, ovvero i più freddi dell’anno –registriamo temperature e precipitazioni da inizio autunno. I trend ci dicono che il riscaldamento globale provoca frequenti alternanze di siccità e forme alluvionali, che provocano sempre più spesso, con precipitazioni concentrate (le così dette bombe d’acqua), autentici disastri. Che si eviterebbero se le piogge ricadessero su un territorio ecologicamente solido. Al contrario un ciclo dell’acqua alterato ricade su contesti ambientali e insediativi fortemente indeboliti proprio dalla diffusione urbana, con consumo di suolo e cementificazione che hanno dissestato, degradato, scassato gli ecosistemi, oltre ogni possibile capacità di tenuta.
3.      Fino ad ieri, specie in un ambiente tendenzialmente chiuso come quello mediterraneo in cui si estende la nostra penisola, cicloni ed uragani costituivano eventi eccezionali. Oggi invece precipitazioni alluvionali diventano la norma e trovano un territorio stravolto da un’urbanizzazione che ormai ingombra circa il 20% della superficie nazionale.Con il paradosso di aver sconvolto gli ecosistemi ed i paesaggi del Belpaese per realizzare un enorme patrimonio di volumi edificati, abitativi, commerciali, industriali, infrastrutturali, che in gran parte oggi restano vuoti; a testimoniare il doppio danno, da spreco e da disastri ambientali conseguenti alle loro realizzazioni. Decine di milioni di stanze vuote, miliardi di metri cubi di capannoni abbandonati sono un monumento al trionfo della rendita, ma soprattutto allo sfascio e all’idiozia nazionale. E contribuiscono costantemente a innalzare i livelli di rischio idrogeologico- come appare evidente ogni giorno di più- ma anche sismico, ci ricordano L’Aquila e gli altri centri colpiti da eventi recenti.
4.      Ieri la pioggia (o la neve) ricadendo trovava un territorio ancora integro, ovvero organizzato secondo razionalità ecologica. I bacini montani erano i primi ad intercettare le precipitazioni, ma ne traevano giovamento nell’alimentazione delle fonti e del patrimonio boschivo. Il deflusso verso valle dell’acqua riscontrava versanti saldi e vie di fuga libere, pronte ad essere fruite in caso eventi alluvionali. A valle colture e insediamenti rispettavano gli alvei fluviali: in prossimità di questi rimanevano ambienti tendenzialmente naturali o colture umide.
5.      Oggi la città diffusa, non solo italiana, ha stravolto tale paesaggio: dalla Megalopoli Padana, alla blobbizzazione del Nord Est, alla mega conurbazione lineare adriatica, alle città allargate dell’Emilia, della Toscana, della campagna romana, alla sporca marmellata insediativa napoletana, alle coste iperurbanizzate e spesso abusive di Calabria e Sicilia, fino alla cementificazione dei contesti urbani sardi (che pure Cappellacci vorrebbe ancora ampliare). Così le colture montane abbandonate favoriscono il dissesto e le frane, anche per l’abbandono della cura del bosco protettivo. Ancora l’urbanizzazione si è spinta spesso verso i versanti sub collinari, negando le vie di fuga di fiumare e torrenti, spesso intubati o cementificati. In regime alluvionale, i corsi d’acqua trovano argini sempre più alti –che devono “proteggere” la città estesa fino al limite o dentro gli alvei- e diventano condotte forzate. La rottura delle reti ecologiche e della continuità dei collettori per la diffusione urbana non permette più esondazioni “tranquille”, in caso o fuoriuscita o rottura degli argini, o di innalzamenti repentini delle falde. Si tendono a formare così le “macrovasche urbane” che abbiamo visto l’anno scorso in Veneto e poi in Sardegna e oggi a Roma: muri e costruzioni hanno chiuso corridoi di deflusso e vie di fuga; l’intorno si riempie di acqua e fango e il liquido melmoso sale repentinamente.Urge una svolta drastica nelle politiche territoriali e ambientali.

articolo di Alberto Ziparo pubblicato sul "Manifesto" di sabato 1 febbraio sul probelma del dissesto idrogeologico dell'Italia. 
Chi è Alberto Ziparo: 
professore associato in tecnica e pianificazione urbanistica (ICAR/20) 

Alberto Ziparo, Ingegnere ed Urbanista, Master of Science in Economic Policy and Planning (Boston, 1986), Dottore di Ricerca in Pianificazione Territoriale (Reggio Calabria, 1988).
È Professore associato di Pianificazione Urbanistica presso la Facoltà di Architettura di Firenze dal 1993 (confermato dal 1996). È titolare del corso di Analisi e Valutazione Ambientale e tiene il corso di Pianificazione Ambientale presso il corso di laurea di Architettura; insegna Pianificazione Ambientale nel corso di Pianificazione Ambientale e Progettazione del Paesaggio, nel corso di laurea specialistica , e Pianificazione del Territorio e delle infrastrutture, nel corso di laurea triennale di Pianificazione e Progettazione della Città e del Territorio (sede di Empoli). Dal 2004 tiene a supplenza il corso di Questioni Urbanistiche presso il corso di laurea in Discipline Economiche e Sociali della Facoltà di Economia dell’Università della Calabria (sede di Arcavacata di Rende / Cosenza). È stato borsista e visiting researcher presso il Center for European Economic Studies della Northeastern University di Boston (1985-1990). Dopo di allora continuato a mantenere relazioni e progetti di studio con la stessa Università. Ha partecipato a tre edizioni della New England Envirnmental Conference, e quindi delle conferenze sull’ Ambiente del Mediterraneo.Collabora anche con la Facoltà di Ingegneria e di Architettura dell’Università di Sofia, con l’ Università di Notthingam, Dipartimento di Urbanistica, con l’ Università Ben-Gurion,Negev-Sde Boqer Campus (Israele). È componente e partecipa alle attività dell’AESOP. I suoi programmi di ricerca riguardano : l’impatto ambientale di progetti e programmi di opere rispetto alle variabili territoriali e paessaggistiche; teorie e metodi di pianificazione ambientale,territoriale e paesaggistica. 
In tali ambiti ha coordinato e condotto ricerche di interesse ampio, nazionale e internazionale, sui temi dell’impatto ambientale e territoriale: del progetto di megacentrale termoelettrica a carbone di Gioia Tauro (1985- 1991); del Progetto di Ponte sullo Stretto di Messina (1998- 2002; aggiornamenti in corso) del Sottoattraversameno TAV della città di Firenze (dal 2007); e ancora le indagini dell’ Osservatorio Nazionale della Legge Obiettivo (MOVITALIA, dal 2005). Ha fatto parte di Ricerche Nazionali quali ITATEN (1994- 1998), RetUrb (1998- 2000), i progetti di cui al Programma di Studi Territorialisti (dal 1996). Per gli studi sulla Pianificazione Paesaggistica e Territoriale svolge anche attività di studi applicati e consulenza scientifica: in questo quadro ha fatto parte del coordinamento per la Redazione e l’ Aggiornamento delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesaggistico della Regione Sicilia (1998- 2000); del Coordinamento tecnico- scientifico per la redazione delle Norme del Piano Paesaggistico delle Isole Eolie (1999-2000); del Coordinamento e Direzione tecnico- scientifica per la Redazione del Piano Territoriale Paesaggistico dell’ Ambito dei Rilievi del Trapanese (2000- 2002);del Coordinamento e Direzione tecnico- scientifica per la Redazione del Piano Territoriale Paesaggistico dell’Ambito del Palermitano (2003- 2005); della Direzione Scientifica per la Redazione delle Linee Guida della Pianificazione della Regione Calabria (2005- 2006); della Direzione scientifica per la Redazione del Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico della Calabria (2007-2010).Su tali temi ha pubblicato numerosi saggi,articoli e libri.
Svolge attività di consulenza e divulgazione scientifica per le associazioni ambientaliste Italia Nostra, WWF, Legambiente, oltre che per molti comitati locali. http://www.urba.unifi.it/CMpro-v-p-178.html 

martedì 4 febbraio 2014

Associazione Lesignano Futura: Grave atto intimidatorio

 

 

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La Repubblica Parma

 

Incendio doloso a Santa Maria del Piano
A fuoco auto di un attivista ambientalista

Nella notte di lunedì sono stati bruciati i sedili posteriori di un fuoristrada di un membro di Lesignano Futura, associazione che lotta contro la costruzione di una bretella. Indagano i carabinieri

 

Nella notte fra domenica e lunedì un attivista di Lesignano Futura, associazione che si batte contro la realizzazione di una bretella di collegamento al centro del comune pedemontano, è stato vittima di quello che appare come un grave atto intimidatorio. Ignoti hanno cercato di incendiare la sua automobile, riuscendo ad appiccare il fuoco sui sedili posteriori tramite del liquido infiammabile. 


I vigili del fuoco sono intervenuti verso l'una di notte a Santa Maria del Piano, frazione di Lesignano, allertati dallo stesso proprietario dell'auto. Le fiamme sono state circoscritte in breve tempo, ma dai successivi accertamenti è emerso che il rogo era certamente di origine dolosa: qualcuno aveva infranto il finestrino posteriore del fuoristrada e aveva lanciato liquido infiammabile sui sedili posteriori, che sono andati distrutti.

Un episodio preoccupante, che potrebbe essere ricollegato all'attività civica del proprietario del mezzo. L'uomo da anni esprime pubblicamente le posizione dell'associazione Lesignano Futura, denunciando attività dannose per l'ambiente e per il territorio come escavazioni nel greto della Parma o i progetti di nuove centrali a biogas. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

 

 

 

Abbiamo ritenuto inserire il Vostro indirizzo elettronico in un elenco di persone o associazioni interessate ai temi di tutela del paesaggio, ambiente e territorio, civiltà politica, bene comune e cittadinanza attiva.

Se lo desiderate, potrete richiedere che il Vostro indirizzo venga rimosso dall'elenco inviando una e-mail all'indirizzo lesignanofutura@alice.it