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venerdì 14 agosto 2015

Ecco perché 12 inceneritori sono solo costosi e inutili di Enzo Favoino

14 agosto 2015 alle ore 7.18 di Virginia Brescia

 

Un esperto (ndr. Enzo Favoino*) smentisce la tesi del ministro Galletti (“senza nuovi impianti non restano che le discariche”): ideologica e fuori dal dibattito scientifico.

 

"A ben vedere, sembra proprio che gli inceneritori previsti da un dlgs dello Sblocca Italia, non siano poi tanto necessari. Nonostante ieri, sul Fatto Quotidiano, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti abbia citato la necessità di evitare procedure di infrazione Ue e di offrire un’alternativa alle discariche, si può fare a meno di bruciare i rifiuti. Per tanti motivi.

Bruciare non è necessario

Non per evitare le sanzioni. L’Ue in realtà, ci sanziona non perché mancano inceneritori, ma per il mancato rispetto dell’obbligo di pretrattamento del rifiuto che va in discarica. “Il Decreto proposto – spiega Enzo Favoino, ricercatore della Scuola agraria del Parco di Monza ed esperto che lavora con le istituzioni europee e diversi governi nazionali nella definizione delle strategie di settore – considera invece l’incenerimento come necessario”. Ma è solo uno dei pretrattamenti possibili, quello con i tempi più lunghi di realizzazione e il più esigente in termini di risorse finanziarie, quattro volte superiori rispetto agli impianti di trattamento a freddo. Costa tanto e richiede garanzie per il ritorno degli investimenti. “Se vengono meno, c’è un rischio finanziario per i costruttori privati. Così, per sfamare gli inceneritori, le amministrazioni pubbliche devono rallentare i programmi di espansione della raccolta differenziata oppure incorrere in penali nei casi di contratti ‘vuoto per pieno’, spesso adottati a garanzia, che costringono a conferire all’incenerimento tonnellaggi prefissati per garantire il ritorno dell’investimento iniziale”.

I termovalorizzatori non sono l’unica alternativa

Ci sono gli impianti di trattamento a freddo, con recupero di materia dal rifiuto. Si combinano sistemi di selezione e stabilizzazione biologica: “Questo consente in seguito di convertire i rifiuti: trattare l’organico pulito per farne compost e i materiali provenienti dalla raccolta differenziata per valorizzarli sul mercato delle materie di recupero. E consente, poi, quella flessibilità che permette la crescita progressiva della differenziata”, dice Favoino. Ma la precondizione è una buona raccolta dell’organico, in grado di rendere il rifiuto residuo meno ‘sporco’ e più lavorabile: “In Italia questa condizione c’è e va diffusa dovunque. I modelli di raccolta dell’organico italiani sono i più efficienti, tanto da essere stati esportati in vari altri Paesi”.

Non è vero che bruciare alla fine riduce le discariche

La critica mossa ai sistemi di smaltimento alternativo è di non riuscire ad evitare la discarica, ma anche l’incenerimento ha bisogno di discariche. Spiega Favoino: “Anzi, due tipologie di discarica: per le ceneri volanti e per le scorie. Ci sono invece distretti in cui il rifiuto che arriva in discarica è minimo grazie al lavoro a monte”. Come si fa? “Con l’ottimizzazione continua della raccolta differenziata, i programmi di riduzione di produzione dei rifiuti, l’introduzione dei sistemi di tariffazione puntuale”. Ma questo richiede appunto quella flessibilità che viene messa a rischio dalla presenza di inceneritori sul territorio. 

La Ue non finanzierà più discariche e incenerimento

“È facile prevedere una forte stretta nella concessione di finanziamenti a inceneritori e discariche, a cui finora è andata gran parte dei fondi strutturali. Un’opzione già valutata da Europarlamento e Commissione”, commenta Favoino. L’idea è che tali finanziamenti comportino un sovvertimento delle priorità nella gestione dei rifiuti. Non solo: “C’è anche il parallelo restringimento dei sussidi alla produzione energetica da incenerimento. La conseguenza è un aumento delle tariffe per i conferimenti dei rifiuti agli inceneritori”.

In alcune parti d’Europa si brucia più che in Italia

“È vero, ma ora c’è una ampia riflessione: ad esempio la Danimarca, che può essere considerata un modello per le politiche di sostenibilità nei trasporti e nella produzione energetica, non lo è nella gestione dei rifiuti visto il ricorso all’incenerimento. Questo le ha creato difficoltà a rispettare gli attuali obiettivi Ue di raccolta differenziata, a maggior ragione quelli (più elevati) in corso di definizione”. Anche per questo, il governo danese ha adottato una strategia nazionale chiamata “incenerire di meno, riciclare di più”, per riallineare il Paese alle indicazioni provenienti dal dibattito in Ue e dal quadro geopolitico: “Ecco – conclude Favoino – è paradossale che mentre altrove si programma una progressiva exit strategy per riallinearsi al tema della ‘Economia Circolare’, in Italia si pensi a realizzare altri inceneritori anziché esportare modelli virtuosi di raccolta differenziata già ampiamente diffusi sul territorio, che in tanti distretti “Rifiuti Zero” hanno portato ai record mondiali di minimizzazione del ricorso alla discarica, senza incenerimento".

 

Redazione FQ 14 agosto 2015


FONTE: https://www.facebook.com/notes/gabriele-stornellatore-lanzi/ecco-perch%C3%A9-12-inceneritori-sono-solo-costosi-e-inutili/10153528307464629

 

* Enzo Favoino -Scuola Agraria del Parco di Monza | Viale Cavriga 3, 20052 Monza (MI) |E-mail: enzofavoino@alice.it
Enzo Favoino, opera dal 1990 in qualità di tecnico e ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza, un centro di ricerca che ha avuto un ruolo fondamentale in Italia ed Europa per lo sviluppo ed il consolidamento delle pratiche di raccolta differenziata, riciclaggio, compostaggio, riduzione. Assieme ai colleghi, ha progettato, realizzato e coordinato diversi programmi operativi nel settore della gestione sostenibile dei rifiuti, sviluppando strategie innovative per l’organizzazione dei circuiti di raccolta.
Da tempo ha portato le competenze e conoscenze sviluppate anche in ambito internazionale, operando per la definizione di strategie di sostenibilità, la realizzazione di circuiti pilota di raccolta differenziata e compostaggio, la definizione della legislazione di settore, la formazione di tecnici e decisori. E’ tra i fondatori dell’ECN (European Compost Network) ed è attualmente il coordinatore del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca Rifiuti Zero. Per il ruolo innovatore nei sistemi di raccolta differenziata e riciclaggio, nel 2007 Favoino è stato inserito tra i 50 “Pionieri del Riciclo” scelti a livello nazionale, ricevendo il relativo premio. (fonte: http://www.rifiutizerocapannori.it/rifiutizero/comitato-scientifico/).

 



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Differenziata, attacchi agli impianti di riciclaggio: 18 roghi negli ultimi due mesi

 

Aziende ecologiche di quasi tutte le regioni sono nel mirino: Campania, Abruzzo, Lazio, ma anche Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Stefano Vignaroli, deputato M5S e vicepresidente della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, porterà in Parlamento un dossier per per verificare lo stato attuale dei fatti.

 

di Giorgio Meletti | 13 agosto 2015

 

L’attacco è partito due mesi e mezzo fa, la notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 maggio, a Pontedera, città industriale in provincia di Pisa dove ha sede la Piaggio. Due uomini incappucciati sono entrati nel piazzale della Mansider, che si occupa di smaltimento di rifiuti industriali, e hanno dato fuoco a 70mila pneumatici. 

Il 2 giugno ha preso fuoco a Roma l’impianto Tmb (trattamento meccanico biologico) della municipalizzata Ama, provocando pesanti danni a una struttura decisiva per la raccolta differenziata nella Capitale. Lo stesso giorno a Perugia si verifica un incendio alla Gesenu, anch’essa attiva nel trattamento e smaltimento rifiuti e controllata dal gruppo di Manlio Cerroni, detto “il Supremo”, storico monopolista dei rifiuti a Roma. Il giorno dopo viene arrestato a Viterbo per truffa Francesco Zanotti, considerato dagli investigatori uomo di fiducia di Cerroni, responsabile dell’impianto Tmb di Casale Bussi, colpito tre giorni prima da un altro misterioso incendio.

GetContent (35)È un fatto: come mostra la grafica, all’improvviso gli impianti che servono alla raccolta differenziata hanno cominciato a prendere fuoco, spesso rimanendo pesantemente danneggiati. Campania,AbruzzoLazio, ma anche LombardiaEmilia Romagna e Veneto. Quasi tutte le regioni sono nel mirino. Stefano Vignaroli, deputato M5S e vicepresidente della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha promesso di portare in Parlamento un dossier per una verifica che definisce “obbligatoria, specialmente dopo l’approvazione del decreto attuativo dell’articolo 35 dello Sblocca Italiache favorisce la costruzione di 12 nuovi impianti a discapito di riciclo, compostaggio e trattamenti e recupero di materia a freddo

Il copione si ripete sempre uguale. All’alba parte l’incendio che richiede diverse ore per essere domato. Le case circostanti vengono invase da fumo nero e maleodorante, con comprensibile spavento della popolazione. L’effetto è duplice: si mette fuori gioco un concorrente insidioso per il sistema discariche-inceneritori e poi c’è sempre un politico locale che grida all’inquinamento e chiede l’immediata chiusura dell’impianto pericoloso e inquinante. Le notizie restano in ambito locale, non conquistano le prime pagine. Ma basta unire i puntini e viene fuori un’immagine terrificante. Il 28 giugno scorso il quotidiano pescarese Il Centro ha dato una notizia che val la pena di riportare tale e quale: “Un rogo ha devastato la nostra Terra dei Fuochi. Alla mezzanotte appena trascorsa un incendio di vaste proporzioni, quasi sicuramente di natura dolosa, è scoppiato nella mega discarica abusiva che si trova alle porte di Chieti, riscoperta da un’inchiesta del Centro che ha spinto la Procura ad aprire un fascicolo penale. Ma nella notte il fuoco ha distrutto le ecoballe e i documenti che avrebbero potuto collegare la discarica a un grande impianto di Acerra”.

Il giorno prima a Limbiate, alle porte di Milano, un vero e proprio commando ha attaccato alle 2 di mattina l’impianto di trattamento e separazione dei rifiuti della Ddb. Racconta il titolare della ditta Tommaso De Bellis: “Erano in sei con le taniche di benzina in mano, ne hanno gettata anche addosso al guardiano che è stato anche ferito a una mano ma è riuscito a scappare e a nascondersi, poi hanno dato fuoco al capannone”.

Giuseppe Giampaoli, direttore del Cosmari di Macerata, consorzio per il trattamento dei rifiuti, si dichiara ambientalista convinto e parla esplicitamente di “ecomafie” dopo l’incendio che il 10 luglio scorso ha ridotto almeno del 20 per cento l’efficienza dell’impianto di Tolentino: “Gli sciacalli si moltiplicano, vogliono addentare la gestione dei rifiuti. E la gestione pubblica del Cosmari dà fastidio a questi sciacalli”. Secondo Walter Ganapini, uno dei massimi esperti del settore che da anni si batte per la raccolta differenziata, “è palesemente ridicola l’ipotesi di una ubiquitaria autocombustione”. Parla di una “aggressione violenta e palese” agli impianti di smaltimento a freddo che hanno la colpa di togliere ossigeno (cioè immondizia) agli inceneritori e alle discariche su cui la finanza pubblica, privata e malavitosa ha investito ingenti capitali.

Diciotto attacchi in 75 giorni non sono una minaccia, sono una guerra in corso contro la raccolta differenziata. E il governo, anziché chiedersi come mai l’Italia sia così indietro nell’adozione di tecniche più moderne e pulite, ci racconta che abbiamo bisogno di 12 nuovi inceneritori.

da il Fatto Quotidiano del 13 agosto 2015



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ART. 35 SBLOCCA ITALIA: AL MINISTERO IGNORATI I PROGETTI DELL'ESPERTA IN TECNOLOGIE ALTERNATIVE MARGHERITA BOLOGNA

Rifiuti, il governo prepara gli inceneritori. "Ignorati i miei progetti"

Il governo ha chiesto alle Regioni progetti alternativi sulla gestione dei rifiuti: "Altrimenti via agli inceneritori". Peccato che però è da parecchi mesi che la dottoressa Margherita Bologna ha presentato progetti concreti sui quali c'è anche l'attenzione dell'Ue. Perché il ministero e il governo non ne tengono conto?

Venerdì, 14 agosto 2015 - 09:21:00

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Margherita Bologna, esperta di tecnologie tmb, inviata al sottosegretario Del Rio: "In relazione all'art. 35 del decreto Sblocca Italia mi preme evidenziare che al giorno d'oggi esistono impianti dedicati che trattano ogni tipologia di rifiuti compresi quelli indifferenziati, consentendo di chiudere il ciclo senza inceneritori e senza discariche"

 

Sottosegretario Presidenza Consiglio dei Ministri Graziano Del Rio:

 

In relazione alle soluzioni in materia di rifiuti contenute nell'art. 35 del decreto "Sblocca Italia" mi preme evidenziare che al giorno d'oggi esistono impianti dedicati che trattano ogni tipologia di rifiuti compresi i rifiuti indifferenziati, consentendo di chiudere il ciclo senza inceneritori e senza discariche.

Tali impianti innovativi sono assemblati nella mia proposta chiamata "Riciclo Totale" di cui allego una sintesi presentata nel 2012 agli Stati Generali della green Economy. Rispetto all'incenerimento le tecnologie che ho assemblato nel mio progetto offrono alcuni sicuri vantaggi:

1) produzione di biogas ed energia dalla frazione organica e compost di qualità.

2) creazione di nuovi posti di lavoro e sviluppo della green economy nel settore dei riciclo dei materiali postconsumo, derivanti dalla capacità dei nuovi impianti di selezionare le diverse tipologie di rifiuti sia differenziati che indifferenziati.

3) riduzione del consumo di nuove materie prime, acqua ed energia elettrica per realizzare nuovi prodotti con risparmi per la nostra bilancia dei pagamenti

4) riduzione delle emissioni inquinanti connesse all'uso delle discariche e degli inceneritori e il conseguente impatto sul clima.

5) eliminazione delle discariche e degli inceneritori e relative multe dell'Europa o ingenti costi di costruzione e manutenzione.

Tutto questo è possibile oggi grazie alle nuove tecnologie per gestire i rifiuti che ho cercato (fiera Ecomondo e sui territori) e assemblato con un'ottica innovativa sia sotto l'aspetto economico che ambientale. Il tempo necessario per costruire tali impianti è di due anni, molto più breve quindi del tempo necessario per costruire gli inceneritori ed il costo è notevolmente inferiore.

Il Ministero dell'Ambiente (Direzione Generale e Segreteria Tecnica) ed il Ministero dello Sviluppo Economico sono informati della mia proposta e possiedono tutta la documentazione relativa. Chiedo di essere ascoltata quanto prima per consentire al Governo una formulazione maggiormente rispettosa della gerarchia nella gestione dei rifiuti prevista dalla legge.

In attesa di un sollecito riscontro a questa mia porgo i miei saluti.

 

Dott.ssa Margherita Bologna

(esperta tecnologie tmb)

 

Ecco qui invece la lettera al ministero dell'Ambiente:

 

Al Capo di Gabinetto Ministero dell'Ambiente Guido Carpani,

sui tavoli di qualche funzionario del Ministero dell'Ambiente giace, senza essere stata presa in considerazione, la mia proposta di gestione dei rifiuti alternativa all'incenerimento e alla discarica per la quale l'allora ministro Clini mi fece ricevere dall'ex Direttore generale ai rifiuti Maurizio Pernice. La informo che il 30 marzo 2015 ho inviato all'attuale Direttore Mariano Grillo quattro mail con allegati zippati contenenti le tecnologie assemblate nel mio progetto, insieme alla richiesta di portare la mia proposta di gestione dei rifiuti alternativa all'incenerimento in Europa insieme a me, ma non ho ricevuto nessuna risposta in merito. In precedenza avevo inviato la stessa richiesta corredata dalla copiosa documentazione all'ex direttore Maurizio Pernice il due luglio 2014, prima che fosse emanato il Decreto "Sblocca Italia". Di entrambi gli invii possiedo le ricevute di ritorno. A giugno di quest'anno, stanca di aspettare, ho inviato il mio progetto al Commissario Europeo Karmenu Vella il quale, nel giro di un mese, ha dato un riscontro positivo alla mia proposta. Per questo sollecito il Ministro Galletti a prendere atto che soluzioni valide, alternative vere all'incenerimento ci sono. Sono quelle contenute nella mia proposta. Invito il ministro Galletti a prenderne atto al più presto. Sta al Ministero dell'ambiente promuovere leggi nel rispetto della gerarchia che governa la gestione dei rifiuti. Se ci sono moderne ed efficaci tecnologie che consento di recuperare materia, queste devono avere la precedenza sull'incenerimento dato che la gerarchia si applica partendo dall'alto e non dal basso. 

 

Distinti saluti

dott.ssa Margherita Bologna

(esperta tecnologie tmb)

 



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giovedì 13 agosto 2015

Lo SCHEMA di Decreto collegato allo "Sblocca Italia" prevede 12 nuovi inceneritori in Italia.

Lo SCHEMA di Decreto collegato allo "Sblocca Italia" prevede 12 nuovi inceneritori in Italia. 

 

Vediamo nel dettaglio cosa si prevede per la per la Regione Toscana

 

tab. 1- In questa tabella sono identificati i 5 inceneritori esistenti e in esercizio attualmente

per una capacità complessiva di trattamento di 265.800 t/anno di RSU

 

tab. 2 - Sotto  gli inceneritori AUTORIZZATI ma non in funzione, tra cui quello di 

SELVAPIANA a Rufina (per 68.640 t/a).

 

tab. 3 - Altra tabella in cui si cita il NUOVO inceneritore di Selvapiana 

per calcolare le capacità di trattamento 

 

tab. 4 -  Fabbisogno totale di incenerimento per la Toscana 661.419 t/a

tab. 5 -  Altra pagina in cui l'inceneritore di  Selvapiana è considerato autorizzato,

 ma non in esercizio.

Ma soprattutto che la sua capacità di 68.640 t/a che è considerata nel computo totale della potenzialità attuale della regione sommando le capacità dei 5 impianti in esercizio (265.800 t/a) e quella di Selvapiana (68.640 t/a - non in esercizio) Per un totale appunto di 334.440 t/a.

 

 

Ecco che dopo questi calcoli si arriva a dire che in Toscana c'è bisogno di altri 2 inceneritori di 

150.000 t/a ciascuno (334.440 +300.000= 634.440 t/a ) per arrivare a coprire il fabbisogno totale riportato in tab. 4. 

Quindi  nel nuovo schema di Decreto, l’impianto di RUFINA/Selvapiana è considerato AUTORIZZATO e NON IN ESERCIZIO, MA E’ CONTEGGIATO per le sue 68.400 ton./anno, come se fosse pronto a partire...

Intanto la Conferenza dei Servizi il 6 agosto scorso a Firenze ha già approvato l’impianto di Case Passerini per circa 190.000 t/a, nonostante le manifestazioni e le proteste degli abitanti della Piana, del coordinamento di comitati e associazioni compreso il Comitato Mamme NO Inceneritore.

 

PER QUESTO RICORDIAMOCI DELLA MOBILITAZIONE GENERALE A ROMA E ALTRE INIZIATIVE CHE SI TERRANNO IL 7-8-9 SETTEMBRE PROSSIMO.

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Per questo crediamo che sia opportuno lanciare una MOBILITAZIONE GENERALE, che inizi ad attivare tutte le iniziative di contrasto e di protesta ad iniziare da un

PRESIDIO A ROMA 9 SETTEMBRE

in concomitanza con la riunione della CONFERENZA STATO-REGIONI che dovrebbe approvare questo Decreto del Consiglio dei Ministri, prevista alla presidenza del Consiglio in via della Stamperia 9 (Fontana di Trevi) ore 11http://www.zerowastelazio.it/1/documentazione_271141.html

UN DECRETO VERGOGNOSO CHE VA NEL VERSO OPPOSTO DELLA "ECONOMIA CIRCOLARE" IN CUI LA COMMISSIONE EUROPEA DOVREBBE A FINE 2015 APPROVARE LA NUOVA DIRETTIVA, oltre a contrastare di fatto l'avvio di una vera FILIERA DEL RICICLAGGIO come vera fase di RECUPERO DI MATERIA.

SEGRETERIA NAZIONALE
Movimento Legge Rifiuti Zero

Contatti ed adesioni al PRESIDIO:
leggerifiutizero@gmail.com


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Sbocca Italia e inceneritori, dove sta la coerenza con le politiche europee?

 

inceneritore brescia-675 

 di Patrizia Gentilini | 13 agosto 2015

Credo che raramente un documento dell’Associazione dei Medici per l’Ambiente (Isde Italia) sia giunto in momento più opportuno. È stato infatti pubblicato il comunicato stampa e ilPosition Paper sulla corretta gestione dei rifiuti solidi urbani.

Si tratta di un documento condiviso che riporta le Linee Guida su un argomento che proprio in questi giorni è ancora una volta alla ribalta in seguito ai decreti attuativi che prevedono la costruzione di nuovi inceneritori.

Il documento vuole essere (come del resto tutti i documenti di Isde!) uno strumento corretto e puntuale  sia dal punto di vista scientifico che normativo a disposizione di amministratori, associazioni, cittadini interessati a conoscere il parere di medici che non hanno alcun conflitto di interesse sul tema trattato, ma che vogliono solo difendere la salute pubblica.

Nel Position Paper si affronta in particolare il problema dell’incenerimento dei rifiuti – con le relative implicazioni energetiche ed economiche – che, a onta delle indicazioni europee, viene invece sempre più incentivato dalle nuove norme italiane in materia. A tal proposito, con il supporto della letteratura scientifica internazionale, Isde Italia giudica questa pratica, non soltanto antieconomica, ma anche assai pericolosa per la salute dei cittadini. Ugualmente esplicitate le perplessità dell’Associazione sul conferimento in discarica dei materiali post-consumo, fonte di spreco di risorse e segnale evidente dell’incapacità di tante amministrazioni pubbliche ad affrontare adeguatamente il problema.

In un momento di scarsità di materie prime e di crisi ambientale ormai sotto gli occhi di tutti, è davvero paradossale che il tema dei rifiuti venga affrontato pensando di implementare il ricorso all’incenerimento che altro non è che fonte di inquinamento e spreco di risorse. Nel 3° millennio non si può più pensare a un’economia “lineare” in cui  si susseguono estrazione, produzione, consumo, smaltimento e in cui, terminato il consumo, termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto. In una visione “lineare” quindi si ricomincia ogni volta da capo, quasi vivessimo in un pianeta non già fin troppo avvelenato e in cui le risorse sono sempre più in via di esaurimento.

Ormai dobbiamo convincerci che l’unica via di uscita è pensare a una economia “circolare”, che, secondo la definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation “è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare, i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. L’economia circolare è dunque un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro. Questo del resto è quanto la stessa Commissione Europea in un documento del 2 luglio 2014 già raccomandava sollecitando e adottando “proposte intese a sviluppare un’economia più circolare in Europa e a promuovere il riciclaggio negli Stati membri. Il conseguimento dei nuovi obiettivi in materia di rifiuti creerebbe 580 000 nuovi posti di lavoro, rendendo l’Europa più competitiva e riducendo la domanda di risorse scarse e costose.”

Dal momento che ci sentiamo sempre ripetere per quanto attiene riforme, rispetto dei parametri economici, vincoli di bilancio etc. che “ce lo chiede l’Europa” , perché l’attuale governo si dimentica totalmente di queste altre richieste, visto che è sempre l’Europa a farcele? Dove sta la coerenza?



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Smaltimento rifiuti, Regioni in rivolta: "Non costruiremo nuovi inceneritori"

Un decreto di Renzi, all'interno dello Sblocca Italia, impone di costruire 12 nuove strutture, ma i presidenti coinvolti dicono tutti no: "Non servono". Michele Emiliano: "Gli elettori si sono espressi chiaramente contro la costruzione di impianti". Luca Zaia : "Abbiamo tre inceneritori e non ne costruiremo altri: siamo una Regione 'riciclona' e puntiamo dritti sul compostaggio". Le risposte di Crocetta, Chiamparino, Ceriscioli, Marini, De Luca

di Tommaso Rodano | 12 agosto 2015

governatori non lo sanno. Se lo sanno, fanno finta di non saperlo. In ogni caso: gli inceneritori del governo non li vogliono. Un rapido riassunto delle puntate precedenti: come scritto ieri dal Fatto, lo scorso 29 luglio le Regioni hanno ricevuto la bozza di decreto legislativo che attua una delle previsioni dello “Sblocca Italia” di Renzi (approvato a novembre 2014). Il testo stabilisce la realizzazione di 12 nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti in 10 Regioni: uno in Piemonte, Veneto, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Campania e Puglia, due in Toscana e Sicilia. Gli inceneritori sono sostanzialmente anti-economici, alternativi alla raccolta differenziata e hanno un impatto ambientale che puntualmente scatena le proteste furiose delle comunità a cui toccherebbe farsene carico. Infatti – governo Renzi a parte – non li vuole davvero nessuno.

La maggior parte dei presidenti di Regione sostiene di non aver ricevuto o preso visione del documento del 29 luglio. Nemmeno i governatori del Partito democratico. 

Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, fa sapere di “non aver ricevuto alcuna comunicazione al riguardo”, ma garantisce che sul suo territorio non sarà costruito nessun inceneritore: “È uno degli impegni che abbiamo preso in campagna elettorale: abbiamo costruito il nostro programma dal basso e gli elettori si sono espressi chiaramente contro la costruzione di impianti di incenerimento”. Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, è altrettanto risoluto: “Di inceneritori ne abbiamo uno e ci basta: il termovalorizzatore del Gerbido, alle porte di Torino, brucia quasi 416 mila tonnellate di rifiuti l’anno. Non ne sono previsti altri”.

Rosario Crocetta, governatore siciliano: “Io i termovalorizzatori non li farò mai. Li vuole Renzi? Il piano sui rifiuti ce lo facciamo da soli”. Per Luca Ceriscioli, eletto a fine maggio nelle Marche, un nuovo impianto sarebbe inconcepibile: “Quello di Macerata – spiegano i suoi collaboratori – è stato spento un anno fa proprio perché non ce n’è alcun bisogno. La raccolta differenziata è già al 63 per cento e si avvicina a rapidi passi al 70. Mancherebbero proprio i rifiuti con cui alimentare il termovalorizzatore: non abbiamo spazzatura da bruciare”. Anche Enrico Rossi, come i governatori precedenti, è stato eletto nel Pd. E nemmeno lui conosce il frutto avvelenato dello Sblocca Italia: “Non sapevo che il decreto prevedesse inceneritori in Toscana, né che da noi debbano essere addirittura due. Non è prevista la costruzione di alcun impianto”.

Catiuscia Marini (sempre Pd), governatrice dell’Umbria, conosce i piani del governo per la sua Regione, ma non ha nessuna intenzione di autorizzarli: “Non avrebbe senso. Abbiamo una differenziata, in crescita, al 50 per cento, con picchi del 70 a Perugia. Restano solo 100 mila tonnellate da smaltire: troppo poche per giustificare un termovalorizzatore. Il governo lo sa. Magari un impianto in Umbria può servire a smaltire i rifiuti di altre Regioni, ma noi non ci stiamo”. L’area individuata, quella di Terni, “ha già seri problemi di inquinamento”, aggiunge il direttore dell’Arpa umbra, Walter Ganapini.

Pure la Campania di Vincenzo De Luca dice no. Dal suo staff arriva una risposta netta: per costruire un termovalorizzatore a trazione secca servono almeno quattro anni. Tra quattro anni, secondo le stime, ci saranno 700 mila tonnellate di rifiuti da smaltire. Per questa cifra basta l’impianto di Acerra: non ce ne vuole un altro. La previsione del governo è basata su dati superati, numeri vecchi. Nel Veneto del leghista Luca Zaia di inceneritori ce ne sono già tre. Anche qui, degli inceneritori di Renzi nessuno sa nulla: “Il 25 maggio c’è stata inviata una comunicazione sul monitoraggio degli impianti esistenti. Di eventuali nuovi impianti nessuno ci ha detto nulla. Abbiamo tre inceneritori e non ne costruiremo altri: siamo una Regione ‘riciclona’ e puntiamo dritti sul compostaggio”.

Un filotto, insomma: nemmeno un governatore vuole autorizzare il piano del governo. Il problema per loro è che Renzi potrebbe non averne bisogno, se decidesse di forzare la mano: l’articolo 35 dello Sblocca Italia definisce i termovalorizzatori “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente”. E il comma 7 stabilisce l’applicazione del “potere sostitutivo”: in soldoni, se le Regioni negano il consenso all’impianto o “perdono tempo”, il Consiglio dei ministri può decidere di scavalcarle.

(ha collaborato Andrea Giambartolomei)

da Il Fatto Quotidiano del 12 agosto 2015



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IN TEMA DI INCENERIMENTO........COME TI INCENERISCO ANCHE GLI IMPIANTI ALTERNATIVI PER I RIFIUTI!!

#laguerradeirifiuti: in pochi mesi a fuoco 26 impianti di riciclo, compostaggio, trattamento meccanico

rifiutiCOMPOSTROGO.jpg

Negli ultimi mesi ben 26 impianti di riciclo, compostaggio e trattamento meccanico-selezione , depositi e discariche di rifiuti sono andati a fuoco.

Su questi roghi il Movimento 5 Stelle vuole vederci chiaro. Stefano Vignaroli, vice presidente della Commissione d'inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti porterà all' attenzione della Commissione un dossier per verificare se esiste un nesso che lega questi incendi e l'eventuale dolo oppure si tratta di semplici incidenti.

Una verifica che è obbligatoria. Specialmente dopo l'approvazione del decreto attuativo dell'articolo 35 dello Sblocca Italia che favorisce l'incenerimento dei rifiuti e la costruzione di 12 nuovi impianti a discapito di riciclo, compostaggio e trattamenti e recupero di materia a 'freddo'.

Da anni infatti in Italia lobby di discariche e inceneritori ed ecomafie giocano una sporchissima guerra dei rifiuti senza esclusione di colpi.

Rifiuti, che sono materie post consumo che oggi potrebbero essere tutte riciclate e inviate a compostaggio, ma per sporchi interessi trovano altre strade come la combustione o il seppellimento, danneggiando oltre che la salute umana anche l'economia virtuosa.

Per renderci conto di quello di cui stiamo parlando ecco un elenco degli ultimi incendi a impianti di riciclo, compostaggio, trattamento a freddo e discariche.

-9 agosto 2015: a fuoco la discarica di Gaggio Montano (Bo) gestita da Cosea, che è l'unica società di servizi ambientali non inglobata ad Hera nel bolognese. I tecnici parlano di autocombustione.

-2 agosto 2015: ad Aviano (Pordenone) va a fuoco l' impianto Snua. ). L'incendio ha mandato in fumo plastica da riciclare. Si è trattato del secondo rogo in pochi mesi in questo impianto di trattamento rifiuti e compostaggio.

-In Campania a Giugliano negli ultimi mesi sono andate a fuoco 4 discariche su 5 gestite dal Commissario. Con il forte sospetto che dietro questi roghi ci sia la mano dei clan . In ballo ci sono le bonifiche di questi terreni inquinati della 'Terra dei Fuochi'.
13 luglio 2015 - Si sviluppa un rogo nell'area di stoccaggio rifiuti della discarica di Marianna Mantovana (Mantova) .

-10 luglio 2015: incendio all'impianto Cosmari di Macerata con rogo di materie plastiche e allarme diossina. E' stata aperta una indagine per disastro ambientale.

10 luglio 2015 a Limbiate sempre nel milanese, era andato a fuoco in un incendio doloso un impianto di trattamento rifiuti. .

A metà luglio in provincia di Milano si sono registrati altri due roghi: a
Novate all' impanto Rieco che si occupa di riciclo di rifiuti industriali in primo luogo carta da macero. Pochi giorni prima a Robechetto era stato distrutto da un incendio l'impianto della DPC che si occupa di produzione e stoccaggio di prodotti chimici per l'industria cosmetica.

Dopo la nostra denuncia, ripresa da Il Fatto Quotidiano, sono giunte altre segnalazioni importantissime dal territorio. Che raggiungono così il numero di 26 in tutta Italia.

In Piemonte e Umbria da aprile ad oggi si sono infatti registrati i seguenti incidendi sempre ad impianti rifiuti.

4 giugno 2015 - incendio alla CMT di La Loggia (TO)

13 luglio 2015 - incendio a Settimo Torinese (TO) in deposito di materiale plastico.


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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 8/13/2015 04:12:00 PM




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