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mercoledì 22 marzo 2017

Vandali in casa e navigatori a vista

CITTADINI AREA FIORENTINA
VANDALI IN CASA E NAVIGATORI A VISTA
Pochi giorni fa sulla cronaca cittadina è comparsa la notizia che alcune magnolie della "nuova piazza Vieusseux" saranno "rimosse" perché prove tecniche di trazione hanno fatto emergere pericoli circa la loro stabilità.
La notizia, apparentemente non eclatante, è invece per noi importante e costituisce la conferma di quanto abbiamo detto nel nostro notiziario del 12 marzo circa il modo affrettato e privo di progettualità seria con cui si stanno realizzando a Firenze le nuove linee tranviarie.
La vicenda delle magnolie richiamata dalla stampa costituisce l'ultimo atto della manomissione di Piazza Vieusseux. Non bastavano alcuni recenti interventi di restringimento della sistemazione centrale a verde per un primo allargamento della sede stradale, ma oggi con la realizzazione della linea 3 si è completamente distrutta la originaria sistemazione a verde della piazza ormai ridotta a due aiuole laterali ai binari dei tram.
Per sopperire a vuoti di memoria di chi prontamente risponderà brandendo le ragioni della modernità e del progresso riportiamo qui il rilievo floristico della piazza effettuato nel 1997.
Quella sistemazione, risalente a oltre cinquant'anni fa, consisteva in un ampio parterre circolare delimitato all'esterno da quattro aiuole reniformi e con al centro un' aiuola tonda. Questa struttura compositiva era ornata con piantumazioni ben studiate: al centro, circondato da una spiaggia di eleagno e cratego un pino ( Pinus pinea, 1.93), sulle aiuole laterali un'alternanza di magnolie (Magnolia grandiflora, 3.48) e pioppi ( Populus Alba, 24.2), all'interno di una spiaggia mista di berberis vulgaris, lentaggine, alloro e lauroceraso; tutte le aiuole erano delimitate da un cordonato in pietra serena a becco di civetta subbiato.
Insomma un esempio che anche nella piccola scala della piazza costituiva ancora una testimonianza della grande tradizione orticola e giardiniera della nostra città.
Una testimonianza che gli amministratori di questa città hanno cancellato in questi ultimi decenni rinnovando così quella genia funesta che Antonio Cederna con grande efficacia aveva classificato col termine di "vandali in casa" .
Ma la violenza sulle povere magnolie che si sta consumando in questi giorni è anche l'esempio già da noi descritto ampiamente, di quella nociva e costosa prassi della "navigazione a vista" nella realizzazione delle opere pubbliche.
Sulla questione vorremmo che chi decide, dirige e controlla i lavori della linea 3 della tramvia rispondesse a queste domande:
- perché nel progetto definitivo della linea 3 le magnolie che ora si vogliono abbattere/rimuovere (alcune delle sei secondo la cronaca) erano indicate fra le alberature che sarebbero state conservate ?
- perché appunto eventuali prove di trazione non sono state fatte allora e non solo adesso a lavori già quasi ultimati ?
- non è che quelle magnolie, notoriamente alberi molto stabili, abbiano avuto problemi a causa di tutto ciò che è stato fatto attorno a loro con il cantiere come appare chiaramente anche dalle foto attuali (insomma, i progettisti e chi ha approvato il progetto sapevano che una magnolia come ogni altra pianta d'alto fusto ha un apparato radicale che è la sua parte più sensibile e delicata anche se non si vede perché è sotto terra ?
- c'è una relazione fra la rimozione delle magnolie e le linee aeree di alimentazione elettrica dei tram ?


PER QUANTO SOPRA DETTO E SOPRATTUTTO PER IL VALORE CHE NOI ATTRIBUIAMO AGLI ALBERI DELLA CITTA', CHE CONSIDERIAMO NON DEGLI ELEMENTI DI ARREDO MA DEGLI ESSERI VIVENTI E DEI FRATELLI, CI AUGURIAMO CHE TUTTO QUESTO NON PROSEGUA NEL SILENZIO MA RICHIAMI L'ATTENZIONE DELLE PUBBLICHE AUTORITA' (DALLA SOPRINTENDENZA AI BENI CULTURALI ALLE PROCURE DELLA REPUBBLICA E DELLA CORTE DEI CONTI) PERCHE' SI PROVI AD ARGINARE I DANNI AL PATRIMONIO CITTADINO PERPETRATI NEL NOME DEL PROGRESSO DA QUESTI NOSTRANI "VANDALI IN CASA".

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domenica 19 marzo 2017

C’ERA UNA VOLTA IL PARCO FLUVIALE DELL’ARNO...

Comitato SAN SALVI CHI PUO'
www.firenzecomitatosansalvi.blogspot.com - comitatosansalvi@email.it
Cell: 328 7644679

C'ERA UNA VOLTA IL PARCO FLUVIALE DELL'ARNO

Lo scempio è fatto!!

Oramai i cantieri sono già al lavoro e il campeggio di Rovezzano è in costruzione.... a nulla è servito anche l'intervento di denuncia del nostro Comitato, quando già nel dicembre 2013 con un documento intitolato "Il consumo di suolo c'è eccome" scrivevamo che con il progetto del campeggio, "prosegue la dissennata distruzione degli ultimi lembi di quel paesaggio agrario storico che un tempo cingeva il centro urbano di Firenze. Nei pressi del mulino di San Michele a Rovezzano, infatti, fino a poco tempo fa era ancora visibile una notevole testimonianza della ricchezza agricola che caratterizzava un tempo la magnifica corona rurale fiorentina, con le sue colture promiscue di orti, frutteti e oliveti. Un patrimonio rurale che negli ultimi anni è stato più volte eroso, dall'espansione edilizia, dalla viabilità asfaltata e da insediamenti sportivi, dove però rimanevano ancora degli ettari coltivati, residuali certo, ma per questo ancora più preziosi, che adesso vengono spazzati via dalla installazione di un grande campeggio gestito da una holding privata.


Nel piano regolatore del 1996, la fascia pianeggiante a destra dell'Arno, veniva destinata al sistema essenziale del verde e considerata paesaggio agricolo di raccordo con l'area urbana facente parte della bassa valle del torrente Mensola, a sua volta parte dell'articolato piano del parco dell'Arno e dei suoi affluenti. Un piano che non troverà mai realizzazione visto che se ne stanno a poco a poco distruggendo le varie parti, interrompendo così quella continuità prevista fra il parco storico delle colline e l'Arno. Questo ennesimo episodio smentisce ancora una volta i vanti sbandierati dal sindaco Renzi, che dichiara ai quattro venti che con la sua politica si sarebbe bloccato ogni consumo di nuovo suolo. In questo caso del suolo fertile viene sacrificato sull'altare degli interessi dominanti della monocultura turistica, in barba ad ogni salvaguardia del patrimonio rurale ancora esistente.
 
Il Regolamento Urbanistico (RU) approvato poi il 02/04/2015 con il sindaco Nardella, fedele prosecutore della politica renziana, ha puntualmente ratificato il progetto della mega installazione turistica, nel segno della preminenza assoluta degli interessi privati su quelli generali, cambiando la destinazione di queste area (vedi scheda norma AT 03.02 Campeggio Rovezzano) e compromettendo così "un'area preziosa dal punto di vista paesaggistico e ambientale ma anche particolarmente delicata sotto l'aspetto del rischio idrogeologico", come abbiamo rilevato nelle nostre osservazioni al RU del 2014. 

Infine il Consiglio Comunale del 21/11/2016 approva a grande maggioranza (21 favorevoli con 6 contrari) lo schema di convenzione per la compensazione degli impatti generati dall'incremento/modifica del carico urbanistico che dà il via alla costruzione di una vera e propria cittadella del turismo costituita da "mega campeggio da 7 ettari con 450 piazzole per tende, camper e roulotte, due piscine, ristorante con terrazza da 1.600 metri quadrati, campo da calcetto e pallavolo, un parcheggio auto da 200 posti, supermercato..." (La Repubblica del 18/3/2016).
Dunque un'operazione di trasformazione urbanistica estremamente pesante nella sua dimensione e  concentrazione di funzioni, che riduce, in questo importante tratto, il parco fluviale dell'Arno (una delle idee più qualificanti e innovative del Piano Regolatore Vittorini) alla mera pista ciclabile; affliggendo nel contempo un ulteriore danno irreparabile al paesaggio rurale fiorentino in quelle che erano le sue piantagioni tradizionali, in nome di una modernità che fa tabula rasa del passato, della storia e della bellezza che essa ci ha consegnato.

Quaderno "Il regolamento urbanistico del Comune di Firenze: analisi e controproposte": https://drive.google.com/file/d/0Bwb6m7_eTBpTM3hiYWxKcTZCaWM/view



Il terreno, fino a qualche anno fa coltivato, ora completamente alterato.


I lavori di "costruzione" del campeggio; sullo sfondo, quasi invisibile, la torre del mulino di San Michele a Rovezzano.



venerdì 17 marzo 2017

Un Sindaco, la sua legge, il suo stadio

CITTADINI AREA FIORENTINA
UN SINDACO, LA SUA LEGGE,
IL SUO STADIO
Le obiezioni al progetto del nuovo stadio della AC Fiorentina avanzate in misura e con accenti diversi dalle opposizioni in Palazzo Vecchio hanno riguardato le eccedenze volumetriche di quelli che la cosiddetta 'legge sugli stadi', detta anche 'legge Nardella' (147/2013) definisce "interventi funzionali al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario e concorrenti alla valorizzazione del territorio in termini sociali, occupazionali ed economici". Si tratta in realtà della proliferazione cementizia che accompagnerà l'agognato stadio (servizi, funzioni turistiche e ricettive, fun shop, shopping center e ogni genere di spazi e funzioni indotti dal marchio della squadra) richiesta dal privato per compensare l'investimento. Superfici smisurate (87.000 mq. oltre ad uno stadio per 40.000 spettatori) che stanno provocando un balletto di dichiarazioni tra Comune e Fiorentina e che interessano anche Unipol e Società Aeroportuale, circa il destino dell'area Mercafir di Novoli e del PUE di Castello. Il tutto a spese di un quartiere già sottoposto ad ogni tipo di carico e rischio (aeroportuale, per l'incenerimento, per la mobilità, ecc.) e in ultima analisi dell'intera città visto che è in gioco anche il destino dell' 'Artemio Franchi'. Va aggiunto che la situazione è grave ma non seria, visto che i Della Valle devono ancora individuare i partners finanziari per l'operazione e che, contrariamente a quanto esige la legge voluta dal Nardella parlamentare non c'è per adesso alcun Piano economico finanziario che la sostenga.
Non ci sembra invece che nel dibattito siano stati ricordati i dubbi sulla costituzionalità di questa norma, inserita nella legge di Stabilità per il 2014, la quale prevede procedure semplificate per la realizzazione e l'ammodernamento di vari tipi di impianti sportivi.
Eppure fin dall'inizio del suo tormentato iter quei dubbi furono sollevati visto che, secondo l'art. 117 della Costituzione (uscito indenne dal Referendum del 4 dicembre 2016), tutto ciò che riguarda il governo del territorio e la localizzazione di impianti e attività resta prerogativa delle Regioni.
La 'legge Nardella', che precede di poco l'insediamento di un Governo Renzi interessato ad un forte ridimensionamento delle autonomie locali , "sostituisce ogni autorizzazione o permesso comunque denominato" e "determina la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell'opera medesima". Tanto che nella conferenza dei servizi indetta dalla Regione la procedura di variante è dettata direttamente dalla norma statale utilizzando meccanismi sostitutori in capo alla Presidenza del Consiglio. Secondo la Costituzione invece, salvo casi di pubblica utilità, lo Stato può soltanto indicare norme di pianificazione territoriale con un elevato grado di generalità ed astrattezza.
Nel corso della lunga discussione che ha preceduto la pubblicazione della legge è stato anche ricordato che lo Juventus Stadium fu realizzato nel 2011 senza usufruire di quei meccanismi. Da qui il sospetto che si volessero favorire operazioni di speculazione immobiliare da parte di grandi e piccole società sportive. Sospetto confermato, nell'imminenza dell'approvazione della legge, quando l'esclusione dai premi edificatori della funzione residenziale suscitò la vibrante protesta del Presidente della Lega di serie A Maurizio Beretta, in difesa dei sostanziosi ricavi a cui le società non volevano rinunciare.
Analoghi profili di incostituzionalità sono stati recentemente riscontrati dal Presidente onorario aggiunto di Cassazione Ferdinando Imposimato che, alla vigilia dell'accordo sullo stadio della A.S. Roma a Tor di Valle, aveva sostenuto l'opportunità dell'annullamento d'ufficio della "delibera Marino" contenente, secondo il magistrato, profili di incostituzionalità per mancanza dell'interesse pubblico a causa dell'eccessiva estensione del piano in un' area di rischio. Tanto che il controverso accordo tra Giunta capitolina, costruttore e A.S. Roma prevede il taglio del 50% delle cubature previste dal progetto originario (il 60% in meno per la parte relativa al Business Park).
Nonostante un'opinione pubblica appannata dal tifo calcistico e mitridatizzata dal succedersi di leggi che mirano ad annullare qualsiasi tutela o governo del territorio, il tema della costituzionalità di questa legge non può che essere riproposto.
DOVREBBE FARLO IN PRIMO LUOGO LA REGIONE ESPRIMENDOSI IN PROPOSITO E PREPARANDOSI, NELLA EVENTUALE CONFERENZA DEI SERVIZI DECISORIA, AD ANNULLARE D'UFFICIO QUALSIASI ATTO DELIBERATO IN PROPOSITO PER MANIFESTA ILLEGITTIMITA'.


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martedì 14 marzo 2017

Giornata Nazionale del paesaggio a Bagno a Ripoli - 14 marzo 2017


Nel nuovo Auditorium della scuola Redi si è tenuta la Commemorazione della Giornata del Paesaggio Ripolese.

Dopo aver ricordato che l'Auditorium non si poteva fare in zona di esondazione ma che per par condicio con il Ponte di Vallina lo si è potuto fare ugualmente adottando idonee tecniche, la giornata è scorsa liscia come l'acqua.

“Un’altra importante giornata per il nostro territorio – ha dichiarato il Sindaco Francesco Casini – che ha potuto mostrare con orgoglio le nostre eccellenze di indiscussa qualità paesaggistica.

 La sfida è ora quella di portare a termine queste grandiose opere, seriamente convinti del fatto che le stesse miglioreranno ulteriormente il nostro paesaggio e la qualità della vita di tutti i cittadini ripolesi, grazie all’Isone calcificato e al benefico aumento del traffico e dello smog sulle nostre strade”.

I Sindaci di Pontassieve e Fiesole, presenti all’evento, non hanno rilasciato dichiarazioni, essendosi messi direttamente a ridere dopo essersi scambiati eloquenti sguardi di complicità.

lunedì 13 marzo 2017

Ma come fanno i francesi ?

CITTADINI AREA FIORENTINA
MA COME FANNO I FRANCESI ?
Composizione dei costi delle Linee 2 e 3 della tramvia
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In un post recentemente pubblicato su ' Mondo Elettrico', blog che si occupa di mobilità e ambiente, si confrontano i costi per km di una linea tranviaria di Montpellier e quelli previsti per le tre linee tranviarie di Firenze. Questi ultimi risultano di 7 volte superiori. La fonte è un articolo pubblicato nel mese di febbraio da ARPAT, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana.
Firenze
Linea 1 - 30milioni/km
Linee 2 e 3 - 35,416milioni/km.
Montpellier
Linea 4 - 4,536 milioni/km.
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La domanda che ci si pone è: come hanno fatto i francesi a fare una tramvia che costa di gran lunga meno delle nostre ? O meglio: come abbiamo fatto noi a spendere così tanto ?
Entrando nel dettaglio dovremmo ricordare che il sistema tranviario fiorentino, già del tutto snaturato con la priorità accordata alla linea di Scandicci (non certo il problema trasportistico prioritario della frantumata città di Firenze) conobbe, all'epoca della prima giunta Domenici, una certa approssimazione nelle progettazioni e nelle procedure. Una prima gara andò deserta. Ricorsi amministrativi incrociati e richieste di sospensiva sulla gara successiva rinviarono l'aggiudicazione dell'appalto e fu necessario rivedere progetto e tracciato. Per mancanza di "luce idraulica" si dovette riprogettare in extremis il ponte sull'Arno, occupando una porzione di Cascine e la parte iniziale del Viale degli Olmi. Da una gara sulla base di un progetto esecutivo prodotto da Comune, ATAF e Italferr – nessuno famoso come progettista di tram né come trasportista - si passò ad una gara a prestazioni integrate con progettazione esecutiva (svolta poi in itinere) a cura del Consorzio Cooperative di Costruzioni, Ansaldo-Breda e Baldassini-Tognozzi. Per la Linea 1, inaugurata dieci anni dopo l'apertura dei primi cantieri, ciò volle dire oltre 40 varianti in corso d'opera, con una esponenziale lievitazione dei costi.
Anche il ripetuto ricorso a viadotti e trincee (persino l'abbattimento di un edificio), per risolvere le interferenze con l'impianto edilizio e stradale contribuì non poco a gonfiare i costi. Spuntò alla fine una rete tranviaria fatta di tre "mezze linee", affatto diversa da quella inizialmente prevista, che ricalca, senza innovare e senza razionalizzare, spezzoni della vecchia rete bus.
Dovremmo anche ricordare che le Linee 2 e 3 si realizzano in project financing, per cui il Comune di Firenze concede carta bianca alla società di progetto Tram di Firenze S.p.a. (RATP, ATAF e le ditte costruttrici). Che dopo il fallimento dei costruttori e il mancato subentro di Impresa S.p.a. nel 2013, i cantieri furono affidati a Grandi Lavori Fincosit S.p.a. Che lo stralcio del passaggio dal Duomo produsse una riformulazione completa del piano economico e finanziario di un progetto che si rimise in moto nel 2014 grazie al finanziamento di Cassa Depositi e Prestiti, MPS, Intesa San Paolo e, in piccola parte, di Banca Europea degli Investimenti. Il finanziamento pubblico alla fine risulterà compreso tra il 70 e l'80%. Il contributo della "finanza di progetto" è probabilmente inferiore ad un normale ribasso d'asta e l'apporto in know how non pare sia stato un granché. Il risultato economico sarebbe stato più brillante e la libertà decisionale intatta con una normale gara al ribasso.
La Società di progetto, così come la Società esercente, lungi dall'occuparsi del sistema della mobilità nel suo complesso, si limitano a sostituirsi ad alcune linee bus più redditizie (gestite dalla privatizzata ATAF), lasciando la rete disastrata. Il tutto in mancanza, da parte dell'Amministrazione comunale, di una qualsiasi scala di priorità, di dati elementari riguardanti il bacino di traffico e di un vero Piano della Mobilità.
Esattamente il contrario di quanto si fa a Montpellier dove un'unica Autorità - Montpellier Méditerranée Métropole - organizza il trasporto pubblico, regola gli spostamenti dell'area, definisce gli investimenti, la politica tariffaria e l'offerta di trasporto sul territorio. Analoga autorità (da non confondersi con l'azienda dei trasporti) la si ritrova ovunque in Europa ci sia un sistema che funziona. Sovente ad essa si assoggetta anche il Servizio Ferroviario di bacino.
Mentre a Firenze una debole Città Metropolitana può occuparsi di Marradi e Castelfiorentino, ma non di Prato e Poggio a Caiano, a Montpellier tutte le modalità di trasporto si combinano tra loro connettendosi con i bus extraurbani, i treni regionali e quelli a lunga percorrenza.
I NOSTRI TIFOSI DEL TRAM CHE PROPUGNANO L'ESTENSIONE GENERALIZZATA DI QUESTA MODALITA', ISPIRANDOSI - DICONO - A SCENARI TRANSALPINI, CONOSCONO QUESTI DATI ? CONOSCONO LA CULTURA PROGETTUALE E AMMINISTRATIVA CHE NE STA ALLA BASE ?
E I NOSTRI AMMINISTRATORI, OLTRE A UNA SERIA ANALISI EX POST DEI COSTI E DEI BENEFICI DELL'IMPRESA, NON DOVREBBERO AVVIARE UN SERIO RIPENSAMENTO SU NATURA E FUNZIONI DELLE AREE METROPOLITANE ?


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sabato 11 marzo 2017

mercoledì 8 marzo 2017

Che fine ha fatto il PUT per i tunnel TAV?

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 7 marzo 2017

Il sottoattraversamento TAV è un progetto irreale, prima viene abbandonato, meglio è


Il Comitato No Tunnel TAV di Firenze valuta con sconforto le risposte date dall'assessore Stefano Giorgetti all'interrogazione in Consiglio Comunale posta da Tommaso Grassi per sapere a che punto è l'iter autorizzativo del PUT (piano di utilizzo) delle terre di scavo che verrebbero prodotte nella realizzazione delle gallerie. I termini entro i quali il Ministero dell'Ambiente avrebbe dovuto pronunciarsi sul piano presentato da Nodavia scadono oggi, ma pare non se ne sappia ancora nulla.
Nella normativa vigente non esiste il principio del silenzio-assenso in questa materia, per cui suona strano questo silenzio tombale sull'esito della verifica da parte del Ministero.
Il "piano di utilizzo delle terre" necessita di una autorizzazione indispensabile per poter stoccare le terre prodotte dalla fresa a Santa Barbara, nelle ex miniere del comune di Cavriglia; questo ritardo nella risposta ministeriale, che segue anni di attesa da parte di Nodavia e FS per presentare il PUT, è segno evidente che ci sono problemi seri nel prevedere lo smaltimento di milioni di metri cubi di terra contaminata.
Sono anni che il problema è stato ipocritamente ignorato da FS, Nodavia e Ministero dei Trasporti; si è arrivati addirittura a modificare la normativa italiana su questo argomento andando anche in contrasto con le normative europee, ma evidentemente il progetto di "risanamento ambientale" pensato con queste terre inquinate è troppo squinternato per poter essere realizzato.
Se accanto a questo grave errore progettuale si mettono anche tutte le altre criticità, denunciate in questi anni dal comitato e gravemente sottostimate da FS e Nodavia, non resta che fare ancora un accorato appello  al buon senso affinché si abbandoni questo sciagurato progetto che è semplicemente irrealizzabile se non a costi elevatissimi per la città di Firenze.
Se a questi problemi tecnici aggiungiamo la spettacolare inutilità dell'opera - tanto che, non sapendo come riempire l'enorme stazione in costruzione, si è pensato di trasformarla in fermata di bus – non resta davvero che sperare in un residuo di raziocinio delle istituzioni perché questo progetto TAV sia cancellato dalla lista delle cose da fare e anche dalla memoria della città.

Comitato No Tunnel TAV Firenze