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martedì 18 settembre 2018

Mariarita Signorini nuovo presidente di Italia Nostra


Mariarita, 26-11-2013 alla Rufina
Anche noi della Valdisieve, ci uniamo agli auguri di buon lavoro a Mariarita Signorini per essere stata eletta Presidente Nazionale di Italia Nostra.
Mariarita è stata sempre presente quando l'abbiamo chiamata per fare da relatore, moderatore ai nostri eventi in Valdisieve e anche per controfirmare, in adiuvandum, il ricorso contro l'AIA e la VIA per l'inceneritore di Selvapiana.
Grazie ancora da tutti noi.

Associazione Valdisieve 
Associazione Vivere in Valdisieve

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Mariarita Signorini, già presidente dal 2016 della Consiglio Regionale della Toscana di Italia Nostra, è stata eletta Presidente Nazionale di Italia Nostra, storica associazione nata nel 1955 per difendere il patrimonio storico, artistico e naturale italiano.
Di origini Lombarde, Maria Rita Signorini vive a Firenze, dove svolge la professione di restauratrice per le Soprintendenze della Toscana e della Lombardia. Ha scritto saggi per libri, riviste d'arte e cataloghi di mostre. Nel 2017 ha pubblicato un libro sul suo recupero del Caravaggio di Cremona. Dal 2006 è stata Consigliere nazionale e membro di Giunta fino al 2015. È promotrice di battaglie che esulano dai confini cittadini e regionali, data l'importanza che il paesaggio toscano e i suoi beni culturali rivestono a livello mondiale.
Succede a Oreste Rutigliano che ha retto il timone dell'associazione da maggio 2017 fino ad oggi.
"Sono onorata di essere stata eletta alla presidenza della più autorevole associazione di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico italiano. Sarò la presidente di tutti i soci e spero di riuscire a coinvolgere le giovani generazioni a farsi parte attiva nella difesa dell'identità culturale del nostro paese, aderendo alle nostre campagne di sensibilizzazione", dichiara la neo eletta presidente.
Nella seduta odierna di insediamento del nuovo Consiglio Direttivo sono stati inoltre eletti Vice-Presidenti Alberto Ferruzzi, Ebe Giacometti e Teresa Liguori, a completare la Giunta sono stati eletti Giovanni Bassi, Cesare Crova, Marco Di Fonzo, Maria Rosaria Iacono e Maria Paola Morittu.
Tanti auguri di buon lavoro al nuovo Consiglio Direttivo da tutta Italia Nostra!

Flavia Corsano
Ufficio stampa Italia Nostra
cell. 335-5344767 – ufficiostampa@italianostra.org
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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 9/16/2018 02:23:00 PM

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giovedì 13 settembre 2018

Chi io ?

CITTADINI AREA FIORENTINA
CHI IO ?
IL PRESENZIALISMO DI NARDELLA E LA CATASTROFE  CENTRO STORICO
Al giornalista Antonello Caporale che intervistandolo sul "Il Fatto Quotidiano" afferma che "Firenze non è più una città ma un luna park", Dario Nardella ha così risposto: " Vada a dirlo a chi campa di turismo, ai fiorentini che vivono affittando le case".
Come fosse un passante innervosito e non il Sindaco di Firenze che mette in vendita la città sul mercato immobiliare internazionale, contribuendo ad espellere residenti. Che si disfà del patrimonio residenziale pubblico e mette a rischio quello architettonico e culturale (con misure urbanistiche e con lo scempio dei pali tranviari).  Che trasforma la città in un triviale set cinematografico dal 26 agosto al 22 settembre, paralizzandola più di quanto non avesse già fatto il suo Assessore alla "Mobilità". Un Sindaco che pensa di porre rimedio al carnevale incessante dell' over tourism con la deambulazione masticante o innaffiando i sacrati delle chiese.
Quanto ai fiorentini, e in particolare a quei forse 10.000 superstiti del Centro Storico, perché colpevolizzarli ? Che altro dovrebbero fare  dopo che negli anni gli si è distrutta la città che conoscevano ? E visto che li si invita quotidianamente (con le buone o le cattive) a fuggirne ? Mentre lui di fronte a questa catastrofe, ridipinge le facciate dei ruderi, imbelletta le piazze, finanzia gli antifurto invece di provvedere seriamente alla pubblica sicurezza o quanto meno alla pubblica decenza ? Quanto ad altre sue più recenti dichiarazioni, pubblichiamo la reazione a caldo di una residente (resistente) del Centro storico:
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"Giù le mani dalla città". Così si è espresso Nardella a Roma a proposito dell'aeroporto e delle periferie fiorentine.*  
I cittadini dovrebbero dirlo a lui: giù le mani dalle piazze cittadine e dagli interventi di carattere 'estetico' nella città. Ultimo disgraziato proposito quello di spendere 4,5 milioni di euro per il tetto e il restauro delle 'facciate' di S. Orsola, inutile spreco di denaro dal momento che l'ex monastero dovrebbe essere oggetto quanto prima di un progetto riqualificante dell'isolato.
Non dimentichiamo la limitrofa piazza del mercato occupata in buona parte da disastrosi cassonetti dove fa bella mostra un pezzo di tettoia del vecchio mercato rimontata lì per testimonianza storica e ora diventata copertura di una rastrelliera e di un ammasso di biciclette!
Si tralascia piazza del Carmine spacciata come 'modello' da copiare o la recente piazza dei Ciompi…. aspettando Piazza Indipendenza.
Risanare le strade e ripulirle da tutto quanto le degrada sembra forse al sindaco carente di visibilità o troppo poco 'estetico'?

* In occasione di un incontro tra ANCI e il premier Conte per discutere del ripristino dei finanziamenti alle periferie, tagliati dal decreto "mille proroghe".
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La nuova Piazza del Carmine, inaugurata il 16 giugno
La nuova Piazza dei Ciompi, inaugurata il 7 settembre
Proprio le discusse piazze dei Ciompi e del Carmine, "riqualificate" e inaugurate recentemente, sono state criticate da più parti, persino da un editoriale del Corriere Fiorentino: "Il caso dei Ciompi riapre il capitolo della città futura, che non può essere un insieme di tasselli scombinati, pensati separatamente l'uno dall'altro".
Condivisibile anche la nota dell'Ordine degli Architetti. E' "difficile pensare che oggi un turista scelga di visitare una delle due piazze appena ripristinate se non per i manufatti storici e monumentali che ospitano. Questo non significa pretendere architetture sensazionalistiche, ma progetti misurati che escano dalla banalità. In Europa si assiste a processi ben diversi di partecipazione e realizzazione, con il ricorso a bandi di gara che consentono di calibrare consapevolmente le scelte dell'amministrazione su obbiettivi di qualità e budget, basti pensare nella vicina Francia, ai recenti interventi realizzati per Place de la Nation e Place  d'Italie [a Parigi NdR.] "    .
E' iniziata la lunga campagna elettorale in vista delle elezioni del 2019. Ci auguriamo che il Sindaco uscente Nardella, nel suo impaziente attivismo, non finisca, come l'Astolfo dell'Ariosto, col cercare sulla Luna il senno. Il suo però, non quello di Orlando.


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Associazione "Vivere in Valdisieve" || LETTERA APERTA A TUTELA DELLA EX MANIFATTURA BRUNELLESCHI A SIECI



Con la presente vorremmo sollevare di nuovo il problema della ex Manifattura Ceramiche Brunelleschi (Appello/2017[1]).
A distanza di più di un decennio dalla chiusura della Fabbrica è legittimo porsi l'interrogativo se, la mancata assunzione di responsabilità di chi doveva salvaguardare l'immobile e le sue attrezzature di archeologia industriale, abbia avuto come risultato il totale abbandono di tutta l'area alle incurie del tempo.

Forse la curatela e le amministrazioni competenti (esclusa la Soprintendenza che, nell'ambito delle proprie competenze, ha sempre cercato di salvaguardare il bene), al tempo del fallimento, obnubilati dal defunto boom edilizio, hanno scordato che nel Piano Strutturale del Comune di Pontassieve gli Opifici antichi (il nostro è datato intorno al 1700) siano oggetto esclusivamente di restauro conservativo.

Con la stessa dimenticanza, a suo tempo, sono stati demoliti due importanti testimonianze di Archeologia Industriale: gli Opifici delle Vetrerie del Vivo e la Fornace dei Veroni, con la sua splendida Ciminiera.

La Manifattura ex Brunelleschi è rimasta prigioniera di un complesso sistema di curatele (esisteva un curatore per il Marchio di Ceramiche di Pregio che sembra sia stato svenduto, a pochissimo prezzo, ad una grande ditta di Modena, esiste tutt'ora un curatore per l'immobile e l'area di proprietà) e di una serie di aste fallimentari andate tutte deserte (ad ognuna di queste il prezzo viene ribassato). In questa intricata situazione sembra che qualcuno abbia avuto l'idea originale di assegnare ad una Ditta la raccolta di tutto il ferro esistente nella fabbrica. Così, insieme ad infissi, anche attrezzature, utensili e resti di forni antichi, esempi di archeologia industriale, potrebbero essere stati venduti come ferrovecchio.

La Famiglia degli Albizzi, in particolare Vittorio, contribuì a rendere l'area intorno alla Brunelleschi e alle Gualchiere densamente operosa e collettivamente unita, i due immobili, destinati alla produzione, furono curati in maniera pregevole. L'Arno non era un confine che separava tre Comuni ma un motivo di unione nel lavoro e nelle relazioni.
La Brunelleschi aveva un rapporto diretto con il Fiume, come risulta da una intervista fatta ad un vecchio operaio:
"Le mie informazioni si basano su un vecchio documento e sui racconti dei vecchi operai. Esisteva un collegamento diretto della fabbrica con il fiume, attraverso una galleria che sfociava nel piazzale. Il cosiddetto PORTO ha avuto negli anni funzioni diverse: era sicuramente un punto di arrivo per i Renaioli che trasportavano, secondo le esigenze produttive o la rena oppure la Mota (fango del fiume). I barchetti entravano direttamente in fabbrica. Doveva funzionare anche come punto di ingresso delle piene del fiume, per la successiva sedimentazione del fango. Quell'area enorme non è altro che una gigantesca vasca di raccolta che, adesso si è innalzata di più di tre metri.
Successivamente sono state introdotte delle pompe che rendevano meno casuale l'approvvigionamento della materia prima. I pistoni in cemento e ferro delle pompe sono ancora appoggiati in un angolo del vecchio capannone. Quando sono stato assunto in Brunelleschi la parte finale del "porto" era già stata interrata per far posto ad uno dei capannoni più moderni. Ne rimangono gli ultimi dieci metri, quelli più vicini alla statale. Un arco si apre sotto la statale e la attraversa per una decina di metri, sfociando in Arno. Adesso dovrebbe essere completamente interrato. Come tutto quello che riguarda lo stabilimento Brunelleschi, la sua costruzione è una meraviglia. Non tanto per l'opera ingegneristica, ma per l'uso sapiente dei materiali da costruzione. I muri sono una miscela di pietra e mattoni, che però lascia poco al caso, ma presenta la ricerca dell'ortogonalità e del piano. Le pietre, come quelle delle facciate degli immobili originali, sono sbozzate e squadrate a mano. I mattoni prodotti in loco. È interessante vedere come altre parti, sempre in pietra ma di epoca più recente, siano già molto diverse. Negli originali non c'è mai una "madonna", che non è altro che una pietra posta in verticale, anziché poggiata sulla parte di maggior superfice, in orizzontale quindi. Un occhio attento lo nota subito riuscendo ad apprezzare il lavoro svolto per la durata nel tempo e non per la rapidità dello sviluppo del lavoro.
È proprio per questa caratteristica che i muri sono ancora in piedi e vedranno, prima di crollare, l'estinguersi di coloro che hanno dato il loro contributo a questo stato di cose." 

L'epoca attuale è ben diversa: la valle dell'Arno è circondata da Comuni che, nelle difficoltà di un economia propria ha puntato tutto negli oneri di urbanizzazione, producendo una crescita insediativa disordinata in cui famiglie di pendolari, che considerano la casa quasi come un dormitorio, si disinteressano alla vita sociale del proprio Comune.

Avevamo, a suo tempo, fatto la proposta di una scannerizzazione digitale, in 3D, che sarebbe servita a ricostruire al computer tutta la fabbrica nei più minimi particolari, e aprire un portale accessibile interattivo in grado di arricchirsi di informazioni ed essere attrattivo anche per il turismo di archeologia industriale. La risposta è stata negativa.

Per questo chiediamo

-Di non cancellare le poche opere rimaste di archeologia industriale, ma riscoprirne la loro memoria storica rendendole fruibili alla collettività, inserendole in un percorso storico-culturale-formativo che si aggiunga ai punti di interesse del centro storico, del Castello e delle Mura;

-che nelle trattative con eventuali compratori venga richiesto, almeno per quanto riguarda la parte più antica della fabbrica, di creare un area museale aperta al pubblico e di realizzare un corridoio ciclopedonale in sicurezza per poter ammirare l'aspetto architettonico degli immobili nel loro complesso che rimanga come itinerario culturale, di svago e di sport per tutti i cittadini e turisti;

-di fare il possibile per ristabilire un contatto con il fiume, riaprendo l'antica galleria in mattoni, prodotti in loco, che collega la fabbrica al fiume stesso;

-che si giunga al più presto ad ottenere i fondi per una bonifica come risulta dal Progetto di Bonifica già presentato a suo tempo alla ASL dopo che furono rilevati molteplici aspetti critici di natura ambientale (rifiuti, rifiuti potenzialmente pericolosi, eternit, ecc.). 

Crediamo che rendere di uso collettivo, almeno una piccola parte della Fabbrica, sia un passo importante che faccia crescere la consapevolezza di una matrice in comune e un senso di appartenenza che apre all'idea di inclusione.


Pontassieve, 10 Settembre 2018


Associazione "Vivere in Valdisieve"
La Presidente Roberta Vigna







QUI PDF

Le marachelle di Solvay in Europa e Miteni in Italia.



PeaceLink incontra il Ministero dell'Ambiente sulla procedura ILVA. In particolare ci si è soffermati sulla Valutazione del Danno Sanitario di tipo preventivo. Presentati al governo due documenti, contenenti 50 tesi sull’Ilva e la quantificazione dei danni sanitari e ambientali. Clicca qui.

Sapete cosa significa non poter lavare un’insalata? Non potersi lavare i denti? Fare una doccia al figlio? Perché sapete che l’acqua è avvelenata da PFOA della Miteni? Le mamme di Vicenza dicono: basta! Cinque giorni e cinque notti di presidio permanente davanti alla Procura per chiedere risposte concrete. Un disastro ambientale che coinvolge tre province – Vicenza, Padova e Verona – con 30 comuni e oltre 500 mila persone. Clicca qui. Le Sostanze Perfluoro Alchiliche sono acidi molto forti, altamente tossici che agiscono come interferenti endocrini, accumulandosi nei tessuti e provocando – tra l’altro – alterazioni alla tiroide, innalzamento del colesterolo e infertilità maschile. Sono state assunte quotidianamente per decenni da migliaia di persone che pensavano di utilizzare acqua potabile. Ad Alessandria, malgrado le nostre denunce su lo scarico di Solvay fino al Bormida, è grave l’indifferenza delle Istituzioni.

PFOA: presidio davanti alla Procura per chiedere la chiusura della fabbrica e la bonifica del territorio. Si conclude il lungo agosto “No Pfas”, che ha portato la questione del grave inquinamento sui tavoli dei ministeri dell’Ambiente e della Salute. Intanto, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una risoluzione per avviare la bonifica e continua il monitoraggio sanitario della Regione sui residenti della “zona rossa”: clicca qui. In preparazione una iniziativa di Legambiente ad Alessandria per il PFOA della Solvay.

La Miteni di Trissino deve essere fermata. Le Associazioni chiedono l’intervento del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, e di quelli alla Sanità, Giulia Grillo, e Giustizia, Alfonso Bonafede, affinché le indagini in corso in Veneto vengano portate a completamento entro il più breve tempo possibile, vengano individuati, puniti, rimossi definitivamente i responsabili, i collusi e coloro che nel tempo abbiano contribuito a ritardare interventi e indagini. Chiedono infine che venga dato l’avvio ai lavori di risanamento di tutto il territorio, e di disinquinamento di tutti gli acquedotti. Clicca qui

Interrogazione a Bruxelles contro Pfoa GenX C6O4. Sostanze scaricate da Miteni in Veneto e da Solvay in Piemonte. Il testo se approvato in Commissione “Ambiente e Sanità pubblica”, dovrebbe approdare al voto finale del Parlamento Europeo tra lunedì 1 e giovedì 4 ottobre. Clicca qui.

Spiagge tropicali a Rosignano e marachelle della Solvay all’estero. Intervista a Maurizio Marchi sulle “spiagge bianche”, leggi: scarichi, da parte di due giornaliste della TV francese France 2. Nei prossimi giorni ci sarà l'Agenzie France Presse. Questo interesse francese per Rosignano è stato scatenato da un Twitt. Clicca qui la prima parte della ricerca di Marchi sulle… Marachelle della Solvay all’estero. Clicca quiun video con Lino Balza.

Arpa, se ci sei batti due tre colpi su Solvay. Analisi fantasma, latitanza di interventi, dichiarazioni assolutorieClicca qui i comunicati stampa.

Imbarazzanti comportamenti dell'Arpa di Alessandria. Nella sua replica (clicca qui) Alberto Maffiotti ha fatto una dichiarazione gravissima per un direttore dell’Arpa. Ha scritto: “ Per quanto riguarda la pubblicazione o meno di dati inerenti il processo [Solvay] mi dispiace ma dopo richiesta per la divulgazione il PM non ha acconsentito. Il sottoscritto non può divulgare atti che sono stati richiesti dalla magistratura ,atti che a quanto mi consta sono stati negati anche a Medicina Democratica dallo stesso magistrato”. Non è così. Il PM Ghio ha chiesto al tribunale di Appello di Torino di depositare agli atti le aggiornate analisi dell’Arpa dalle quali risulta il perdurare di una grave situazione ecosanitaria nella Fraschetta causata dalla Solvay. La Solvay, ovviamente, si è opposta a inserire nuova documentazione agli atti, minacciando una espansione del processo. Il tribunale ha deciso di non acquisire agli atti le nuove analisi dell’Arpa. Come Medicina democratica, abbiamo così chiesto al PM Ghio copia del documento Arpa. Il PM ci ha risposto di non poterlo ricevere dal tribunale di Torino, dunque di richiederlo direttamente all’Arpa. Così Barbara Tartaglione ha ripetutamente e inutilmente fatto. NON E’ AMMISSIBILE CHE L’ARPA (COI SOLDI PUBBLICI) FACCIA DELLE ANALISI E LE TENGA SEGRETE, QUANDO SOPRATTUTO ESSE CONTENGANO DATI ALLARMANTI PER LA POPOLAZIONE CHE HA TUTTO IL DIRITTO DI CONOSCERE. MAFFIOTTI HA IL DOVERE ISTITUZIONALE, PRIMA ANCORA CHE MORALE, DI RENDERE PUBBLICI QUEI DATI. ALTRIMENTI ANCHE NOI LO ACCUSIAMO DI OMERTA’”. Stesso discorso vale per il PFOA della Solvay, ma questo è un altro imbarazzante capitolo (imbarazzante per Maffiotti). A tacere della fuga di gas del 1° agosto Anche in questo caso, strana coincidenza, è sempre Solvay in ballo. Che l’azienda belga sia solo sotto la nostra lente di ingrandimento? A nostra domanda Maffiotti non risponde: il PFIB è un gas pesante, più pesante dell'aria, che non è uscito da un camino alto 40m ma dal basso, che per arrivare ad un chilometro di distanza fra le abitazioni doveva necessariamente essere in concentrazioni spaventose in altre zone più vicine al punto di emissione e che ARPA NON PUÒ NON CONOSCERE!!!! ARPA non può controllare durante le emergenze ma solo quando terminano, campiona SOLO gas diluiti. Lo denunci, Maffiotti, altro che tranquillizzare.

 Ricordando il Michelangiolo Bolognini. A sei anni dalla morte, una raccolta dei suoi scritti, a cura di Maurizio Marchi. Gli scritti di Michelangiolo sono unici per la sua verve polemica verso l'ambientalismo del capitale e per le sue analisi da specialista sulle volute distorsioni legislative. “Ci sono uomini che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili” (B. Brecht, Vita di Galileo). Bolognini era uno di questi. Infaticabile, competente, generoso, intransigente contro l’ambientalismo di facciata: è questa l’immagine che emerge dai numerosi attestati di stima e di dolore che hanno fatto seguito alla sua morte. Lo ricordano al loro fianco nelle lotte contro gli inceneritori e le discariche numerosi comitati di base, associazioni e gruppi impegnati nella difesa dell’ambiente e della salute, oltre ovviamente all’ISDE e a Medicina Democratica, le associazioni in cui militava. Clicca qui 1^ parte Clicca qui 2^ parte Clicca qui 3^ parte

A chi andrà questa volta il premio di città più accessibile? Dopo Ávila, Salisburgo, Berlino, Göteborg, Borås, Milano, Chester e Lione, chi si aggiudicherà la nona edizione dell’“Access City Award”, iniziativa lanciata nel 2010 dalla Commissione Europea, in partnership con il Forum Europeo sulla Disabilità, allo scopo di dare visibilità e di premiare quelle città che abbiano preso iniziative esemplari, per migliorare l’accessibilità nell’ambiente urbano alle persone con disabilità? L’invio delle candidature è ancora possibile fino al 16 settembre, mentre la premiazione si avrà il 4 dicembre a Bruxelles (continua...)

Assemblea notav terzo valico e sistema grandi opere. Il programma di tre giorni di festa e mobilitazione a Isoverde.

Il Comitato 3A contro l'impianto depurazione fanghi a Carentino. clicca qui il comunicato. Si  vuole far diventare i Comuni di Carentino, Oviglio, Bergamasco, Borgoratto e Frascaro, ridenti paesi dell' ospitale Monferrato, un polo di concentrazione di fanghi prodotti da oltre 500.000 abitanti di quattro regioni.

Queste mani siano patrimonio dell'umanità.  Clicca qui per firmare la petizione. Le mani sono il simbolo del lavoro nei campi. La mano di un contadino e di un bracciante-extracomunitario la riconosci subito: è imperfetta, piena di calli ed è indurita dalla fatica. Dietro quelle mani ci sono storie che hanno visto mondi vicini e lontani, storie di vita che hanno bisogno di dignità.

Ma gli ambientalisti sanno dire solo no? Giuseppe Teti, sindaco di Vignole Borbera (AL), chiede “Cosa sono tutti sti no no no parliamo di inquinamento o di chiudere delle aziende ?” Il sindaco si riferisce alla mailinglist dal titolo: “PER LA PREVENZIONE PRIMARIA I MOVIMENTI NO No solvay, No pfoa, No benetton, No tav, No ilva, No muos, No tap, No carbone, No nucleare, No dal molin, No glifosato, No amianto, No acqua privata, No razzismo, No guerra, No violenza…….”. Domanda retorica, altrimenti strana da parte di un sindaco coraggioso ed encomiabile, come ha dimostrato in alcune occasioni: clicca qui Giornale7 e clicca qui La Stampa. Tutti quei NO dei rispettivi Movimenti di lotta intendono affermare la PREVENZIONE PRIMARIA, cioè impedire a monte il realizzarsi di gravi attentati all’ambiente e alla salute, ciascuno dei quali era trattato sul Blog della Rete ambientalista. Il NO difficilmente si riferisce alla chiusura di un’azienda, semmai intende prevenire l’apertura di nuove fonti di rischio.

Ultim’ora. E’ stata indetta un’assemblea per scongiurare la scissione di Medicina democratica Movimento di lotta per la salute. Appena disponibile, pubblicheremo il documento conclusivo.   

Messaggio di pace e salute a 19.458 destinatari da Lino Balza RETE AMBIENTALISTA - Movimenti di Lotta per Ambiente Salute Pace Nonviolenza. Protezione dei dati GDPR:  gli indirizzi sono utilizzati esclusivamente per questa mailinglist (eventualmente rispondi: cancellami). 

[coordinamento-nazionale-legge-rifiuti-zero] Decisione 2018/1147 migliori tecniche disponibili per il trattamento dei rifiuti


Decisione 2018/1147 del 10 agosto 2018 la Commissione europea ha stabilito le conclusione sulle migliori tecniche disponibili per il trattamento dei rifiuti ai sensi della Direttiva 2010/75/UE 

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2018.208.01.0038.01.ITA

giovedì 9 agosto 2018

Comunicato sulla proposta di pirogassificatore di KME


Associazione "Vivere in Valdisieve"


Posted: 08 Aug 2018 07:26 AM PDT
KME, CON LA PROPOSTA DEL PIROGASSIFICATORE INFIAMMA LA VALLE E MIRA A STRACCIARE  L'ECONOMIA CIRCOLARE BASATA SUGLI SCARTI DI PULPER 

E' ORMAI UN MONOLOGO quello della direzione KME che ignorando il territorio, i sindaci e soprattutto le popolazioni continua a sottoporci a discorsi generici e a spot pubblicitari circa un "piano che non c'è". Infatti anche l'altra sera nel consiglio comunale aperto (all'intervento dell'azienda ma non dei cittadini che comunque erano presenti in massa) tenutosi a Barga al cinema Roma) solo slogan pubblicitari in bocca all'amministratore unico Pinassi che ha rimandato per l'ennesima volta ad un progetto vero e proprio "pronto a settembre".

Nel frattempo i numeri sono elastici circa i flussi di scarto di pulper che arriverebbero a Fornaci di Barga presso la fonderia; a volte si è affermato di 85.000 tonnellate anno adesso si è arrivati a 100.000. Ciò equivarrebbe a trattare OLTRE lo scarto di pulper del distretto cartario locale (del quale non ci sono dati ufficiali circa la produzione aggiornata di questo scarto che da nostre valutazioni tende a diminuire e che comunque non supererebbe le 90.000 tonnellate). Infatti la presenza nei maceri (come confermato da COMIECO) di impurità che danno vita allo scarto di pulper tende a diminuire in conseguenza di Raccolte differenziate sempre più pulite.

Nel recente rapporto 2018 COMIECO afferma che nei maceri da raccolta differenziata le "impurità" arrivano ben al di sotto del 2% per effetto della generalizzazione del porta a porta che produce materiali cartacei sempre più puliti mentre il tasso maggiore di impurità (circa il 4,9%) deriva dai contesti come quelli della prevalenza della Toscana dove prevale ancora la raccolta stradale. Ciò vuol dire, se i numeri non sono un'opinione, che KME SI CANDIDA A BRUCIARE NON SOLO IL "PULPER" LOCALE ma anche quello di importazione proveniente da altri contesti italiani. KME, al di là di affermazioni di facciata di fatto e per normativa DIVERREBBE UNO SMALTITORE DI RIFIUTI SPECIALI (visto che per esercire l'impianto dovrebbe divenire "smaltitore autorizzato" di rifiuti) spostando sensibilmente il "core businnes" dal rame al trattamento rifiuti operando quel passaggio che si chiama "dumping ambientale". Il rischio più che concreto è che l'intera Valle del Serchio (definita adesso la Valle del Buono e del Bello) venga trasformata in un polo di industria dello smaltimento. L'altro "effetto collaterale" di questa operazione sarebbe quello di SEPPELLIRE IL PROGETTO ECOPULPLAST che invece, essendo già in fase di realizzazione industriale per produrre pallet da "pulper" punta sul recupero di materia (plastiche da parte di Selene e fibre cellulosiche, acqua e sabbia da parte delle maggiori cartiere del comparto ondulato). Altro che ECONOMIA CIRCOLARE! Se il pirogassificatore dovesse essere realizzato esso vanificherebbe i risultati di ECOPULPLAST...esempio di economia circolare e CONDIVISA con il territorio.

Per questo Zero Waste italy e l'associazione Ambiente e Futuro chiedono che i cartari escano dal silenzio e affermino la loro posizione sia verso l'operazione KME e sia verso il futuro di Ecopulplast dove peraltro aziende lucchesi importanti come Selene stanno investendo. Deve esser chiaro che al netto delle loro preoccupazioni legittime sulla necessità di affrontare il problema del pulper i cartari stanno per lavorare nella prospettiva dell'economia circolare oppure per puntare su un ritorno indietro alle "esternalizzazioni ambientali" ghiottamente offerte dall'operazione KME. Anche il mondo politico ed istituzionale locale, regionale e nazionale deve uscire dal silenzio e dire se sceglie gli orizzonti della sostenibilità e della condivisione dei territori oppure se torna alle anacronistiche politiche industriali del IMPRESA-LAVORO CONTRO SALUTE ED AMBIENTE.

Preoccupante, infine, è che KME eviti accuratamente di far riferimento ad "esempi industriali" su cui basare la "credibilità" del Piro. Si continua a parlare vagamente di esempi norvegesi, scandinavi non ben definiti. Sta di fatto che ad oggi non esistono esempi industriali di ampia scala di pirogassificatori in grado di trattare rifiuti eterogenei. Se ne hanno da esibire lo facciano a meno che non facciano riferimento a "casi nostrani" perseguiti e morti a Pontedera e a Castelfranco di Sotto. 

Rossano Ercolini, presidente di Zero waste Italy 

FONTE: https://www.facebook.com/notes/zero-waste-italy/comunicato-sulla-proposta-di-pirogassificatore-di-kme/2223848677851082/

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lunedì 30 luglio 2018